ILGA-Europe, il report del 2024: I governi alimentano l’odio LGBT per promuovere leggi che limitano le libertà

"La normalizzazione della retorica anti-LGBTI non è solo una minaccia per una comunità, ma è ormai un attacco diretto e comprovato ai principi democratici che sostengono le nostre società".

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ILGA-Europe ha pubblicato i dati relativi alla 14a edizione della Revisione annuale della situazione dei diritti umani delle persone lesbiche, gay, bisessuali, trans e intersessuali in Europa e Asia centrale.

Un report che include eventi accaduti tra gennaio e dicembre 2024, fornendo un’istantanea di ciò che è avvenuto durante l’anno, a livello nazionale e internazionale, documentando i progressi e le tendenze riguardanti la situazione dei diritti umani delle persone LGBTI.

Che è sempre più allarmante. Cinque i punti salienti.

1. Aumento delle restrizioni

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In sette Paesi (Azerbaigian, Bielorussia, Bulgaria, Georgia, Kazakistan, Romania e Slovacchia) sono state promulgate o proposte leggi sulla cosiddetta “propaganda LGBT”, che criminalizzano la visibilità e limitano la discussione sulle questioni LGBTI. Parallelamente, in Bulgaria, Georgia, Ungheria e Montenegro sono state proposte o introdotte leggi sugli “agenti stranieri” che prendono di mira le ONG, costringendo le organizzazioni LGBTI a registrarsi come entità finanziate dall’estero per minare la loro legittimità, limitare i finanziamenti e soffocare l’attivismo per i diritti umani. Misure concepite come a protezione delle famiglie e dei valori tradizionali ma in realtà dedicate quasi esclusivamente alle ONG LGBTI. Nel 2024 in Bulgaria, Georgia, Ungheria, Kirghizistan e Montenegro le proposte di legge sugli agenti stranieri hanno rappresentato una minaccia diretta per la società civile.

2. L’istruzione utilizzata per discriminare

Ungheria Legge anti lgbt udienza Unione Europea Orban Meloni

Queste leggi sono sempre più legate al mondo dell’istruzione, limitando o impedendo del tutto l’inclusione delle tematiche LGBTI nei programmi scolastici e nelle iniziative di sensibilizzazione. Tentativi di introdurre una legge che escluda gli argomenti LGBTI dall’educazione sessuale sono stati registrati in Bulgaria, Ungheria, Paesi Bassi, Lussemburgo, Norvegia, Romania, Russia,  Slovacchia e Italia, con la famigerata risoluzione Sasso.

3. Conseguenze della normalizzazione del discorso d’odio

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I crimini d’odio hanno raggiunto livelli record, alimentati dalla normalizzazione dei discorsi d’odio da parte di leader politici e religiosi. Allo stesso tempo, la paura viene usata per giustificare le restrizioni all’assistenza sanitaria per le persone trans in paesi come Andorra, Georgia, Ungheria, Irlanda, Moldavia, Romania, Russia e Regno Unito.

In Austria, Francia, Italia, Irlanda e Polonia sono emersi tentativi di limitare l’assistenza sanitaria per i minori trans, mettendo ulteriormente a rischio la vita delle persone trans.

4. Rifiuti arbitrari di richieste di asilo

Ragazzo marocchino gay trovato morto in casa di accoglienza dopo respinta della domanda di asilo

Mentre i governi intensificano le loro misure repressive, le persone LGBTI sono costrette a fuggire dai propri Paesi ma l’Europa sta chiudendo loro le porte. Russia, Kirghizistan e Turchia stanno intensificando le persecuzioni, mentre il Turkmenistan sta incarcerando e torturando persone LGBTI. Tuttavia, molti Paesi europei, tra cui Austria, Belgio, Bulgaria, Irlanda e Regno Unito, stanno negando le richieste di asilo sulla base di valutazioni obsolete e arbitrarie, con alcuni funzionari che respingono i richiedenti perché non “sembrano abbastanza LGBTI”.

5. Tribunali che difendono i diritti umani LGBTI

Mentre i governi cercano sempre più spesso di usare le persone LGBTI come capri espiatori per promuovere leggi restrittive, i tribunali sia dell’UE che di tutta Europa stanno a loro volta difendendo i diritti umani delle persone LGBTI, con sentenze chiave sulle procedure per i richiedenti asilo LGBTI, sull’incitamento all’odio anti-LGBTI, sulla libertà di associazione ed espressione, sul riconoscimento legale del genere e sui diritti sessuali e riproduttivi.

Le dichiarazioni di ILGA, Rosario Coco e Alessandro Zan

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Secondo il direttore esecutivo di ILGA-Europe, Chaber: “Questo rapporto conferma ciò che molti di noi temevano: stiamo entrando in una nuova era in cui le persone LGBTI sono diventate il banco di prova per leggi che erodono la democrazia stessa. In tutta Europa e Asia centrale, i governi utilizzano la retorica anti-LGBTI per giustificare restrizioni alla libertà di parola, alla società civile e alle elezioni libere. Ciò che inizia come un attacco ai diritti LGBTI si trasforma rapidamente in un attacco più ampio ai diritti e alle libertà di tutti gli individui nella società. Non si tratta solo di una questione LGBTI; È una crisi per i diritti umani e per la democrazia nel suo complesso“.

