È morta all’età di 78 anni Miss Major Griffin-Gracy, icona trans d’America, leggendaria attivista che ha fatto parte del movimento LGBTQIA+ a stelle e strisce sin dai tempi di Stonewall.
La sua morte è stata annunciata dalla House of GG, il Griffin-Gracy Retreat and Educational Center, da lei fondato. È morta “nel comfort della sua casa e circondata dai suoi cari a Little Rock, in Arkansas”, si legge in una nota del centro. “La sua duratura eredità è una testimonianza della sua resilienza, del suo attivismo e della sua dedizione nel creare spazi sicuri per le comunità trans nere e per tutte le persone trans: siamo eternamente grati per la vita della signorina Major, per il suo contributo e per quanto profondamente si sia dedicata a coloro che amava”.
Una vita d’attivismo
Miss Major soffriva da tempo, era stata recentemente ricoverata e aveva iniziato le cure palliative.
Ha trascorso più di 50 anni a lottare per la “comunità trans, gender non-conforming e LGB, in particolare per le donne trans nere, le donne trans di colore e coloro che sono sopravvissute alla detenzione e alla brutalità della polizia“, prosegue la dichiarazione. Il forte impegno di Major e il suo approccio intersezionale alla giustizia la portarono a prendersi cura delle persone affette da HIV/AIDS a New York nei primi anni ’80 e, in seguito, a guidare il primo servizio mobile di scambio di siringhe di San Francisco. Come direttrice del TGI Justice Project, andava in carcere come mentore per le sue “ragazze”.
Ha fondato House of GG nel 2019 come “uno spazio in cui la nostra comunità può prendersi una pausa, nuotare, gustare del buon cibo, ridere, ascoltare musica, guardare film e ricaricarsi per la continua lotta per le nostre vite“, si legge nella dichiarazione. “Miss Major ha combattuto instancabilmente per la sua gente, il suo amore era vasto e duraturo come l’universo di cui sapeva di far parte. Era una costruttrice di mondi, una visionaria e incrollabile nella sua dedizione a rendere possibile la libertà per le persone nere, trans, ex e attualmente incarcerate, così come per la più ampia comunità trans e LGB. Grazie a lei, innumerevoli nuove possibilità sono state create per tutti noi per prosperare, oggi e per le generazioni a venire. Ha affermato che le nostre vite hanno un significato e che possiamo poggiarci sulle spalle di giganti come lei, il cui coraggioso amore e la cui lotta instancabile hanno garantito il nostro diritto a vivere con dignità. Onoreremo per sempre la sua memoria, la sua presenza costante e il suo impegno per la nostra liberazione collettiva.”
Chi era Miss Major Griffin-Gracy?
Miss Major nasce il 25 ottobre 1946 a Chicago, secondo il suo libro di memorie Miss Major Speaks: Conversations With a Black Trans Revolutionary, scritto con Toshio Meronek. Sapeva fin da piccola che il suo vero genere fosse quello femminile, anche se non aveva le parole per definirlo. Si diplomò a 16 anni e si iscrisse all’università in Minnesota, ma riscontrò non pochi problemi perché indossava abiti femminili. Nel 1962 si trasferì a New York, dove lavorò brevemente in un obitorio ospedaliero e si esibì in spettacoli drag, tra cui il famoso Jewel Box Review dell’Apollo Theater. Divenne una prostituta.
Partecipò alla rivolta di Stonewall del 1969, in cui le persone LGBTQ+ si ribellarono alle molestie della polizia nel Greenwich Village di New York, insieme ad altre icone trans come Marsha P. Jonhson e Sylvia Rivera. Le retate della polizia erano all’ordine del giorno, ma “credo che fossimo semplicemente stufe delle loro stronzate“, ricordò Miss Major Speaks. “E all’improvviso ci siamo ritrovate a litigare e a prenderli a calci nel sedere”.
Successivamente arrestata per rapina, trascorse del tempo in carceri maschili e ospedali psichiatrici all’inizio degli anni ’70, dove fu spesso gravemente maltrattata. In uno di questi incontrò Frank “Big Black” Smith, uno dei leader della ribellione presso l’Attica Correctional Facility nello Stato di New York. Un’esperienza che la rese politicamente attiva. Dopo aver riconquistato la libertà divenne un’attivista per le persone trans incarcerate, in particolare per le donne trans rinchiuse in carceri maschili e per coloro che sono sopravvissute alla brutalità della polizia. È stata la prima direttrice esecutiva del Transgender Gender-Variant and Intersex Justice Project, un ruolo che ha ricoperto fino al suo pensionamento nel 2015. In tale veste, visitava spesso le detenute trans, diventando per loro una mentore.
