Ignoranza, controllo, dominio. Lo schema è sempre quello: i bambini non vanno educati alla sessualità, i porno vanno vietati e per il resto vada come vada. Così si semina disordine. E quando c’è disordine, il popolo invoca l’ordine e propende per la scelta autoritaria. Non è un caso che la norma che impone la verifica dell’età nei siti per adulti, non sia mai stata realmente discussa in Parlamento, unico organo legislativo del popolo sovrano (Costituzione): una delibera tecnocratica con la quale lo Stato entra nelle nostre vite e cattura informazioni.
Da oggi, 12 novembre 2025, chi vuole accedere a un sito pornografico in Italia dovrà prima dimostrare di essere maggiorenne (qui la Guida). Una misura presentata come tutela dei minori, ma che odora di sorveglianza. È il governo che ha cancellato l’educazione sessuale e affettiva dalle scuole a introdurre ora la verifica d’età per accedere al desiderio. Il paradosso è totale: si nega ai giovani la possibilità di conoscere il proprio corpo e poi si dichiara guerra al corpo stesso, alla sua rappresentazione, al suo piacere.
Si chiama doppio anonimato, promette di garantire privacy e sicurezza, ma resta un filtro. Una soglia tra cittadino e libertà. Oggi per entrare in Pornhub, domani per leggere un giornale scomodo o guardare un film “inappropriato”. Il precedente è chiaro: lo Stato si arroga il diritto di decidere cosa è pericoloso, e per chi. Dietro la facciata morale c’è la volontà di normare la sessualità, di ricondurre il desiderio sotto l’ordine e la paura. È preoccupante questa deriva illiberale attuata brandendo i manganelli della sicurezza e del controllo.
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Non è il porno il problema: è l’assenza di strumenti per comprenderlo. Bastano una VPN o un link alternativo per aggirare il blocco, e così i minori non verranno davvero protetti, ma soltanto resi più soli e più esposti. E proprio i più giovani, nativi digitali, saranno i primi a bypassare il controllo, per poi finire nelle maglie fuori controllo di ciò che questa destra finge di governare. È lo schema perfido dell’autoritarismo che lascia spazio alla giungla del più forte. La norma di Agicom rivela un’idea repressiva e punitiva della sessualità: il corpo come colpa, il piacere come errore da occultare dietro algoritmi e certificazioni.
Sotto la retorica della protezione scorre una ossessione inconscia al dominio, velata dalla propaganda di ordine e sicurezza: controllare chi guarda, chi desidera, chi osa. È l’Italia dei filtri morali, non dei diritti. La destra al governo continua a proclamare di difendere i bambini, ma con il Ddl Valditara li lascia senza le parole per nominare ciò che provano. Così il desiderio diventa un peccato, e l’unico spazio per il corpo resta quello sorvegliato, schedato, sterilizzato. In nome della purezza, si costruisce un nuovo confine: non più tra pubblico e privato, ma tra chi obbedisce e chi desidera.
La delibera AGCOM sulla verifica dell’età non nasce dal Parlamento (qualcosa di simile è già in vigore nel Regno Unito), ma da un impulso politico del governo Meloni. È figlia del decreto legislativo 208/2021, modificato nel 2024 per attribuire all’Autorità il potere di imporre controlli sull’accesso ai contenuti vietati ai minori. Dietro la veste tecnica c’è una scelta politica chiara: sostituire l’educazione con la sorveglianza. Il governo, invece di rafforzare l’alfabetizzazione digitale o introdurre l’educazione sessuale nelle scuole, ha preferito delegare a un organismo indipendente il compito di filtrare l’accesso al desiderio. AGCOM, in collaborazione con PagoPA, Zecca dello Stato e Dipartimento per la Trasformazione Digitale, ha poi tradotto quel mandato in una delibera operativa. Così una decisione nata nei corridoi del potere, priva di dibattito pubblico, mai realmente affrontata in Parlamento, è diventata una norma che regola la nostra libertà online.

E poi: fino a dove arriverà questo controllo? Oggi si verifica l’età di chi guarda un porno, domani si controllerà chi legge cosa, chi visita cosa, chi scrive cosa. In nome di chi, e di che cosa, si giustifica questa intrusione travestita da sicurezza? E chi custodirà davvero quei dati, queste prove digitali della nostra identità? Saranno algoritmi pubblici, software di spionaggio acquistati all’estero, o le stesse multinazionali del Big Tech che già si spartiscono i profili e le abitudini di miliardi di persone, fanno merenda con Trump per accrescere i propri profitti? È questa la nuova moralità: uno Stato che rinuncia a educare ma vuole schedare, che non insegna a scegliere ma pretende di sapere chi sceglie cosa. Non un bel giorno, oggi 12 Novembre 2025, per l’idea stessa di democrazia liberale.


Mi sembra di aver capito che, ad oggi fortunatamente, questa norma non sia passata. Cmq io credo che ci sia bisogno dell'educazione sessuale e affettiva nelle scuole (svolta, possibilmente, da professionisti) e il controllo della navigazione sul web (che se non erro è già possibile) da parte dei genitori, sui minorenni...