Le persone LGBTQ+ d’America hanno maggiori probabilità di essere fermate, arrestate e falsamente accusate dalla polizia. Il report

Tutto questo scoraggia le persone LGBTQIA+ a denunciare reati o abusi alle forze dell'ordine.

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Adesivi omofobi contro la polizia
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Le persone LGBTQ+ d’America hanno significativamente più probabilità di essere fermate, trattenute e falsamente accusate dalle forze dell’ordine rispetto alle persone non LGBTQ+, cosa che impedisce loro di chiedere aiuto.

Sono i dati di una recente analisi frutto di oltre 25 anni di ricerca sulle interazioni tra persone LGBTQ+ e forze dell’ordine condotta dal Williams Institute, che ha rilevato come le persone LGBTQ+ avrebbero maggiori probabilità rispetto alle persone non LGBTQ+ di subire maltrattamenti da parte della polizia. Entrando nello specifico, le persone LGBTQ+ hanno maggiori probabilità di essere fermate (51% contro 42%), perquisite (27% contro 16%), arrestate (20% contro 14%) e trattenute in custodia (19% contro 14%) nel corso della loro vita.

Le esperienze di maltrattamenti da parte della polizia possono scoraggiare le persone LGBTQ dal denunciare i reati o dal rivolgersi alle forze dell’ordine“, ha affermato Joshua Arrayales, autore principale presso il Williams Institute. “Denunciare i reati è essenziale per ottenere statistiche accurate sulla criminalità, una corretta allocazione delle risorse per la prevenzione della criminalità e servizi di supporto che rispondano alle esigenze specifiche dei sopravvissuti LGBTQ“.

L’allarmante report su personel LGBTQIA+ d’America e polizia

Il report rileva come la polizia ricorra a tattiche che creano sfiducia tra la comunità LGBTQIA+ e le forze dell’ordine.

Oltre un quinto (21%) delle persone LGBTQ+ ha dichiarato di aver avuto almeno un contatto con la polizia nei 12 mesi precedenti, rispetto al 15% delle persone non LGBTQ+.

Le persone LGBQ hanno quasi sei volte più probabilità rispetto alla popolazione generale (6% contro 1%) di essere fermate dalla polizia in uno spazio pubblico.

Gli intervistati bisessuali e transgender hanno ancora più probabilità di essere fermati o trattenuti dalla polizia, realtà che ha portato quasi la metà (46%) delle persone transgender a dichiarare di essere riluttante a contattare la polizia in caso di bisogno, rispetto a un terzo (33%) che si sarebbe sentito a suo agio nel farlo.  Tra coloro che hanno affermato che gli agenti pensavano o sapevano di essere transgender, il 58% ha subito maltrattamenti, tra cui molestie verbali (20%), ripetuti misgendering (49%), aggressioni fisiche (4%) e aggressioni sessuali (3%). Gli intervistati di colore hanno esplicitato maggiori probabilità di aver subito almeno una forma di maltrattamento, con il 74% dei nativi americani, il 71% dei multirazziali, il 66% dei latini e il 61% degli intervistati neri che hanno segnalato molestie o discriminazioni.

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Le persone LGBQ hanno una percezione simile, con circa il 13% che ha dichiarato di non chiamare la polizia quando ne ha bisogno. Quasi un quarto (22%) delle persone LGBQ ha dichiarato che non contatterebbe più la polizia, rispetto al 6% della popolazione generale.

Le interazioni negative con la polizia hanno effetti sulle persone LGBTQ anche al di là dell’incidente immediato“, ha confermato Christy Mallory, autrice dello studio e Direttrice Esecutiva ad interim e Direttrice Legale del Williams Institute. “La ricerca ha rilevato associazioni tra violenza e molestie da parte della polizia e abuso di alcol, stress, depressione e altri effetti negativi sulla salute“.

Il Williams Institute è un istituto di ricerca con sede presso la facoltà di giurisprudenza dell’UCLA che dal 2001 è focalizzato sulle questioni relative all’orientamento sessuale e all’identità di genere. Nel 2015 il giudice Anthony Kennedy citò proprio le stime del Williams Institute sul numero di coppie dello stesso sesso che crescono figli come fattore decisivo nella storica sentenza Obergefell contro Hodges, che ha poi portato all’uguaglianza matrimoniale negli Stati Uniti. Le ricerche del Williams Institute sono state citate anche dalla Corte Suprema in altri casi storici sui diritti LGBTQ, tra cui Bostock contro Clayton County e 303 Creative contro Elenis, così come in decine di sentenze di tribunali inferiori.

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