Lino Guanciale e la forza queer di Ho paura torero: “Mi si sono aperti gli occhi, mai stato omofobo”

"Mi si sono aperti gli occhi in modo radicale e decisivo su questa parte di realtà": Lino Guanciale porta in scena la forza e la vulnerabilità della Fata dell’Angolo in Ho paura torero.

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Ho Paura Torero
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Prodotto e ospitato prima dal Piccolo di Milano e quest’anno dal Teatro Argentina di Roma, lo spettacolo Ho paura torero, adattamento teatrale del libro omonimo di Pedro Lemebel, vede Lino Guanciale calarsi nel ruolo della Fata dell’Angolo. L’attore, smessi i panni della donna trans, ha ripercorso in un’intensa intervista rilasciata a Leggo.it il ruolo che è stato chiamato a interpretare e ha spiegato in che modo è cambiata la sua visione della realtà transgender (facendo anche una sorta di “mea culpa”).

Lino Guanciale in Ho paura torero
Lino Guanciale in Ho paura torero

Lino Guanciale in Ho paura torero: “Mi si sono aperti gli occhi”

Lino Guanciale non ha avuto alcun timore nel calarsi nei panni di una donna trans. Anzi, sarebbe stato proprio lui a proporre il progetto al direttore artistico del Piccolo Teatro di Milano, Claudio Longhi, che ha poi deciso di firmarne la regia. Una preparazione lunga e complessa, caratterizzata da un lavoro di un anno e mezzo, prima dell’esordio delle prove.

Un lavoro, che ha messo ampiamente alla prova Guanciale, con il rischio – forse non del tutto scongiurato – di portare in scena unə personaggə eccessivamente macchiettisticə: “Da interprete, la cosa che mi ha richiesto più tempo è stata quella di chiarire a me stessə che approccio usare davanti a questa meravigliosa donna trans, partendo dal presupposto di evitare qualsiasi elemento che potesse apparire caricaturale per abbracciare un approccio più rispettoso, che poi si è tradotto anche nell’essere più funzionale ed efficace, ovvero mettersi di fronte al personaggio della Fata dell’Angolo come di fronte a una donna biologica, rendendo giustizia al profilo identitario di chi vive una condizione di distonia rispetto al proprio genere di nascita”.

Non a caso Lino Guanciale precisa come abbia dovuto tenere in considerazione l’ambientazione e i tempi della storia, quelli dell’America Latina negli Anni Ottanta: “lei stessa si autodefinisce ‘travestito’ e usa talora pronomi maschili e altre volte femminili, in una realtà poco rispettosa della sua identità”, spiega.

La preparazione che lo ha portato a calarsi nei panni della Fata dell’Angolo, ha accresciuto in Guanciale la necessità di confrontarsi e chiedere consigli a qualche persona transgender, “ma non tanto per esplorare come ci si muove, come si parla, come si gesticola”, dice, quanto piuttosto “per raccogliere le storie dei loro percorsi”. Ancor prima dello spettacolo, per Lino questo è stato un passaggio fondamentale, dal momento che si considera “pubblicamente esposto sul tema delle politiche relative all’identità di genere e al loro rispetto”.

Per tale ragione Ho paura torero ha significato per l’attore abruzzese di origine romana una sorta di linea di demarcazione tra un ‘prima’ e un ‘dopo’. “Mi si sono aperti gli occhi in modo radicale e decisivo su questa parte di realtà che prima certamente difendevo, magari in modo paternalista o per senso di civiltà, ma senza conoscerla a fondo. Oggi, ho un approccio più cosciente e sensibile”, ammette.

