È arte anche questa?
La domanda sorge spontanea. Boselli, l’ex professore di ingegneria diventato modello internazionale, il pittore astratto che a Berlino vende tele dai titoli cosmici (Ghost of Ember, Vestige of Caelum), aggiunge un nuovo capitolo: il porno come estensione dell’arte concettuale, il corpo ridotto (o elevato) a tela di godimento, il pennello che si fa carne. In un’epoca in cui i confini tra cultura visiva e commercio del desiderio si dissolvono, Boselli sembra chiedere: che differenza c’è tra un nudo museale e un nudo in streaming, se lo sguardo è lo stesso?

Il tribunale dei commenti
Nei commenti della nota piattaforma che leakka video di OF, la comunità giudica e desidera. Qualcuno sospira: «Professore, forse era meglio lasciare il mistero». Un altro è più prosaico: «Voglio vedere il video alla festa dove…. BEEEEP». C’è chi dubita: «Is this AI?? OMG», e chi replica: «Non sembra affatto AI…». Arrivano anche le accuse: ipocrisia, vecchi like sospetti (ricordate anche le pretestuose accuse di razzismo), presunta ostilità alla comunità trans. Ma subito ecco la contro-controparte ribattere che Boselli è “neutrale”, forse solo schivo, comunque più specchio che minaccia. Nel frattempo un coro parallelo ignora le dispute e grida devozione: «OMG!! Finally!! He’s so handsome!!» (Mark), «More of Pietro pleaseeeee».
Una nota tecnica di merito: a quanto noto, Pietro Boselli non ha un account onlyfans. Dunque non possiamo ascrivere l’artista nel novero dei creator etero che spopolano con contenuti gay > qui la lista >
Icona, non oracolo
È il destino di ogni icona: essere il prisma delle nostre ossessioni. Boselli non ha bisogno di parlare; bastano i suoi quadri e il suo corpo. È pornografia? Performance? Decadenza o emancipazione? Nel suo silenzio testardo, la risposta è secondaria. Conta che, ancora una volta, abbia incarnato una tensione: scienza e carne, disciplina e piacere, la nostalgia dell’aula universitaria e la crudezza di un corpo che si offre senza più veli.

L’esibizionismo e la parabola della libertà
Dal “prof più sexy” al modello, dal pittore berlinese al protagonista di un video che cancella la distanza tra eros e algoritmo, Boselli ci costringe a guardare. A guardarlo, soprattutto. E in quel guardare — tra full frontal integrali, tele astratte e concrete e turgidissime erezioni — ci ricorda che la bellezza, quando si offre senza scuse, non chiede permesso né assoluzioni. Forse è questa l’opera definitiva: fare di sé la scena dove l’arte e il desiderio, litigando, finiscono per somigliarsi. Pietro Boselli non ha mai finto pudore. L’esibizionismo, per lui, non è caduta ma linguaggio: il corpo come specchio, come tela, come cifra di un’epoca che chiede immagini più che parole. Dal professore sexy immortalato tra lavagne e muscoli, al modello che ha calcato passerelle, fino al performer che si offre nudo al mondo digitale, la traiettoria è sempre stata chiara: mostrarsi.

Non è scandalo, ma metodo, gesto coerente con tempi che confondono arte, desiderio, mercato. Boselli non subisce l’onda, la cavalca: trasforma il voyeurismo collettivo in racconto estetico, ci costringe a guardare e a interrogarci. E in questo c’è una forma di modernità disarmante, una lucidità che lo sottrae all’accusa di decadenza. È semplicemente il suo modo di esserci: abitare l’immagine come altri abitano un concetto.
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