Venezia 2025, La Gioia con Valeria Golino in corsa per il Queer Lion. Le reazioni della stampa dal Lido

Co-protagonista un ragazzo dalla bellezza abbacinante, capace di sedurre uomini e donne con facilità, un adolescente che si vende al miglior offerente, un giovane uomo in bilico tra sopravvivenza e autodistruzione.

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È stato presentato ieri in Concorso alle Giornate degli Autori alla 82° Mostra Internazionale del Cinema di Venezia La Gioia di Nicolangelo Gelormini, in corsa anche per il Queer Lion 2025.

Interpretato da Valeria Golino, Saul Nanni, Jasmine Trinca, Francesco Colella e Betti Pedrazzi, il film arriverà in sala con Vision Distribution La sceneggiatura, vincitrice ex aequo del Premio Franco Solinas 2021, è firmata da Giuliano Scarpinato e Benedetta Mori in collaborazione con Chiara Tripaldi e con la collaborazione alla sceneggiatura di Nicolangelo Gelormini ed è tratta dall’opera teatrale “Se non sporca il mio pavimento“, scritta da Giuliano Scarpinato e Gioia Salvatori.

Un’opera tratta da una storia vera. Nel  il corpo della 49enne professoressa Gloria Rosboch venne trovato dentro una cisterna, in Piemonte, dopo essere stata strangolata da un suo ex studente, il 22enne Gabriele Defilippi, con la complicità dell’amante di quest’ultimo.

La Gioia di Nicolangelo Gelormini, la trama

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Protagonista è Gioia, un’insegnante di liceo che non ha mai conosciuto l’amore, se non quello opprimente dei genitori, con cui vive ancora. Tra gli studenti della sua scuola c’è Alessio, un ragazzo che usa il suo corpo come uno strumento per rimediare qualche centinaio di euro e aiutare sua madre, cassiera in un supermercato. Tra Alessio e Gioia nasce un legame proibito, fragile e inspiegabilmente necessario per entrambi. Ma il desiderio di un riscatto sociale e umano per Alessio è un veleno silenzioso che gli impedisce di farsi conquistare definitivamente dalla dolcezza disarmante di Gioia. Così, distrugge tutto e cancella l’unica persona che lo abbia mai amato.

Le note di regia di   Nicolangelo Gelormini

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Nicolangelo Gelormini, 47enne regista già visto all’opera con il sottostimato Fortuna interpretato ancora una volta da Valeria Golino, ha così presentato la pellicola

“L’irruzione di Alessio nella tranquilla e monotona esistenza di Gioia, che non conosce la vita se non attraverso i libri e l’amore attraverso Flaubert, non può che produrre un’irreversibile collisione. Ma Gioia non è solo la creatura fragile e ingenua che tutti credono, in lei ci sono dolcezza, dignità, pudore ma anche desiderio e la gioia che porta nel nome. È eccentrica, originale a suo modo. L’incontro con Alessio si alimenta di pieni e di vuoti. Ed è in questo squilibrio che misteriosamente si crea tra loro una connessione che con fatica trova parole per esprimersi, per esistere. O così lei almeno spera. Quasi che insieme, per Gioia e Alessio, sia possibile, darsi quell’educazione sentimentale che forse non hanno mai ricevuto. Lo struggente desiderio di vita che per anni ha soffocato dentro di sé, spinge Gioia a cercare, in quel ragazzo sfrontato, la tenerezza dietro l’amoralità. Tanto più da fuori il loro legame pare inverosimile, tanto più lei sembra perdercisi mentre lui si affanna a colmare il vuoto della propria esistenza, muovendosi in un territorio al di là del bene e del male, dove poter soddisfare il proprio narcisismo, la propria vanità, dove cercare di dar forma ad un’identità ancora tutta da definire. Alessio seduce, manipola, solo questo sa fare, questo gli è stato insegnato. Non è capace di amore se non per se stesso. Ma anche questo è un sentimento superficiale che si alimenta di nichilismo. Gioia e Alessio sono due personaggi ricreati nella fantasia, nell’invenzione cinematografica per dare corpo al sentimento di solitudine, isolamento e vuoto che caratterizza il nostro presente. Attorno a loro si dibattono disperatamente personaggi meschini e squallidi, incattiviti nella vita di una provincia feroce e cinica. Il senso che ne deriva è quello di un disperato abbandono, di un cupio dissolvi, una volontà di annientamento che avvelena l’esistenza e che si fa violenza. Il sacrificio laico di Gioia, che con la tenace purezza dei propri sentimenti non si è conformata al cinismo del mondo, segna la definitiva impossibilità di redenzione dal male per chi il male ha commesso”.

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La Gioia, le reazioni della stampa

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La Gioia è un’opera che parte da un dramma di cronaca e lo trasfigura in parabola universale“, scrive Paolo Nizza per SkyTg24. “L’irruzione di Alessio (Saul Nanni) nella vita di Gioia è detonazione pura. Un ragazzo di bellezza abbacinante, capace di sedurre uomini e donne con facilità. Vederlo in parrucca bionda, corpetto e calze a rete danzare in una scena del film è come trovarsi davanti a un Angelo Azzurro dei nostri tempi, una Lily Marlene riscritta per la contemporaneità. Ma Alessio è anche un adolescente che si vende al miglior offerente , un giovane uomo in bilico tra sopravvivenza e autodistruzione. La sua sensualità è veleno, promessa di vita e condanna insieme. E quando incontra Gioia, la collisione diventa inevitabile: l’amore proibito si trasforma in abisso, in tragedia”.

Nicolangelo Gerolmini traccia un quadro teso e movimentato di un sogno trasformato in un incubo. Fragilità e dolcezza, i mostri e gli angeli. Da un fatto di cronaca rivisto e interpretato al servizio di un cinema strutturato e compiuto, capace di inquietare e, addirittura, spaventare. Perfetto il cast, a cominciare da Saul Nanni e Jasmine Trinca. Mai così cattiva“, scrive Daniele Panattoni per Movieplayer.

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“Dopo Fortuna, un altro agghiacciante caso di cronaca alimenta il cinema di Nicolangelo Gelormini. Che ragiona su desiderio di accettazione e amore irrazionale per tentare di dare una forma all’aberrazione“, scrive Valerio Sammarco per Cinematografo.it.

“Favola nera, con i suoi piccoli innesti surreali, La Gioia è “un’invenzione cinematografica per dare corpo al sentimento di isolamento che caratterizza il nostro presente”. È tutto portato all’estremo: la caratterizzazione dei personaggi, i costumi che indossano (specialmente Golino), la depravazione da una parte, la purezza dall’altra. Gioia è come una Cappuccetto Rosso in mezzo a tanti lupi. E Valeria Golino sa renderla struggente come poche altre avrebbero saputo fare”, scrive Vittoria Scarpa per Cineuropa.

Se l’intento era quello di gettare luce su un episodio di violenza come atto di denuncia o di critica a quella che è la società e l’educazione di oggi, peccato che il risultato finale non sia esattamente dei più riusciti. Il film sembra non ingranare mai, per cui si ha costantemente una sensazione di distacco“, scrive Sabrina Colangeli per TaxiDrivers.

“La gioia esalta la sensualità dello studente e la mette in contrasto con l’a-sensualità (forse anche asessualità?) della sua insegnante, in un incontro-scontro reso già evidente dai primi minuti grazie a un bel montaggio, rapido e frizzante, che in poche inquadrature definisce i personaggi e i loro ruoli”, scrive Matteo Pasini su SentieriSelvaggi.

 

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