Un uomo trans è detenuto in “condizioni inumane e degradanti” nella colonia penale femminile IK-9 a Novosibirsk, nella Siberia occidentale. A darne notizia Amnesty International, che ne ha chiesto l’immediato rilascio.
Nel 2023 Mark Kislitsyn, attivista LGBTQ+ di Mosca, è stato condannato a 12 anni di colonia penale dal tribunale di Mosca per aver inviato 865 rubli (pari a 10 dollari negli Stati Uniti) a un conto bancario ucraino, che a detta delle autorità russe raccoglieva “donazioni per le esigenze delle forze armate ucraine“. Prima di essere incarcerato per l’esigua donazione, Mark Kislitsyn era stato arrestato e multato nel 2022 per aver manifestato contro l’invasione russa dell’Ucraina e per aver pubblicato post critici nei confronti dell’invasione russa sui social media.
La denuncia di Amnesty a sostegno di Mark Kislitsyn
Secondo quanto riportato da Amnesty International Mark Kislitsyn sarebbe detenuto in condizioni terribili, regolarmente mandato in isolamento al gelo e costretto a indossare abiti femminili. All’uomo è stato negato l’accesso alle cure di affermazione di genere, in particolare alla terapia ormonale mascolinizzante.
Natalia Prilutskaya di Amnesty ha affermato: “Imprigionare Mark Kislitsyn in una colonia penale con l’accusa di “tradimento” per aver inviato 10 dollari a un conto in Ucraina sfida il buon senso. Il vero scopo di questa azione penale non è proteggere la sicurezza dello Stato, ma punire un impegnato attivista per i diritti umani per la sua posizione contro la guerra. La sua incessante persecuzione e i suoi maltrattamenti, tra cui la negazione delle cure mediche di cui ha bisogno in quanto uomo transgender e i prolungati periodi arbitrari in una cella di punizione, per lo più in isolamento, lo dimostrano. Chiediamo l’immediato rilascio di Mark Kislitsyn e la fine della persecuzione di tutti gli attivisti contro la guerra in Russia“.
In una lettera dalla prigione, Kislitsyn ha scritto: “Coloro che cercano di intimidirmi… possono farmi un po’ di male, ma non importa cosa facciano, non possono farmi rinunciare alle mie convinzioni, perdere il mio senso di appartenenza al mio Paese o persino rovinarmi l’umore“. Kislitsyn ha precisato di sognare una Russia che “sia una casa, non una prigione“.
Yan Dvorkin, a capo del gruppo di supporto russo per persone trans e non binarie Centre T, sostiene che Kislitsyn sarebbe stato minacciato sia dentro che fuori dal carcere: “Mark ha accolto persone che erano rimaste per strada e cge avevano bisogno di aiuto, dormendo lui stesso sul pavimento e vivendo così per settimane finché le persone non avessero trovato un lavoro. Oppure viaggiava per tutta Mosca per portare cibo o pulire l’appartamento di qualcuno che era gravemente depresso. Si è impegnato nella raccolta fondi per le persone che hanno bisogno di aiuto; ha sempre cercato di supportare gli altri“.
Ora è lui ad avere bisogno di aiuto, per proteggersi dal regime russo di Vladimir Putin.
The Russian Supreme Court has ruled to uphold the 12-year prison sentence of Russian transgender anti-war activist Mark Kislitsyn.
His crime? Sending $10 to an account in Ukraine.
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— Amnesty International (@amnesty) March 12, 2025
