Elio Finocchio, è stato eletto il gay più bello d’Italia. Il 37enne romano, intervistato da Fanpage.it, racconta le sue emozioni a caldo e parla del nostro Paese: “In Italia non mi sento discriminato, ma neanche tutelato appieno. Non mi sento nemmeno al sicuro, perché c’è ancora troppa disinformazione. Siamo indietro per essere il 2025”, racconta.

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Elio Finocchio, il gay più bello d’Italia: “Mio padre mi propose di cambiare cognome”
Dipendente dell’Hard Rock Café di Roma, ha definito una “tranvata”, la prima settimana dopo l’incoronazione e, in merito al suo aspetto fisico, dichiara:
“Ci litigo quando mi sveglio la mattina, poi durante la giornata dico che è un corpo che mi è stato donato e devo rispettarlo”.
Elio è stato al centro della scena anche per via del suo cognome:
“È una cosa che ovviamente nasce con me, me la porto da quando sono veramente piccolo e questa cosa mi ha fatto crescere immediatamente. Se non avessi reagito quando ero veramente piccolo, oggi non sarei qui. Per questo, tutto quello che hanno scritto fino ad oggi è passato indifferente per me. Forse è stato proprio il destino che mi ha preparato a quello che sta accadendo oggi. Quando qualcuno mi prende in giro per il cognome è come se mi dicesse: “Buongiorno, come stai?”.
Poi svela un retroscena sul padre. Quando aveva 18 anni gli aveva proposto di cambiare il suo cognome per evitargli ogni tipo di difficoltà:
“Mi ha chiesto: “Eh, bello di papà, io so che essere adolescente è un momento della vita in cui ci sono tante scoperte, e forse il cognome che porti è un cognome pesante”. E quindi: “Vuoi andare a cambiarlo? Vuoi toglierlo? Modificarlo?”.
Ma Elio si rifiutò:
“Io gli dissi “Papà io non toccherò mai il mio cognome perché cambiarlo significherebbe non essere più parte della famiglia per anche solo una O. Togliere, mettere… Per me sarebbe dura, sarebbe comunque una sconfitta, sarebbe come darla vinta a tutte quelle persone che mi hanno preso in giro fino ad oggi. Quindi portare me a cambiare il cognome perché non va bene per la società… anche no. Me lo tengo”.
Elio Finocchio, interrogato sulle ultime agghiaccianti mosse mediatiche di Fabrizio Corona (outing ai calciatori), ha una sua idea ben precisa:
“Non accetto che si parli per gli altri. Questa è una cosa sbagliata a prescindere, la trovo una mancanza di rispetto grande quanto l’Italia e ti dico che nessuno deve sostituirsi a nessuno per far sentire la propria voce, cioè è sbagliato che la persona venga privata del proprio diritto di uscire quando si sente pronto. È sbagliato, la trovo una cosa disgustosa”.
Chiaro anche il suo punto di vista su Corona e le sue vergognose critiche al Pride:
“Ho visto quella puntata, parla di carnevalata. Non è niente di diverso da quando si fanno i party nelle comunità etero. Se andassimo con le telecamere alla sagra della porchetta, vedremmo gli stessi atteggiamenti, le stesse cose, la stessa carnevalata. Il Pride non è solo trasgressione, non sono solo persone che si mettono una parrucca. Andiamo lì, sfiliamo, ridiamo, rivendichiamo i nostri diritti e lo facciamo ballando, ridendo e scherzando”.
Il #Gay più bello d’Italia 2025, trionfa Elio: “Sogno di creare una famiglia e trovare il compagno della vita” – FOTO https://t.co/leYabN7u62 #Bonazzi pic.twitter.com/RDby5jhjdJ
— Gay.it (@gayit) August 23, 2025
Cosa ha detto Fabrizio Corona sul Pride (e non solo)
Per farvi comprendere meglio il condivisibile pensiero di Elio Finocchio, ci preme fare un riassunto delle ultime parole di Fabrizio Corona. Con una retorica che ricorda più un bar di un piccolo paese dell’entroterra che il giornalismo d’inchiesta (al quale lui stesso ambirebbe), l’ex re dei paparazzi ha puntato il dito contro il Pride, definendolo:
“Un circo di baracconi, vestiti, ubriachi, fatti, che si baciano. Io mi vergogno quando vedo i Pride. A me fanno schifo”.
Corona non si è fermato al Pride: nel mirino anche la segretaria del PD, Elly Schlein, accusata di “strumentalizzare” la comunità LGBTQIA+ e di non mostrarsi in pubblico con la compagna.
“Elly Schlein è un segretario inutile. Non mostra la compagna perché perderebbe voti, ma va al Pride perché fa moda e porta consenso”.
Affermazioni che evidenziano più una radicata ignoranza di fonte che l’analisi politica di cui va così tanto fiero. L’idea che la visibilità debba tradursi per forza in “ostentazione” è la stessa logica che per anni ha costretto le persone LGBTQIA+ a nascondersi. E sentirla da chi ha costruito la propria carriera sul “mostrare tutto” fa sorridere per l’incoerenza.
Nella sua crociata verbale, Corona ha trovato il tempo di attaccare anche Mahmood e Marco Mengoni per i loro look:
“Perché ti devi mettere il corpetto? Perché Mahmood deve andare a torso nudo con mantello e bandana?”
Dopo aver offeso e generalizzato, ecco la chiusura “spiazzante”: Fabrizio Corona ammette di aver avuto esperienze omosessuali, definendole momenti di “freaky” in discoteca:
“Credo che il ‘freaky’ ce lo abbiamo avuto tutti, io non nego di averlo avuto, perché sono sincero”.
Un’ammissione che svela il paradosso: da un lato condanna il Pride come “circo”, dall’altro normalizza – a modo suo – i rapporti omosessuali. Un cortocircuito che dimostra quanto le sue invettive non affondino le radici in un pensiero coerente, ma siano esclusivamente una sua urgenza di provocare a tutti i costi.
Alla fine, ciò che resta delle parole di Fabrizio Corona è un misto di omofobia interiorizzata, disinformazione e incoerenza. Non c’è giornalismo, non c’è analisi, solo un rumore di fondo che si autoalimenta.
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ANCORA CORONAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!!! :-(