Sandbag Dam, l’amore proibito di due ragazzi nell’omofoba Croazia di oggi

20 anni dopo l'ultima volta un film a tematica gay è stato prodotto in Croazia.

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Sandbag Dam, l'amore proibito di due ragazzi nell'omofoba Croazia di oggi - Sandbag Dam cover - Gay.it
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Il primo film croato a tematica gay degli ultimi 20 anni. Sandbag Dam è di fatto un unicum nella recente produzione cinematografica del Paese, con la regista Čejen Černić Čanak che ha lavorato 6 anni per riuscire nell’impresa. Nel fare i casting diversi attori sono scappati una volta scoperta la trama della pellicola, così come uno dei due giovani protagonisti inizialmente selezionato ha abbandonato la produzione perché i genitori non volevano interpretasse un ragazzo gay. Presentato in Concorso al Lovers Film Festival di Torino, dopo essersi fatto vedere anche alla Berlinale, Sandbag Dam è stato accolto da calorosi applausi.

Sandbag Dam, la trama

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Marko, interpretato da Lav Novosel, è un atleta che sogna di vincere i campionati mondiali di braccio di ferro, con il padre che vuole farlo diventare un meccanico una volta finita la scuola. La vita di Marko appare inizialmente serena, felice. Ha una ragazza, un fratello minore che adora, degli amici che lo stimano. Ma due eventi sconvolgono quella vita solo apparentemente stabile: il villaggio dove vive è minacciato da un’inondazione, mentre il suo primo e indimenticato amore proibito, Slaven (Andrija Zunac), è tornato in Paese per la morte del padre dopo tre anni d’assenza passati a Berlino. Marko fatica a gestire la pressione e più si avvicina la piena del fiume più cresce in lui il tumulto emotivo. Mentre gli abitanti del villaggio lavorano instancabilmente per costruire argini protettivi intorno alle case, Marko costruisce un argine tutto suo, progettato per tenere a bada le emozioni. Ma come l’acqua, i sentimenti riescono a superare tutti gli ostacoli.

L’omofoba Croazia del 2025

Questa la sinossi ufficiale di un film che Čejen Černić Čanak ha girato con camera a mano e primissimi primi piani, a voler stare addosso ai suoi giovani protagonisti, scandagliarne le emozioni, i pensieri, le paure. La regista li segue come un’ombra, non li abbandona mai, mostrandone i sentimenti attraverso gli occhi, i sorrisi, i timori. L’idea del fiume in piena che è pronto a travolgere tutto e tutti si sposa perfettamente con quanto vissuto dai due esordienti attori, che mai hanno dimenticato quel primo amore impossibile, la scoperta da parte dei relativi genitori, le sfuriate omofobe, la cacciata di casa del povero Slaven, le botte e gli insulti della mamma di Marko, le minacce della sua fidanzata una volta scoperto l’arcano, gli sfottò degli amici, la vicinanza del fratello minore con sindrome di Down. Čanak pennella dolcezza attorno ai due giovani, che provano a combattere contro quell’attrazione irrefrenabile, inevitabile, senza riuscirci, tra mani intrecciate e gemiti di passione che esplodono all’improvviso dopo tre anni di repressione.

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E seppur tutto sembra nero, nerissimo per entrambi, con uno dei due pronto a tornare infelice a Berlino e l’altro prigioniero in una Croazia sempre più drammaticamente omofoba, il finale si concede flebili speranze, raggi di sole paterno in una famiglia che sembrava definitivamente ostile nei confronti di un figlio che ha “osato” essere omosessuale. “Quando ho iniziato a girarlo mi sono chiesta, davvero abbiamo ancora bisogno di film di questo tipo che sono ampiamente prodotti in Europa?”, ha confessato la regista Čejen Černić Čanak, poi andata incontro a non pochi problemi produttivi e distributivi che hanno confermato la necessità di un simile progetto. Basti pensare che il film, uscito un mese fa in Croazia, fatica a generare incassi e a riempire le sale solo e soltanto per il tema trattato, perché non si riesce a digerire una pellicola che parli di omosessualità. Nell’Unione Europea del 2025.

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