 

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“Mai stato omofobo”: la posizione netta dell’attore

Un giovane Lino Guanciale, vissuto ad Avezzano, si è trovato a confrontarsi spesso con una realtà distante dai suoi ideali. “Per fortuna, non sono mai stato omofobo né lo è mai stata la mia famiglia”, dice. Eppure, non può negare di essere cresciuto in una cultura ‘machista’ e paternalista. “Quello era il mondo che ci stava attorno”, commenta con amarezza, pur essendo riuscito a non farsi intaccare. “La mia formazione sentimentale in rapporto all’universo della varietà degli orientamenti sessuali, è stata di grande laicità e improntata al rispetto, al netto dei modi di pensare prevalenti nella mia generazione”.

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Lino Guanciale

Il Lino Guanciale di oggi, invece, ha certamente conquistato una maggiore consapevolezza, e in una sorta di assoluzione personale, ammette di essere rimasto spesso in silenzio, in passato, di fronte a comportamenti e parole rispetto alle quali adesso reagirebbe in maniera ben differente: “Ora mi accorgo di quanta strada io abbia fatto rispetto ad allora: oggi, davanti a certi atteggiamenti e discorsi talora anche pesantemente omofobici di cui ero spettatore, reagirei molto diversamente, non resterei più in silenzio.

In questo suo percorso di crescita – ma anche di educazione sentimentale e politica (e viceversa) – un ruolo importante è stato giocato dalla moglie, la donna che ha contribuito a fargli conoscere il libro di Pedro Lemebel, da cui è stato poi tratto lo spettacolo: “Dopo la ‘prima’ a teatro ha esclamato ‘amore, sei bellissima!’ e l’ha detto con l’aggettivo superlativo al femminile…”, ha rivelato.

Nel corso dell’intervista, Lino Guanciale ha anche voluto porre l’accento su una delle sue più grandi – e condivisibili – paure. “Ho paura che un domani miə figliə possa rimproverarmi di non aver fatto abbastanza per consegnargli fra le mani un mondo che abbia un senso; paura molto fondata per come sta andando oggi il mondo”.

Di cosa parla Ho paura, torero di Pedro Lemebel

Ho paura, torero (Tengo miedo, torero) è il primo (e unico) romanzo scritto dal giornalista e attivista cileno Pedro Lemebel, figura tra le più intense e originali della letteratura queer latinoamericana. Pubblicato nel 2001, questo libro è molto più di una semplice storia d’amore: è una potente denuncia politica, nonché un inno alla diversità e un ritratto struggente della solitudine, ambientato nel cuore di un Cile oppresso dalla dittatura militare.

Ho paura, Torero: il libro di Pedro Lemebel
Ho paura, Torero: il libro di Pedro Lemebel

L’opera si svolge nel Cile del 1986, periodo carico di tensione, segnato dalla violenza del regime e dai tentativi della resistenza armata di porre fine alla dittatura. Al centro della narrazione troviamo unə protagonistə senza nome, conosciuta nel libro come la Fata dell’Angolo, unə travestitə (come si autodefinisce lei) solitariə ai margini della società, che si guadagna da vivere con piccoli lavori di cucito e inseguendo fantasie romantiche. La sua vita cambia quando incontra Carlos, giovane militante comunista coinvolto nell’organizzazione di un attentato contro il dittatore Pinochet. Carlos si serve della casa della Fata come rifugio sicuro per nascondere libri e verità pericolose. Perdutamente innamoratə, la Fata accetta tutto, pur sapendo che il suo sentimento non sarà mai ricambiato nel modo che sogna.

Il romanzo intreccia magistralmente il piano personale – fatto di desideri, illusioni, paura e dignità – con quello politico, dimostrando che anche i corpi queer, spesso relegatə ai margini, sono parte attiva e pulsante della storia.

Pedro Lemebel è stato un autore apertamente omosessuale, performer e militante, noto per il suo stile provocatorio e al tempo stesso poetico. Attraverso cronache urbane, racconti e poesie, ha narrato le periferie dell’esistenza e ha dato visibilità alle persone LGBTQIA+ in un Paese dominato dalla repressione e dal machismo, specialmente durante la dittatura di Pinochet.

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