Antonello Sannino, presidente di Antinoo Arcigay Napoli, è finito al centro delle polemiche dopo la sua partecipazione a una delegazione indipendente in Israele, dove avrebbe dovuto prendere parte al Pride di Tel Aviv, poi annullato in seguito all’escalation del conflitto con l’Iran. Rimasto bloccato nel Paese per diversi giorni a causa della situazione di guerra, Sannino è riuscito a fare ritorno a Napoli solo lo scorso venerdì 20 giugno. Con un suo articolo pubblicato sul sito ufficiale di Arcigay Napoli, Sannino ha ripercorso le fasi del suo complesso rientro e replicato alle accuse che, dall’Italia, gli sono state mosse, avanzando una serie di smentite. Ad intervenire anche Antinoo Arcigay Napoli, che rinnova la piena fiducia nei confronti del presidente.

In questo articolo
Sannino interviene dopo il rientro da Israele e replica alle accuse
Per diversi giorni Antonello Sannino e la delegazione con cui si trovava a Tel Aviv sono rimasti bloccati in Israele, in seguito all’attacco lanciato dal governo israeliano contro l’Iran. Il viaggio di rientro in Italia non è stato tra i più semplici, poiché, come raccontato dallo stesso presidente di Antinoo Arcigay Napoli, è avvenuto via terra, “nel deserto, attraverso l’Egitto e la Turchia”.
In contemporanea, come scrive Sannino sul sito dell’associazione, “in Italia, lo scontro si alimentava e si “sputava odio”, puntando un pericoloso faro sulla nostra condizione”. In merito alle accuse nei suoi confronti, Sannino ha voluto fare chiarezza anche sul motivo che lo ha visto in Israele: “Ero lì, su invito di un amico napoletano e non per rapporti diretti con il governo d’Israele, per incontrare attivisti e associazioni LGBTQIA+ israeliane e per ascoltare testimonianze dirette di ebrei, palestinesi e arabi sullo stato dei diritti civili in Israele”.
Ha ricordato come il Pride di Tel Aviv sarebbe stato poi annullato in conseguenza della guerra scatenata da Israele contro l’Iran. Ed a chi ha contestato l’organizzazione di un Pride a poche decine di chilometri da Gaza, dove si sta consumando il genocidio, l’attivista ha precisato: “Molti Pride, purtroppo, si svolgono in prossimità di scenari di guerra perché, senza cadere nel peggior cliché del Pride come festa e carnevalata, nella musica e nei colori del Pride c’è una risposta autentica e pacifica alla violenza e all’oppressione. Una risposta che evidentemente spaventa e che forse non è compresa fino in fondo nemmeno da chi organizza e partecipa ai Pride. Si trattava di un Pride coraggioso, dove in tanti erano pronti a manifestare dissenso nei confronti delle scelte politiche del governo israeliano in carica”.

