Dal 13 giugno è disponibile “Pessima idea”, il nuovo singolo di Svegliaginevra, cantautrice sensibile e raffinata della scena indie-pop italiana. Distribuito da Columbia Records / Sony Music Italy per Nigiri, il brano è accompagnato da un videoclip evocativo, in equilibrio tra malinconia e luce estiva.
Un pezzo sospeso come una casa in riva al mare che forse non arriverà mai, “Pessima idea” è un inno dolceamaro alla lentezza, alla fragilità, agli errori che ci rendono umani. Svegliaginevra lo racconta con la consapevolezza di chi ha imparato che, “da qualche pessima idea può sempre nascere qualcosa di buono”.
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Svegliaginevra torna con “Pessima idea”, l’intervista a Gay.it
Noi di Gay.it l’abbiamo intervistata per farci raccontare tutto: dal palco di San Siro con i Pinguini Tattici Nucleari, ai suoi vuoti da cui far nascere nuove visioni.
Buona lettura!
“Pessima idea” è un brano che parla di errori, di amori sbagliati ma anche di consapevolezze che arrivano dopo. Quale è la più grande “pessima idea” che in realtà ti ha salvata?
“Partiamo dal presupposto che la “Pessima idea” della canzone è un po’ un monito per ricordarci che in questo mondo circondato dai social dove tutti in qualche modo dobbiamo essere perfetti, che le pessime idee, anche gli errori, in qualche modo servono poi, per crescere, migliorare. Essere “sbagliati” o sentirsi “fuori luogo” è normale, va bene e fa parte della vita. Ben vengano le pessime idee se poi da quelle nascono cose bellissime.
Scegliere questo mestiere non è stata una pessima idea, ma è stata sicuramente un’idea audace perché è un continuo mettersi in discussione e andare sapendo di non sapere dove arrivi (e se arrivi). E’ chiaramente tra le scelte più coraggiose che io abbia mai fatto nella vita.
Però se penso ad una delle idee più geniali che ho avuto è quella di trasferirmi in Australia almeno cinque anni fa. Io avevo una band in inglese e avevo bisogno di fare delle esperienze per vedere cosa c’è dall’altra parte e come si vive fuori dal’Italia. Questa cosa la rifarei anche se è stata dura”.
Hai detto che Svegliaginevra è il tuo risveglio personale, che arriva quando tutto sembra crollare. Qual è stato l’ultimo momento in cui ti sei detta “devo svegliarmi”?
“Non succede abbastanza spesso però io lavoro sempre all’ultimo… sempre! Performo sotto stress, anche se dopo il terzo disco che ha richiesto tanta energia e impegno da parte mia, ho avuto bisogno di una pausa dalla scrittura e dal mondo social. Avevo bisogno di staccare. Dopo un po’ mi sono detta: “Adesso ti devi svegliare”. Anche se io sponsorizzo tanto le pause ed i momenti di riflessione. Secondo me sono straordinariamente importanti perché poi ti servono anche per riprendere energia o anche per capire solo dove stai andando o per capire se stai bene in quello che stai facendo.
Il cambiamento e l’evoluzione devono far parte della vita di ognuno di noi secondo me. Avere il coraggio di fermarsi è importantissimo. Vent’anni fa i dischi si scrivevano in tre/quattro anni mentre adesso se ne tiri fuori uno all’anno sembra quasi poco”.
Hai aperto i concerti dei Pinguini Tattici Nucleari a San Siro: ci racconti come è andata?
“Io ancora non mi riprendo! Chi fa il mio lavoro San Siro è una cosa che desideri da quando cominci e non penseresti mai di potercela fare perché sai che è molto raro che possa succedere. Quando i Pinguini mi hanno detto questa cosa non riuscivo a crederci e sono salita sul palco che ancora non ci credevo ed ho cercato di far finta che fossi dall’altra parte per affrontare un pubblico così gigante e un posto così magico.
San Siro ha una magia incredibile, anche da spettatrice. E’ tutto così raccolto… 60mila persone, ma le vedi tutte! San Siro è magico, ancora non mi riprendo, è stato surreale. E’ stata una occasione veramente importante per capire che effettivamente è molto difficile che succeda. E’ raro che gli artisti riescano a fare San Siro oppure i tour negli stadi, per questo ho dato maggiore valore a quello che stanno facendo i Pinguini e questo avvalora il lavoro che loro fanno ogni giorno”.
Giugno è il mese del Pride, ma in Italia spesso sembra ancora “una pessima idea” vivere apertamente chi si è: come vedi l’attuale situazione queer in Italia e nel mondo in generale? Parteciperai/suonerai a qualche Pride?
“Non suonerò a nessun Pride perché mi sono mossa tardi ed ho ripreso scrivere e suonare un po’ in ritardo rispetto a quelle che potevano essere le date del Pride, ma sicuramente ci andrò. Se non a Milano in qualche città vicina.