La direttrice per l’advocacy di ILGA-Europe, Katrin Hugendubel, ha aggiunto: “Mentre i governi stanno sempre più usando come capri espiatori le persone LGBTI per promuovere leggi restrittive, i tribunali sia nell’UE che in tutta Europa stanno a loro volta sostenendo i diritti umani LGBTI, con sentenze chiave sulle procedure per i richiedenti asilo LGBTI, sull’incitamento all’odio anti-LGBTI, sulla libertà di associazione ed espressione, sul riconoscimento legale del genere e sui diritti sessuali e riproduttivi. Ma in questo momento critico, i nostri leader non possono semplicemente lasciare la tutela dei diritti umani ai tribunali. I politici, sia a livello europeo che nazionale, devono agire con decisione per contrastare i crescenti attacchi ai pilastri fondamentali della democrazia a cui stiamo assistendo. La normalizzazione della retorica anti-LGBTI non è solo una minaccia per una comunità, ma è ormai un attacco diretto e comprovato ai principi democratici che sostengono le nostre società”.

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In paesi come Italia, Belgio e Romania, partiti di destra hanno accusato la comunità LGBTQ+ di “minare i valori della famiglia e destabilizzare la società”, utilizzando discorsi discriminatori durante le campagne elettorali. Tutto questo viene puntualmente utilizzato anche per giustificare l’introduzione di leggi che limitano le libertà fondamentali. In Finlandia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia e Portogallo, le autorità locali hanno segnalato “un aumento significativo dei crimini motivati ​​dall’orientamento sessuale percepito, dall’identità di genere e/o dall’espressione di genere”, osserva ILGA-Europe.

“C’è una tendenza a strumentalizzare la cosiddetta protezione dei più giovani per diffondere paura e divisione”, ha affermato l’europarlamentare Alessandro Zan. “Le misure discriminatorie proposte in Ungheria e Slovacchia e la risoluzione positiva in Italia contro la cosiddetta ideologia di genere non fanno altro che diffondere odio e discriminazione in tutta Europa… Queste misure danneggiano i bambini, le famiglie e i lavoratori”.

Recentemente entrato nel Board di ILGA-Europe, Rosario Coco, presidente di Gaynet, è stato invitato a partecipare alla tavola rotonda organizzata con attivist3 dalla Romania e dalla Georgia, per introdurre la situazione italiana. Coco ha sottolineato come al momento nei media italiani sia molto difficile far emergere non solo il collegamento fra la situazione politica e le aggressioni, ma persino le motivazione imofobiche e transfobiche delle stesse. Ha ricordato quanto detto e fatto dal governo Meloni, tra la guerra alle famiglie arcobaleno e ai minori trans, l’approvazione del ddl Varchi che equipara i genitori omosessuali a criminali internazionali responsabili di genocidio e il negazionismo da parte della maggioranza, che non esprime neanche più solidarietà dinanzi alle violenze omotransfobiche, senza dimenticare la campagna per una legge contro la propaganda LGBTQIA+ nelle scuole molto simile a quella di Bulgaria e Ungheria presentata dai movimenti pro-life.

“In Italia stiamo cercando di avviare un nuovo percorso con la società civile e con tutte quelle organizzazioni e movimenti che finora non siamo riusciti a raggiungere, perché in alcuni casi sono stati invece influenzati dalla propaganda avversaria”, ha sottolineato Coco. “Va inoltre registrato il tentativo nel dibattito pubblico di isolare dal nostro movimento la lettera T, definendo estremiste le rivendicazioni delle persone trans. Su questo punto, va detto chiaramente che le realtà LGBTQIA+ italiane rifiutano con la massima fermezza qualunque tentativo di dividerci e che non esiste alcuna battaglia senza la lettera T. Attendiamo presto una nuova strategia LGBTQIA+ Europea e una risposta chiara dall’Unione alla situazione reazionaria globale”. “Speriamo che l’Europa possa lavorare in questo tempo nuovo e difficile per consolidare quello che è stato ottenuto. Siamo preoccupati per il ritiro dal Work Program 2025 della Commissione di una bozza di Direttiva contro le discriminazioni che era ferma dal 2008. Confidiamo seguano azioni alternative. Dall’Italia percepiamo la responsabilità come attivist3 di dover contribuire a invertire questa tendenza reazionaria. Auspichiamo che la nuova strategia europea sui temi LGBTQIA+ possa lavorare sul sostegno a programmi per l’inclusione nel mondo del lavoro e della scuola, su un regolamento europeo per genitorialità, su una condanna delle pratiche di conversione, che appare strategica in questo momento per rafforzare nelle fondamenta il diritto universale all’orientamento sessuale è all’identità di genere, sul riconoscimento dei crimini d’odio come crimini europei e su una regolamentazione dell’intelligenza artificiale che prevenga l’abuso di bias e stereotipi”, ha concluso il presidente di Gaynet.

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