“Vergogna, fate schifo, come li avete fatti questi figli? Ve ne dovete andare dall’Italia“. Sono solo alcune delle parole d’odio urlate contro Egle Doria, attrice, attivista, membro del direttivo dell’associazione Famiglie Arcobaleno e del comitato Catania Pride. L’episodio è avvenuto nel primo pomeriggio di ieri, all’interno del Pride Village, nel cuore di via Crociferi, a Catania, allestito per celebrare il venticinquesimo anniversario del primo corteo dell’orgoglio LGBTQIA+ cittadino (parata domani 5 Luglio).
La violenza al laboratorio per bambinə
Egle si trovava nel cortile della sede CGIL in attesa dell’inizio del laboratorio “Letture bimbə”, organizzato da Genderlens APS insieme al Pride Village. È stato allora che un uomo, sconosciuto ai presenti, ha cominciato ad aggredirla verbalmente, fino a spingerla fisicamente. “Mettendole le mani addosso e insultandola”, raccontano testimoni. Il tutto sotto gli occhi di bambine e bambini, lì presenti per partecipare all’attività. L’aggressore è stato allontanato, il laboratorio è proseguito.
“Non pensavamo che quello che consideriamo un luogo sicuro, il nostro village, potesse essere teatro di violenza omofobica e misogina contro una di noi“, scrive il Catania Pride in un post condiviso anche da Genderlens Aps. “Egle sta bene, ma grande è stato il turbamento per quanto accaduto“.
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L’intera rete del Pride ha espresso piena solidarietà a Doria e a Famiglie Arcobaleno, sottolineando quanto episodi simili rivelino la persistente necessità di presidiare gli spazi pubblici con orgoglio e determinazione. “Le intimidazioni non ci fermeranno – ribadiscono le associazioni – e ci fanno comprendere quanto sia ancora necessario il Pride”.
“È stato molto brutto sentire quelle parole dal vivo. E come è già stato scritto nel comunicato, questo ci fa capire quanto sia necessario il pride” commenta sui social Dario Accolla, giornalista di Gaypost.
Egle Doria a Domani: “Non mi fermo davanti a nulla”
“È il tempo in cui viviamo, ma io non mi fermo davanti a nulla”, dice Egle Doria nell’intervista a Domani, raccontando con lucidità l’aggressione subita al Pride Village di Catania. Sua figlia Marina, 9 anni, ha assistito alla scena: “È consapevole. Sa chi è la sua famiglia, ma certe parole feriscono, restano”. Egle denuncia una cultura dell’odio che “parte dalla politica”, dal silenzio istituzionale e da leggi disattese. “Non ci fermeranno. Domani sarò in piazza. Chiedo solo: possiamo smettere di ferire i nostri figli?”.
Domani 5 luglio in piazza contro l’odio al Catania Pride
Nonostante l’aggressione, le attività del Pride Village proseguono e si moltiplicano. L’appuntamento è per sabato 5 luglio, giorno della parata ufficiale, quando le strade di Catania si riempiranno ancora una volta di corpi, voci e bandiere, al grido di “Polpo Mondo”, lo slogan scelto per questa edizione. Un grido che è anche una risposta: l’odio non passerà.
Il messaggio di Alessia Crocini di Famiglie Arcobaleno
“Inaccettabile aggressione verbale e fisica ai danni di una nostra socia e consigliera del direttivo nazionale di Famiglie Arcobaleno, Egle Doria, durante uno degli eventi del Catania Pride. Gesto ancor più vile, perché avvenuto di fronte a bambinɜ. L’aggressione dai toni violenti ed intimidatori, rispecchia il clima politico di questo periodo. Non ci lasceremo intimidire e continueremo a denunciare il clima di odio che stiamo vivendo. Siamo al fianco di Egle, con forza e determinazione. Non resteremo in silenzio. Continueremo a lottare per un mondo dove nessuna persona, nessuna famiglia, nessunə bambinə debba assistere o subire violenze solo per esistere”
I mandanti dell’odio
In Italia, oggi, essere una persona LGBTI visibile significa esporsi. Non solo agli insulti, ma a una pedagogia dell’odio che parte dall’alto: dalle parole scelte, dai provvedimenti voluti, dalle famiglie che si vogliono “naturali”. Giorgia Meloni e la sua maggioranza non agitano certo manganelli: ma seminano cultura del rigetto. Tolgono diritti, riconoscimenti, cittadinanza ai figli delle famiglie arcobaleno. E così legittimano lo sguardo obliquo, la battuta, la violenza. Chi aggredisce oggi una madre lesbica davanti a dei bambini non è un folle isolato: è figlio di un clima, di un’ideologia che ha sostituito la realtà con lo stigma. In un’Italia in cui la genitorialità LGBTI è un crimine universale, ogni affetto non conforme diventa bersaglio. Non c’è neutralità possibile: o si è complici o si è alleati. E se una mano spinge, è perché un potere ha indicato dove colpire.
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Questa gentaglia si sente legittimata a compiere questi atti odiosi dall'attuale governo omofobo stile Orban di destra, attualmente al governo.