William Saki, residente in Ohio, negli Stati Uniti d’America, ha finalmente potuto iniziare a circolare a bordo della sua Honda con una targa personalizzata con sopra scritto “GAY“, dopo aver vinto la causa contro il Bureau of Motor Vehicles (BMV) dello Stato che gli aveva ingiustamente impedito di possederla. Il BMV aveva infatti definito la targa “inappropriata“, con Saki che non ha desistito, portando tutti in tribunale. E ha vinto.
Chi ha paura di una targa?
“Sono gay. Sono fatto così. È un dato di fatto… e ne sono orgoglioso… Noto che la gente mi indica e scatta foto quando passo in macchina – mi fa sorridere, mi piace“, ha confessato Saki a WEWS-TV, precisando di aver fatto causa al BMV perché “stavano mettendo a repentaglio la mia libertà di parola“.
Un giudice federale ha stabilito che il BMV ha effettivamente violato il diritto di libertà di parola di Saki, negandogli le targhe con le scritte “GAY“, “QUEER” e “HOMO“, nonostante l’ufficio gli avesse consentito di chiedere targhe con sopra scritto “STR8“, “STR8 PWR“, “NO GAYS“, “NO HOMOS” e “NO F**S“. Il BMV ha inoltre respinto una richiesta per targhe con la scritta “MUSULMANO“, pur accettando le richieste con sopra scritto “ATEO”, “BATTISTA”, “SIKH” e “INDU“.
L’avvocato Brian Bardwell, esperto in diritto del Primo Emendamento, ha preso in carico il caso di Saki, affermando che il BMV aveva delle linee guida semplicemente incoerenti in relazione al rifiuto delle targhe. “Le linee guida erano molto vaghe, potremmo dire”, ha precisato Bardwell. “Qualcuno voleva il Jack Daniels abbreviato, e lo hanno permesso, ma non hanno permesso il Jim Beam. Qualcuno voleva lo Zinfandel, e va bene, ma non si poteva avere il Cabernet”.
Il giudice Dan Aaron Polster della Corte Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Settentrionale dell’Ohio, Divisione Orientale, ha scritto che “i rappresentanti del BMV hanno ammesso che il BMV aveva commesso un errore nel rifiutare le targhe personalizzate.”
Da ora in poi il BMV fornirà informazioni agli automobilisti per presentare ricorso contro eventuali targhe rifiutate in modo improprio. Sono addirittura 62.000 le parole ‘vietate’ presenti nel database interno, ma devono risultare realmente “offensive, denigratorie o socialmente insensibili” per non andare incontro ad un via libera della motorizzazione.
Negli States le targhe personalizzate sono all’ordine del giorno e disponibili per legge in tutti e 50 gli Stati. WEWS-TV ha contattato il BMV per un commento, ma l’ufficio si è rifiutato di rilasciare dichiarazioni. Il giornalista dell’emittente ha fatto sapere che il MBV è attualmente coinvolto in un’altra causa per il rifiuto di una targa con la scritta “F46 LGB”, ritenuta potenzialmente offensiva.

