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I diagrammi come anatomia del potere: la feroce bellezza della sintesi nella mostra di AMO/OMA

Contenere il mondo in una sintesi è un'ossessione che da sempre accompagna la mania di controllo e la volontà di potenza. Fino al 24 novembre alla Fondazione Prada a Venezia.

DIAGRAMS_AMO_OMA Fondazione Prada
"DIAGRAMS" di AMO/OMA alla Fondazione Prada a Venezia fino al 24 novembre 2025. Nella foto Ca’ Corner della Regina (sede della fondazione), sullo sfondo la mappa dei flussi migratori di Rekacewicz che mostra la "santuarizzazione del mondo"(2020).
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“DIAGRAMS”, la mostra ideata da AMO/OMA per la Fondazione Prada a Venezia (dal 10 maggio al 24 novembre 2025), è un atlante di una bellezza subdola, necessaria, che attiene alla nostra stessa sopravvivenza: linee, curve, frecce, flussi, mappe, grafiche, liste. È una bellezza che non consola, non accarezza, non seduce. Un incanto severo, che incide, che ordina, che impone. Eppure cattura. Un’estetica asciutta e inesorabile, che si eleva a linguaggio dominante in un’epoca vessata dalla necessità urgente, e impossibile, di contenere il mondo in una sintesi.

È un’iconoclastia silenziosa: non abbatte le immagini sacre, ma mostra che il sacro oggi passa anche (solo?) da una curva, da una linea, da un flusso di dati. E quindi, implicitamente, ci chiede di rivedere cosa consideriamo autorevole, emozionante, vero. Per conoscere questa grammatica senza parole, ma potentissima. E, proprio per questo, pervasiva, invisibile e impossibile da evitare.

"DIAGRAMS" di AMO/OMA alla Fondazione Prada a Venezia
“DIAGRAMS” di AMO/OMA alla Fondazione Prada a Venezia. Il gelo dei dati, che sommano informazioni apparentemente inaccostabili per restituirci l’inconcepibile, che è soltanto realtà: una mappa mostra i flussi migratori di turisti, migranti e rifugiati (matita colorata, assemblata con PhotoShop, 2019).

Entrare a Ca’ Corner della Regina in questi giorni di apertura della Biennale Architettura è come accedere a un cervellotico bulbo globale, paradosso a tratti casuale, ma anche ferocemente preciso, della nostra costernata inadeguatezza. Oltre 300 oggetti, dal XII secolo all’intelligenza artificiale, tracciano la storia visiva del disperato tentativo imano di comprendere il mondo e controllare lo scibile. Mappe della migrazione, anatomie del corpo umano, curve economiche, strategie di guerra, cosmologie religiose, apocalissi discriminatorie. Ogni vetrina è una finestra su come l’umanità ha cercato di governare il caos. Una sequela di patetici tentativi di governare azione e reazione, slegati da ambizioni di completezza, e scelti da AMO/OMA con una logica agnostica, non normativa, che sorprende nella sua potenza rivelatrice. È un sussulto oltre qualsiasi binarismo cognitivo.

"DIAGRAMS" di AMO/OMA alla Fondazione Prada a Venezia
In “DIAGRAMS” di AMO/OMA, alla Fondazione Prada a Venezia, una delle aree tematiche è quella della Salute: mappature del corpo umano del 1500, anatomia umana dell’antica Cina, sistemi sanguigni e muscolari tracciati da computer ma anche da disegnatori di secoli fa. Non mancano i grafici sul periodo pandemico da Covid nel 2020.

Il diagramma, ci ricorda Rem Koolhaas (fondatore di AMO/OMA), esiste da sempre. Antico quanto il mito, ma più flessibile. Neolitico e postumano allo stesso tempo. È il mezzo che ci sopravvive perché non ha bisogno di lingua, al riparo da reazionarie forze anti-schwa o da ossessive accelerazioni delle presunte auto-determinazioni. È sintesi e seduzione. È verità e inganno. Può mostrare la segregazione razziale con la precisione di William Du Bois, o distorcere il volto della criminalità con la pseudoscienza lombrosiana. È neutro solo in apparenza: ogni scelta grafica è una decisione politica. Spesso sbagliata, a volte catastrofica.

