A Belve BigMama, alias Marianna Mammone, ripercorre gli anni segnati da bullismo e autolesionismo, parla della malattia, del rapporto complesso con l’esposizione mediatica e dell’amore per la fidanzata Lodovica, rivendicando – con orgoglio – la propria bisessualità.
Ospite della puntata di Belve del 18 novembre, BigMama ha scelto di raccontarsi senza filtri, riportando in primo piano un passato che continua a lasciare segni profondi. Le sue parole tornano all’infanzia e agli anni di scuola, quando il bullismo ha modellato in modo doloroso il modo in cui guarda a sé stessa e alle relazioni con gli altri.
Ancora oggi, da adulta, l’artista ammette di provare inquietudine quando entra nelle scuole per incontrare adolescenti e parlare di bullismo, perché quei corridoi le riportano alla mente il clima ostile vissuto da bambina. Anche se oggi la accolgono con affetto, l’eco delle violenze psicologiche subite resta un trauma che fatica a rimarginarsi.

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BigMama: infanzia, bullismo e ferite che restano
Ripensando agli anni della crescita, Marianna descrive la scuola come un luogo dove non si è mai sentita al sicuro, bersaglio di prese in giro e giudizi sul corpo che ne hanno minato l’autostima. In quel contesto, racconta di non essere riuscita a coinvolgere i genitori in ciò che stava vivendo, scegliendo di tenere tutto dentro e di isolarsi sempre di più.
Nelle sue parole emerge il peso di una bambina che si abitua a considerarsi “sbagliata”, mentre il bullismo diventa una presenza costante, normalizzata ma devastante. Quel clima ha continuato a influenzarla anche da adulta, alimentando paure e insicurezze che riemergono ogni volta che rientra in un’aula scolastica, anche se oggi lo fa in qualità di artista affermata.
BigMama racconta di aver iniziato a praticare atti di autolesionismo intorno ai 12-13 anni, in un periodo in cui la rabbia e il senso di inadeguatezza venivano indirizzati contro il suo stesso corpo. Tagliarsi, colpirsi, insultarsi da sola diventano gesti con cui sfogare il dolore e la frustrazione che non riusciva a esprimere con le parole, tenuti nascosti anche alla famiglia.
In quella fase, la musica arriva come unica via di uscita e come linguaggio possibile per dare forma a pensieri che la spaventavano, compresi quelli legati al suicidio. Il brano “Charlotte”, scritto da giovanissima, nasce proprio da quel buio: un testo che le permette di trasformare il malessere in racconto, pur sapendo quanto sia duro affrontare certi temi quando si è ancora adolescenti.
Nel dialogo con Francesca Fagnani, l’artista distingue con chiarezza tra la figura pubblica di BigMama e la persona Marianna Mammone, spiegando che le due dimensioni non sempre coincidono.
BigMama è la versione più sfacciata, coraggiosa e positiva, quella che sale sul palco e si espone; Marianna, invece, riconosce di non sentirsi più sempre così luminosa e invincibile.
L’esposizione mediatica, ammette, le ha portato grandi opportunità professionali, ma ha anche un costo emotivo altissimo. Di fronte a centinaia di commenti positivi, la sua attenzione finisce per concentrare il peso sulle poche critiche, alimentando un rapporto complicato con il giudizio altrui e con l’idea di dover essere sempre all’altezza delle aspettative.
La malattia e la scelta di mettersi al centro
Un altro passaggio decisivo del suo racconto riguarda la malattia, che per Marianna rappresenta una vera spartiacque nella vita personale e nelle relazioni. Affrontare le cure le ha imposto di rivedere le priorità e di smettere di mettere costantemente il benessere degli altri davanti al proprio, costringendola a riconsiderare chi davvero le stava vicino.
Dopo la fine delle terapie, racconta di aver completamente rivoluzionato la propria cerchia di amicizie, prendendo le distanze da persone che la cercavano soprattutto per il ruolo di supporto e di servizio che offriva loro. Da quel momento, imparare a darsi valore e a riconoscere i rapporti sani diventa parte di un percorso più ampio di autodeterminazione e cura di sé.
L’amore per Lodovica Lazzerini e la bisessualità
Nel corso dell’intervista BigMama parla anche della relazione con la fidanzata, la fotografa Lodovica Lazzerini, descrivendo un legame intenso che arriva dopo anni in cui si era negata la possibilità di amare una donna. Racconta di aver sempre percepito le donne come “troppo belle” per lei, interiorizzando insicurezze e standard estetici che le impedivano di immaginarsi in una relazione saffica serena:
“Con Lodovica siamo molto innamorate. A lungo mi sono negata la possibilità di amare una donna. Le consideravo troppo belle per me. Sono bisessuale, ma quelli con cui ne parlavo volevano portarmi a pensare di essere una ninfomane”.
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