Emma Dante: “Tutti dovrebbero poter adottare: famiglie arcobaleno, single e coppie omosessuali”

La regista palermitana, Emma Dante, interviene sul tema della natalità: “Sono la persona sbagliata, ma so cosa serve davvero”

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Emma Dante
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Parlare con Emma Dante significa aprire una sorta di “busta sorpresa”: sai che troverai qualcosa di intenso, ma mai ciò che ti aspetti davvero. La celebre regista palermitana, tra le protagoniste più visionarie del teatro italiano, si prepara al debutto al Piccolo Teatro di Milano con il suo nuovo lavoro, L’angelo del focolare. Nel frattempo non manca di dire la sua sul tema della natalità e della cosiddetta “desertificazione anagrafica” italiana, ma la sua risposta, come sempre, spiazza, dando vita ad una riflessione più ampia, schietta e profondamente politica.

Emma Dante
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La proposta di Emma Dante sulle adozioni

“Io sono la persona sbagliata per parlare di questo. Figuriamoci… Io quando penso ai bambini non penso a volerne sempre di più in questo mondo, ma ad aiutare quelli che già ci sono a sopravvivere e ad avere una vita migliore di quella che il destino ha loro riservato”, esordisce così, Emma Dante, nell’intervista rilasciata a Mamme Magazine.

Da anni, Dante racconta attraverso il teatro le fragilità dell’essere umano, soprattutto quelle dell’infanzia e delle donne. Le sue opere – da Misericordia alle riscritture delle fiabe dei Grimm fino a Chicchinella – parlano di esclusi, di solitudini, di umanità negata. Non sorprende quindi che, quando si parla di nuove nascite, il suo pensiero corra prima di tutto ai bambini che già esistono, troppo spesso invisibili.

“Lo Stato dovrebbe incentivare, facilitare, ampliare le adozioni”, dice. “Bisogna sostenere i bambini del mondo. E quindi allargherei di molto la platea dei possibili adottanti”, spiega con decisione. La sua visione è chiara e ampiamente condivisibile: “Le famiglie allargate, le famiglie arcobaleno, i single e le coppie omosessuali. Tutti dovrebbero avere la possibilità di adottare un bambino. E se questo accadesse il mondo sarebbe un posto migliore dove vivere, soprattutto per i bambini”

Un concetto che viene da tempo ribadito, e che oggi appare fortemente attuale, soprattutto dopo la decisione dello scorso marzo della Corte Costituzionale che, con la sentenza n. 33, ha dichiarato illegittimo il divieto che impediva ai single di adottare minori stranieri. La Corte in quella circostanza ha ribadito che i single sono “in astratto idonei” a garantire un ambiente stabile a un minore e che spetterà ai giudici valutare caso per caso l’idoneità affettiva ed educativa. Restano invece escluse, per ora, le coppie dello stesso sesso.

Le parole della regista, sono frutto anche della sua esperienza personale. Emma ha infatti adottato suo figlio Dimitri attraverso un’adozione internazionale, dopo non essere riuscita a ottenerne una nazionale. Lui è russo, nato a San Pietroburgo, e la sua storia – come Emma sottolinea – dimostra quanto in Italia sia ancora complicato diventare genitori tramite l’adozione.

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Essere donna non significa dover essere madre

Uno dei punti più forti del pensiero di Emma Dante riguarda la maternità e l’idea – ancora molto radicata – che essa sia un destino naturale per ogni donna.

“Se lei si riferisce a una donna che sarebbe meno donna senza sentire il desiderio di partorire un figlio, trovo questa idea aberrante”, dichiara. “Una donna è donna in quanto donna e non in quanto possibile partoriente. È un concetto che dovrebbe proprio sparire. È bello essere mamma, certo, ma solo se senti forte dentro di te questa, come dire, vocazione”.

“Prima curiamo i bambini che ci sono”: Dante contro la retorica del baby boom

Sulle politiche di natalità, Emma Dante è chiara: non serve spingere la popolazione a fare più figli, ma cambiare l’approccio al sostegno delle famiglie e dei minori già esistenti.

“Sono per la famiglia allargata ma sono soprattutto per le persone che si prendono cura delle altre persone e credo che il mondo dell’infanzia sia il più importante da salvaguardare”, afferma. “Troppi bambini abbandonati senza la possibilità di essere adottati anche da famiglie non ricche. La povertà non può e non deve essere un impedimento alla felicità di un bambino”.

E qui arriva la sua proposta più concreta: “Una delle misure dovrebbe essere un aiuto finanziario consistente a quelle famiglie che vogliono adottare ma le cui condizioni economiche non sono considerate adeguate dallo Stato”.

Culle vuote, nuove famiglie e libertà di scelta

Nel 2024 l’Istat ha registrato un nuovo minimo storico delle nascite: un tasso di fecondità sceso a 1,13 figli per donna. Un dato allarmante, a cui il dibattito pubblico spesso risponde invocando un generico “ritorno alla famiglia tradizionale”. Emma Dante, invece, affronta il tema da un’altra angolazione: realistica e inclusiva.

“Ok, è chiaro. Le coppie italiane non fanno figli. Perché allora non semplificare la regolarizzazione delle famiglie di immigrati che da anni vivono nel nostro Paese, i cui figli parlano addirittura in dialetto e non solo l’italiano?”, domanda. “Gli immigrati fanno figli da giovani, mentre gli italiani li fanno, quando li fanno, da vecchi. L’età della procreazione si è quindi allungata considerevolmente e questo non aiuta”.

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