Nella mostra, nove temi: Ambiente costruito, Salute, Disuguaglianza, Migrazione, Ambiente naturale, Risorse, Guerra, Verità e Valore. Pilastri che mettono in scena una narrazione multipla e trasversale. La sezione dedicata alla Migrazione, per esempio, mette in dialogo cartografie poetiche come quelle di Philippe Rekacewicz con le logiche astratte del controllo (la sua cartina sulla santuarizzazione dell’Occidente capitalista è un pugno in faccia). Le mappe – come quella dei flussi migratori del 1858, o quella delle principali destinazioni degli studenti fuori sede cinesi e statunitensi nel 2008 – diventano qui strumento di resistenza: contro la retorica della minaccia, contro l’oblio delle origini. Una contro-geografia che sposta l’asse del potere e mette a nudo l’imperialismo del controllo normativo.

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"DIAGRAMS" di AMO/OMA alla Fondazione Prada a Venezia
“DIAGRAMS” di AMO/OMA alla Fondazione Prada a Venezia – In questa teca vengono accostati grafici che mostrano le barriere contro gli tsunami in Giappone alle barriere issate dagli USA nel 2020 contro i migranti messicani.

Sul tema dell’Ambiente naturale, la Carta del Vesuvio che illustra la direzione delle colate laviche nelle eruzioni avvenute tra il 1631 e il 1831, è affiancata ai flussi di movimento dell’uragano Milton in Florida nel 2024 e poco più in là un grafico mostra la modellazione della densità delle microplastiche presenti nella grande isola di spazzatura dell’Oceano Pacifico nel 2018: un volo d’uccello sulle mappature apocalittiche che descrivono il grido di dolore – e di inesorabile potenza – del pianeta. Poi, sul tema dell’Ambiente costruito, ecco messi in fila, uno accanto all’altro, i grafici che divulgano le informazioni essenziali sulle barriere giapponesi issate contro gli tsunami, e i dati esplicati in grafica sui muri alzati dagli USA contro i migranti proveniente dal Messico, in un raggelante parallelismo della paura come agente di difesa e separazione.

Nel comparto tematico dedicato alle Risorse, ecco una diagrammazione sulla produzione mondiale di petrolio nel 1938 (con gli USA che la facevano da padroni e imponevano così un certo modello energetico), subito incalzata da una del 2010 sui vantaggi dell’energia solare nel Nord Africa dalla sua introduzione nella rete energetica europea.

"DIAGRAMS" di AMO/OMA alla Fondazione Prada a Venezia
Una video-inchiesta documenta l’uso di bombe a grappolo da parte della Russia di Putin a Kramatorsk, in Ucraina, nel 2023

Sul tema della Guerra la cartografia che mostra il percorso di Annibale dall’Iberia all’Italia passando per la Gallia e le Alpi nel III sec. a.C. viene comparata alla carta figurativa che mostra le perdite delle truppe francesi durante la campagna di Russia del 1812-13 voluta da Napoleone.

Ma il cuore di “DIAGRAMS” non è solo documentario. È architettonico. Da sempre OMA lavora con i diagrammi come strumenti di progettazione: non tanto per rappresentare lo spazio, ma per pensarlo. Costruire significa infatti organizzare forze, flussi, corpi. Il diagramma diventa allora una forma di coreografia sociale. Spesso funzionale. A volte tossica. Sempre ideologica.

"DIAGRAMS" di AMO/OMA alla Fondazione Prada a Venezia
“DIAGRAMS” di AMO/OMA alla Fondazione Prada a Venezia. Sul tema della Discriminazione, due grafici indicano la situazione coniugale degli afroamericani in base a fascia di età nell’ambito di uno studio sulle condizioni dei discendenti degli ex schiavi africani del 1900 (a sinistra), e i progressi economici e sociali degli afroamericani dall’emancipazione politica sempre intorno all’anno 1900.

Oggi, nell’era dei Big Data e dei dashboard, il diagramma è ovunque. Semplifica, guida, governa. I corpi, le scelte, i desideri. Rende leggibile l’illeggibile. Ma può anche anestetizzare. Normalizzare. La sua estetica – pulita, astratta, algoritmica – è diventata il linguaggio della burocrazia digitale. Un linguaggio che va smascherato. Perché dietro ogni curva c’è una storia. Dietro ogni mappa, una visione del mondo.

“DIAGRAMS” di AMO/OMA è un atto di consapevolezza. Un invito a vedere ciò che regola il nostro vedere. A politicizzare lo sguardo. A comprendere che la forma della conoscenza è già una forma di potere. E che persino l’amore, il sesso, le nostre identità e intimità queer, entrano – volenti o nolenti – dentro le griglie invisibili dei dati. I diagrammi, le infografiche, le sintesi seduttive che cavalcano le accelerazioni della disattenzione, non sono soltanto strumenti per capire il mondo. Ma un nuovo modo per disegnarlo. E per decidere chi ci può stare dentro.

© Riproduzione riservata.

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