Io sono nata negli anni ’90 e quando avevo vent’anni la situazione era molto più grave. Adesso è un po’ più normalizzato. Le nuove generazioni si fanno meno problemi di 10/15 anni fa. Il lato positivo dei social e della TV è che aiutano a normalizzare e far capire che è “ok” per quanto siamo ancora mega sottovalutati e scartati dalle leggi e c’è ancora tanta, tantissima strada da fare.
Sono sicura che a piccoli passi riusciremo ad ottenere un avvicinamento alla normalità. Chiaramente partiamo da un paese, l’Italia che, senza offendere nessuno, è abbastanza arcaico. Anche a livello politico perché la politica rispecchia quello che è la società. Io però confido molto nelle nuove generazioni, li vedo abbastanza motivati nel difendere i diritti umani. Secondo me arriveremo abbastanza vicini a quello che sarà il dichiararsi normalmente e vivere la vita come le altre persone che sembrano privilegiate, ma la legge non identifica quelli che sono i diritti di tutti.
Parlare è importante. Aprirsi, spiegare e informare è uno dei primi passi per avvicinarsi all’obiettivo. Bisogna essere positivi e non avere paura. Poi, chiaramente, senti tante storie, ogni giorno, di ragazzi che vengono picchiati, abusati, molestati e mi viene veramente da piangere ogni volta che ne sento una. Ma voglio vedere un barlume di speranza con l’arrivo di un punto di vista libero.
Io, nel mio piccolo, con i miei pezzi provo a farlo. Anche ai concerti, prima, durante, dopo, cerco chi farmi le chiacchiere e aprire un po’ la mente a chi è ancora un po’ vincolato.
Uno dei passi per arrivare alla normalizzazione è proprio l’informazione e la conoscenza. Chi viene dalla piccola realtà non sa, non lo riconosce perché non vede, non vive, non si ritrova”.
La tua musica parla di mancanze e spesso scegli la “lentezza” e racconti la “fragilità”. Come si impara a stare nei vuoti senza volerli riempire subito?
“Non lo so! (Ride, ndr). Sicuramente la consapevolezza è uno dei primi requisiti, ma ci arrivi affrontando il momento di vuoto e dolore. Il periodo in cui accetti che quel momento deve passare e devi vivertelo perché se non lo vivi te lo porti dietro e lo accumuli e diventa più grande. Arrivare alla consapevolezza è uno dei primi risultati da voler raggiungere.
Io ricordo una lezione all’università di un mio insegnante di composizione, che un giorno ha fatto una incredibile lezione di due ore solamente sul tema delle pause e su quanto siano importante nella vita e negli spartiti. Le note, senza pause, non avrebbero lo stesso valore che hanno con le pause. Se c’è un vuoto vuol dire che: o va colmato oppure va sostituito con qualcos’altro. Il vuoto arriva nel momento in cui sai che c’è qualcosa che devi cambiare.
Quindi più che soffermarsi sul perché è arrivato, secondo me bisogna capire come cercare di farlo sparire per far spazio a qualcos’altro che deve arrivare. Secondo me la soluzione è cambiare il punto di vista”.
Se ti dico Sanremo che mi dici?
“Ti dico che lo guardo da sempre! Ma non ho questa fame di farlo a tutti i costi. Per me Sanremo è un palco prestigioso e bisogna aver rispetto per quel palco lì, cosa che tanti artisti, soprattutto negli ultimi anni, hanno un po’ preso sottogamba e secondo me è importante rispettare la storia di quel palcoscenico e andarci con qualcosa da dire.
So che è una occasione difficile da avere e se ci devi andare devi essere preparata, con il pezzo giusto. Tanto le cose arrivano quando devono arrivare, io sono sicura che è così. Al momento sto facendo il mio percorso, faccio i miei dischi e adesso riparto con il tour e mi faccio un po’ il giro in Italia.
Sanremo è un sogno incredibile, però so che è un’occasione unica e quindi, piuttosto, vorrei farlo in maniera giusta. Magari dopo altri tre/quattro dischi o se mi viene fuori il pezzo giusto proverò a propormi.
Un po’ come i talent. A me piace molto il percorso fuori dalla TV. Mi piace tanto costruirmi un repertorio, farmi i miei dischi senza per forza il grande pubblico che poi in qualche modo ti plasma, ti trasforma. Se arriva l’occasione perché no? Però sono già molto contenta di quello che faccio. Se arriva bene, se non arriva non fa niente. Secondo me Sanremo deve essere un punto che fa parte del percorso e non un punto di arrivo, deve avere senso e deve essere in linea con quello che stai facendo”.
Le date del tour di Svegliaginevra
28.06 Como, Ostello Bello, Viale Fratelli Rosselli 9
01.07 Milano, Ostello Bello Grande, Via Lepetit 33
02.07 Genova, Ostello Bello, Via Balbi 38/A
03.07 Roma, Ostello Bello, Via Angelo Poliziano 75
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