Le accuse di Sannino di voler strumentalizzare la guerra per fini politici
Secondo Antonello Sannino, la segreteria nazionale di Arcigay, invece di avviare una riflessione sulla sempre più evidente difficoltà dell’associazione a incidere realmente sull’agenda politica nazionale – come testimoniato anche dall’episodio controverso dell’incontro con la ministra Roccella – avrebbe scelto di strumentalizzare le manifestazioni pro-Palestina. Un’operazione, questa, che a suo avviso ha avuto l’effetto di alimentare tensioni e divisioni all’interno di due tra i più importanti Pride italiani, “colpevoli” di riuscire ancora a mobilitare centinaia di migliaia di persone e, potenzialmente, influenzare le scelte politiche locali e nazionali. “La guerra e le divisioni nei Pride vengono così usate per “conquistare la piazza” e schiacciare la libertà di espressione e di pensiero di chi non si allinea a logiche di pensiero unico o non è funzionale agli schemi di potere”, ha commentato il presidente di Arcigay Napoli.
Parlando dei due importanti Pride, il riferimento è al recente Roma Pride 2025 e al Napoli Pride 2025, in programma per il prossimo 5 luglio, che ha visto innescare la protesta dell’Associazione Transessuale Napoli (ATN) e della Onlus i-Ken. Le due storiche realtà del territorio, hanno annunciato pubblicamente il boicottaggio della parata e l’uscita dalla piattaforma del Napoli Pride. “La guerra è così diventata uno strumento di offesa per attaccare il Roma Pride e il Napoli Pride”, aggiunge Sannino.
A giudizio di Antonello Sannino, una parte del mondo associativo – dagli “odiatori social” ai movimenti antagonisti, fino alla stessa Arcigay – pur provenendo da posizioni spesso in conflitto tra loro, avrebbe finito per convergere su un obiettivo comune: cercare di assumere il controllo dei Pride nelle grandi città, tentando di omologare il pensiero critico. Una dinamica che, a suo dire, avverrebbe senza alcuna reale volontà di promuovere un autentico processo di pace. “Le richieste di pace in Palestina e in Medio Oriente diventano così solo un mezzo per polarizzare il consenso o per costruire e difendere posizionamenti politici e partitici”, dice.
Le riflessioni da Tel Aviv
Durante quei giorni difficili trascorsi a Tel Aviv, Antonello Sannino ha scritto alcune riflessioni personali, maturate nei rifugi antiaerei. Pensieri che, per motivi di sicurezza, non aveva ancora condiviso pubblicamente e che ha scelto solo ora di rendere noti attraverso il sito di Arcigay Napoli. Nelle sue parole, la gran parte delle risposte alle tante domande finora rimaste vane.
Sannino ha spiegato di aver deciso di essere presente a Tel Aviv come cittadino libero, “senza etichette né rappresentanze”. Ha accettato l’invito di amici napoletani a far parte di una delegazione indipendente osservatori di ciò che accade in Israele, nonostante le minacce quotidiane che riceve anche in Italia. Una scelta motivata dal desiderio di difendere la propria libertà di pensiero e dalla convinzione che non possa esistere libertà senza partecipazione attiva.
“In Italia mi chiedono perché sia voluto venire in Israele, pur conoscendo i rischi. La risposta è che il valore più importante della mia vita è la libertà, e che non può esserci libertà senza partecipazione. Avevo il bisogno vitale di vedere e sentire con i miei occhi, qui, non da casa mia. Essere qui è, per me, in piena coerenza con la storia della mia storia e delle mie battaglie per la difesa dei diritti civili e umani delle persone LGBTQIA+ e in difesa del valore della legalità, contro ogni forma di criminalità”, ha raccontato.
In quei giorni drammatici, tra allarmi aerei e rifugi improvvisati, ha condiviso spazi e riflessioni con attiviste e attivisti queer provenienti da ogni parte del mondo: Europa, America, Asia, Oceania e America Latina. Ha incontrato sia attivisti LGBTQ+ israeliani critici verso il proprio governo, sia attivisti queer palestinesi e arabi che in Israele trovano un rifugio. Tutti accomunati da un intento chiaro: portare avanti lo spirito autentico del Pride, fondato su libertà, uguaglianza, sorellanza e pace.
Insulti, minacce e accuse politiche: Sannino risponde
Proprio per questa scelta autonoma e consapevole, in quelle stesse ore Sannino ha spiegato di aver iniziato a ricevere un’ondata di insulti e minacce sui social, anche da parte di persone che considerava vicine o compagne di lotta. Secondo Sannino, molti avrebbero usato la sua presenza a Tel Aviv per scatenare campagne di odio e divisione, strumentalizzando il dibattito a fini politici, in vista delle prossime elezioni regionali. Un’operazione che avrebbe portato persino a pressioni su realtà associative – come ATN – affinché prendessero le distanze dal Napoli Pride, fino a pochi giorni prima parte di un fronte unitario contro tutte le guerre.
Sannino denuncia un clima tossico, in cui la narrazione dominante sembra voler far passare l’idea che, chi sceglie di testimoniare in prima persona, “se la sia cercata”. “È la stessa, identica logica disgustosa con cui si giudica una donna vittima di violenza dalla lunghezza della sua gonna o, a quanto pare, un attivista rispetto alla latitudine di un Pride”, commenta ancora l’attivista.
Nonostante tutto, ribadisce con forza il valore del Pride, che ha organizzato in prima persona per oltre venti volte negli ultimi quindici anni. Anche quello di Tel Aviv, sebbene alla fine non si sia svolto, per lui resta un simbolo potente. “Rifarei esattamente tutto allo stesso modo, perché so che il faro che muove il mio attivismo è l’amore per ciò che è giusto”, aggiunge.
Dopo aver affrontato aggressioni omofobe, minacce e insulti, Antonello Sannino è certo che non sarà l’odio strumentale a fermarlo. E sogna, un giorno, di poter vivere un Pride favoloso in una Tel Aviv e – perché no – anche in una Gaza libere dalla guerra e dal terrorismo.
Visualizza questo post su Instagram
Antinoo Arcigay Napoli rinnova la fiducia al presidente
Antinoo Arcigay Napoli, realtà da sempre impegnata sul fronte dei diritti civili, ha ribadito in modo netto la propria posizione: contrarietà a tutte le guerre e condanna dello sterminio in corso ai danni della popolazione civile palestinese. Una presa di posizione chiara e coerente, orientata alla pace, ma priva di simboli, slogan e linguaggi che – secondo l’associazione – non fanno che acuire le divisioni e alimentare il conflitto.
Il direttivo di Antinoo Arcigay Napoli ha espresso in queste ore piena solidarietà e rinnovata fiducia al presidente Antonello Sannino, finito al centro di accese polemiche.
“Antinoo Arcigay Napoli denuncia la violenta campagna social, scatenata in questi giorni di preparazione del Pride contro l’Associazione, con richiesta di dimissioni del Presidente, Antonello Sannino.
Il Direttivo di Antinoo Arcigay Napoli vuole esprimere la massima solidarietà, vicinanza e fiducia al proprio Presidente. Vuole ricordare ai detrattori, spesso esperti nel trasformare contrasti di natura personale in questioni politiche, che il confronto democratico è gradito, ma sarà praticato nelle sedi istituzionali, non sui social, dove prevale lo “sloganismo” più becero e offensivo”.
Secondo il direttivo, gli attacchi rivolti all’associazione e al suo presidente appaiono del tutto strumentali e in malafede, privi di reale fondamento sia sul piano del merito che del metodo. L’unica spiegazione plausibile, osservano, sembra essere il tentativo di appropriarsi del patrimonio di credibilità, fiducia e riconoscimenti istituzionali conquistati negli anni da Antinoo Arcigay Napoli. Un lavoro costruito con impegno costante, che ha portato a risultati significativi come il successo del Napoli Pride – tra i più partecipati d’Europa – e alla realizzazione di numerosi Pride in altre città della Campania.
“Si rassegni quindi chi sta provando ad usare l’immane tragedia in Palestina, in tutto il Medio Oriente e altre gravissime vicende geopolitiche per conquistare pagelle di purismo a scapito dell’Associazione Antinoo Arcigay Napoli. I temi sono troppo seri per prestarsi ad un uso improprio”, scrive ancora il direttivo, sul proprio sito ufficiale.
© Riproduzione riservata.

Cosa ne pensi?