Negli anni ’80 Miss Major si impegnò ad affrontare la crisi dell’AIDS, inizialmente a New York. Dopo essersi trasferita a San Diego con il figlio Christopher, fondò un’agenzia di assistenza domiciliare, Angels of Care, per assistere le persone sieropositive. Perse il compagno, Joe-Bob Michael, a causa dell’AIDS nel 1995. Trasferitasi a San Francisco divenne educatrice sanitaria presso il Tenderloin AIDS Resource Center. Lì avviò un programma di accoglienza per persone transgender, chiamato GiGi’s Place, e si occupò di sensibilizzazione di strada per coloro che non si sentivano a proprio agio nel recarsi al centro. Si trasferì a Little Rock nel 2016. Spesso critica con il sistema politico americano e lo stesso movimento LGBTQIA+, lo scorso anno si presentò alla Convention Nazionale Democratica di Chicago per esortare i partecipanti a “indossare il meglio di sé e andare là fuori” per sconfiggere Donald Trump. “Non tornerò indietro. Mi rifiuto di tornare indietro. E se [Trump] pensa che torneremo indietro, che si fotta“.
Oltre a Christopher, Miss Major lascia il suo compagno di lunga data, Beck Witt; i figli Asaiah e Jonathon; le sue numerose figlie, tra cui Janetta Johnson, che le è succeduta al Miss Major Alexander L. Lee TGIJP Black Trans Cultural Center; le sue sorelle, Tracie O’Brien e Billie Cooper; e innumerevoli membri della comunità che sono stati da lei plasmati, oltre ad una schiera di familiari e amici.
La comunità piange Miss Major Griffin-Gracy

“Tutti noi dell’HRC proviamo un profondo senso di perdita per la scomparsa di Miss Major Griffin-Gracy“, ha affermato a The Advocate Kelley Robinson, presidente di The Human Rights Campaign. “Ha ricoperto numerosi ruoli nel corso della sua vita: attivista per la riforma carceraria e i diritti civili, educatrice per la prevenzione e la sensibilizzazione sull’HIV, direttrice esecutiva, produttrice esecutiva. Per molti, tuttavia, era meglio conosciuta come “mama”, poiché ha fatto da mentore e ha seguito tantissime giovani donne transgender nella comunità. Pilastro della nostra comunità, la vita di Miss Major, caratterizzata da un lavoro impegnativo, ha cambiato e migliorato radicalmente la vita di tantissime persone, soprattutto delle donne transgender nere. Da Stonewall al suo attivismo contro l’HIV, fino al suo sostegno a così tante persone transgender e non conformi al genere nel Sud, la sua eredità è potente e duratura. Le dobbiamo un debito che non potrà mai essere ripagato”.
“Miss Major è stata la mia eroina e amica per decenni“, ha dichiarato Diego M. Sanchez, vicepresidente per le politiche e gli affari governativi di PFLAG National. “Era tenera, generosa e altruista. È sopravvissuta con forza e grazia quando così tante donne trans nere non ce l’hanno fatta. Miss Major non ha mai permesso al mondo di limitarla, definendosi senza mezzi termini la donna straordinaria che era. Sarà per sempre nel mio cuore.”
“Noi di PFLAG National siamo profondamente addolorati nell’apprendere della scomparsa odierna di Miss Major Griffin-Gracy“, ha aggiunto l’amministratore delegato Brian K. Bond. “Il suo sostegno alle giovani persone trans, il suo lavoro di sensibilizzazione sull’HIV e il suo attivismo su così tanti fronti non solo hanno cambiato delle vite, ma hanno anche cambiato la storia. Anche se non potremo mai ripagare il debito di gratitudine, possiamo continuare a costruire sul suo lavoro e onorare la sua eredità con azioni a sostegno delle persone trans nere e della più ampia comunità trans e LGBQ+. I nostri pensieri sono rivolti alla sua famiglia e a tutti coloro che l’hanno conosciuta e amata.”
La sua storia è stata raccontata nel documentario Major!, uscito nel 2015, mentre nel 2016 Griffin-Gracy è apparsa nel film Personal Things e nel 2021 ha prodotto la docuserie Trans in Trumpland. Nel 2023 Verso Books ha pubblicato Miss Major Speaks: Conversations with a Black Trans Revolutionary, libro di memorie composto da interviste a Griffin-Gracy del giornalista Toshio Meronek, suo ex assistente.


