Gay che fanno sesso sul display per turisti a Fano: cos’è successo? Indagano i Carabinieri

Non è una canzone di De Andrè. Il totem turistico diventa un cinema hard. Porno gay, audio compreso. Il Comune parla di atto vandalico: i carabinieri indagano.

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Video porno gay a Fano su un dispositivo del Comune sul lungomare della città: indagano i Carabinieri.
Video porno gay a Fano su un dispositivo del Comune sul lungomare della città: indagano i Carabinieri.
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La notte tra il 12 e il 13 agosto, a Fano, viale Simonetti, il totem interattivo nato per indicarti sagre e panchine instagrammabili ha cambiato vocazione: programmazione a luci rosse, porno gay in loop, con audio vivo, non troppo turistico (ma non si sa mai). Non è accaduto in un retro di videoteca, non sullo smartphone di qualche insonne e neanche sul display di qualche club ad alto tasso di goduria, no: la trionfale carnalità omosessuale è stata trasmessa sullo schermo pubblico dell’infopoint, dove la città mormora, finge di non guardare. E via di sorrisetti, stupore, indignazione, ma anche tanto divertimento. E però, cavoli: ora indagano i carabinieri!

Alle 5:20 una residente, stava passeggiando col cane, inciampa nella rassegna hard e chiama le forze dell’ordine. Ma i due video giravano da ore. Inutile chiedersi “come sia potuto accadere?”: perché mai il desiderio dovrebbe perdere l’occasione di entrare dove non è stato invitato?

“Atto vandalico informatico”: serrature forzate, sistema violato

E così, subito l’amministrazione comunale rilascia una nota severa: atto vandalico informatico ai danni del totem collegato all’app VisitFano. Prima l’oscuramento d’urgenza, poi la teleassistenza della ditta, quindi il ripristino della programmazione castissima (eventi, meteo, orari bus—il catechismo del decoro). Dettaglio non irrilevante: le serrature del box sarebbero state forzate. Le telecamere di zona avrebbero fissato il momento esatto della manomissione; le indagini dei carabinieri sono in corso, e il Comune promette misure di sicurezza rafforzate. Saranno stati i russi? O qualche terrorista omosessuale? Ah, caro Fabrizio De Andrè, come ti saresti divertito!

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La città, tra sdegno, goliardia e il solito, teatrale stupore all’italiana

Sui social rullano due tamburi: lo sdegno (“degrado!”, “pensa ai bambini!”, rigorosamente assenti all’alba, forse perché assopiti con cellulare tra le mani nei propri letti abbandonati) e la goliardia (“la riviera si allinea all’offerta internazionale”, “Fano capitale dell’accoglienza maschile”). Il resto è il sipario scostato sulla rispettabilità di provincia: di giorno brochure, di notte – quando il software sbadiglia – la trama vera, che da sempre scandisce il battito delle città: il sesso esiste, anche quando lo neghiamo con zelo liturgico. Ovvio, non sta bene proiettare film porno (etero gay o di qualsiasi gusto essi siano) sui monitor del comune sul lungomare dove alla gente piace godersi il gelato: giusto che le forze dell’ordine indaghino. Resta però nell’aria una certa imbarazzata ironia da farsa intorno a questo quadretto all’italiana di teatrale e cattolico stupore.

Tutto tornato nella norma, no ai video porno gay (e che cavolo!)

Aggiornamento: il dispositivo è stato ripristinato nel pomeriggio. Le indagini proseguono!
Nell’Italia dell’ordine (risate!), fine del melodramma: il totem è tornato a elencare eventi e sagre; i carabinieri presidiano, i tecnici blindano, il Comune rassicura. Resta una domanda elementare, più grande del singolo schermo: scandalizza di più chi proietta il sesso dove non deve, o la nostra ostinata, borghesissima sorpresa nel trovarlo ovunque tranne dove lo viviamo con onestà?

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