Carrara celebra Vanni Piccolo, figura storica del movimento LGBTQIA+ italiano, con due eventi il prossimo 17 ottobre.
Un’intera giornata per festeggiare la sua vita, la sua militanza e l’eredità politica e culturale che ha lasciato, attraverso due appuntamenti distinti ma profondamente connessi.
La giornata di Carrara dedicata a Vanni Piccolo

Il primo andrà in scena alle ore 18 presso la Biblioteca Civica “C. V. Lodovici” in Piazza A. Gramsci 2, con ingresso libero fino ad esaurimento posti. Verrà presentato il fondo archivistico di Vanni Piccolo, testimone di oltre quarant’anni di storia del movimento LGBTQIA+ italiano. Il fondo rappresenta una preziosa testimonianza della memoria collettiva queer e sarà ora accessibile per studio, consultazione e valorizzazione pubblica.
Interverranno per l’occasione Valentina Amenta, ricercatrice dell’Università per Stranieri di Siena; Dario Pasquini, docente di Storia dell’omosessualità dell’Università di Torino; Regina Satariano dell’Associazione Consultorio Transgenere; l’archivista Luca Tondini e ovviamente Vanni Piccolo. A moderare il dibattito Graziana Marziliano, ricercatrice presso l’Università Orientale di Torino
Il 2° appuntamento sarà invece uno spettacolo teatrale alle ore 21, presso il Teatro di Terra in Vicolo San Piero 13, con ingresso riservato a socз ARCI. Sul palco andrà in scena “Lettera a un giovane amico“, di e con Vanni Piccolo, la partecipazione di Orazio Rotolo Schifone e la regia di Mariano Lamberti. Uno spettacolo-confessione intenso e politico, in cui Vanni Piccolo si rivolge simbolicamente a un giovane appartenente alla nuova generazione. Un viaggio personale e collettivo attraverso l’attivismo LGBTQIA+ dagli anni ‘50 fino ad oggi, passando per la nascita del Movimento Omosessuale, l’epidemia di AIDS e le battaglie per i diritti civili.
Vanni Piccolo, una vita da educatore e attivista
Nel corso della giornata a lui dedicata Vanni Piccolo – affiancato da Regina Satariano – porterà una denuncia chiara e accorata: la crescente omolesbobitransfobia nelle scuole italiane è una realtà sistemica e violenta, ancora ignorata dal nostro governo. La scuola dovrebbe essere uno spazio sicuro per tutte e tutti, ma oggi non lo è. Serve una presa di parola collettiva, una memoria viva che si faccia azione politica.
D’altronde Vanni, oggi 85enne, è stato insegnante di francese e dirigente scolastico, nonché tra i soci fondatori del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli insieme a Bruno Di Donato. Candidato nelle liste del PCI, dei DS e del PD nel 1994, fu scelto dalla giunta dell’allora neosindaco radicale Francesco Rutelli come consigliere e portavoce della nuova amministrazione sulle questioni riguardanti il mondo lgbt.
Storiche le sue battaglie per contrastare lo stigma dell’hiv. Nel lontano 1985 Vanni, all’epooca presidente del Mario Mieli, comparve in tv a Medicina 33. Era il 19 maggio e al cospetto di Giuseppe Ippolito e Gianni Rezza, un tempo giovani ricercatori, Piccolo fece un test del sangue, dichiarandosi come omosessuale in televisione. Un evento più unico che raro, per l’epoca. “Per un attimo ci sentimmo cavie, ma il senso civico di responsabilità prevalse e scegliemmo consapevolmente di collaborare con la Scienza, scrivendo un importante capitolo di storia“.
Nel 1984 Vanni Piccolo divenne insieme ad Umberto Morgese il primo omosessuale dichiarato ad avere la tessera del Partito Comunista Italiano. “Il nostro ingresso nel PCI vuole essere un messaggio a tutti gli omosessuali comunisti ancora nascosti e ai compagni ancora diffidenti nei nostri confronti, un invito al coraggio contro la paura e il pregiudizio“, dissero all’epoca Piccolo e Morgese in una nota congiunta. “Ancora è difficile “vivere gay” sia dal punto di vista umano che da quello politico, nei partiti e nel sindacato”.

Nel 1998 Vanni replicò a Gianfranco Fini, che ospite di Maurizio Costanzo si disse convinto che “un gay non può fare il maestro“. Piccolo, all’epoca preside, tuonò: “Se la gente dovesse dargli ragione la mia vita non avrebbe più senso. Il fatto che io sia al tempo stesso educatore e gay visibile per la gente non è uno sbandieramento di omosessualità ma la testimonianza di un impegno civile”. “Un omosessuale non trasmette l’omosessualità, fa orrore solo pensarlo“.
Pochi anni prima, appena diventato consigliere dell’allora sindaco progressista Rutelli, Piccolo rispose a muso duro a Papa Giovanni Paolo II, che dall’Angelus aveva lanciato il suo anatema contro le coppie gay. “Ad attacchi duri dure reazioni. Ci difenderemo con tutti gli strumenti da questo attacco reazionario, oscurantista e medievale, che offende la nostra dignità di esseri umani”. “La chiesa ha il sacrosanto diritto di esprimere la propria dottrina ma nessuno ha il diritto di offendere e relegare al disordine un essere umano capace di abilità lavorative e impegni sociali“. Proprio in quel 1994 il Mario Mieli co-fondato da Vanni Piccolo diede forma al primo storico Roma Pride.
















