In fondo è semplice: ti amano se sei solə. Ti amano se sei spezzatə, incompletə, disponibile ad accettare tutto, senza chiedere niente. È questo che ci dice, oggi, la legge italiana dopo la sentenza 33/2025: se sei single, puoi accedere all’adozione internazionale. Se sei in una coppia omosessuale unita civilmente, no: sei troppo. Le unioni civili sono già troppo, per l’Italia di oggi.
“Oggi succede che se sono una persona omosessuale single, posso adottare. Ma se vivo in una relazione stabile con il mio compagno o la mia compagna, e magari siamo anche uniti civilmente, no. Questo è il vero corto circuito giuridico che la sentenza ha fatto emergere con forza“
Così ci ha raccontato l’avvocato Vincenzo Miri di Rete Lenford.
Immagina di aver costruito tutto: una casa, un amore, un progetto di futuro. Ma poi ti dicono che, per avere diritto a prenderti cura di un figlio, devi tornare indietro. Devi sciogliere l’unione civile, devi dichiarare al mondo di essere solə. Un paradosso perfetto, crudele: l’amore non eterosessuale e non cis va bene, solo se non chiede troppo. Puoi celebrare, puoi festeggiare, puoi illuderti di essere come gli altri — ma poi, quando si tratta di costruire davvero, ti ritrovi nudə, spogliatə del diritto più elementare: quello di costruire una famiglia riconosciuta dalle istituzioni della società in cui vivi.
Se l’inclinazione sessuale non è un criterio rilevante per valutare l’idoneità genitoriale del single che vuole proporsi come adottante, perché alla fine diventa così determinante per una coppia gay che allo stato di fatto non può ancora accedere all’adozione (se non attraverso l’art.44, adozione in casi particolari)?
Si chiede in un editoriale la piattaforma di adozioni Affidiamoci.
In questo schema distorto, l’unione civile diventa dunque una trappola. Un istituto giuridico concesso per contenere, non per emancipare. È il recinto dentro cui puoi esistere, purché tu non chieda di essere davvero cittadinə, pienamente umanə. Insomma, evita di unirti civilmente, se vuoi adottare unə bambinə. E se sei unito civilmente, separati.
È il clima di oppressione e cancellazione delle persone LGBTIAQ+ (fonte: ONU) instaurato dalla destra illiberale italiana, attualmente al governo, con la complicità della sinistra che ha governato in precedenti legislature. Cancellare genitori omosessuali dai certificati anagrafici dei propri figli; vietare universalmente tecniche di procreazione assistita per non permettere di avere figli alle coppie di papà maschi omosessuali; reprimere la cultura queer affinché gli adulti di domani, vengano oggi conformati allo schema etero-cis-normativo di scuole e università piegate al pensiero unico dell’autorità dio-patria-famiglia; bloccare l’autodeterminazione ad ogni livello, inclusa quella dell’identità di genere, in una spirale che configura sempre più uno Stato etico che decide per i nostri corpi e per le nostre vite.
Un clima di oppressione che agisce sotto traccia: non vieta di amare, vieta di costruire. Disincentiva le coppie omosessuali a unirsi civilmente, le ricaccia nell’ombra del “meglio soli che uniti”, nell’idea che l’amore LGBTIAQ+ sia sempre meno: meno riconosciuto, meno tutelato, meno degno. L’obiettivo non è solo impedire adozioni. È isolare, frammentare, rendere ogni soggetto LGBTIAQ+ più vulnerabile, privo di strumenti di protezione e senza forza contrattuale. Cittadinə di categoria inferiore.
In questo cortocircuito legislativo, si consuma una violenza silenziosa ma radicale: ci viene detto che l’amore omosessuale può esistere solo come privatissimo sfizio privato, mai come istituzione. Come emozione, mai come fondamento sociale.
Moltə di noi non smetteranno certo di amarsi. Alcunə di noi, lə più combattive e fortunatə, lotteranno ancora di più. Ma nel quotidiano incedere delle vite di noi tuttə, nelle ore, nei giorni e negli anni, quante saranno le persone LGBTIAQ+ che saranno ricacciatə nell’invisibilizzazione, quante saranno le persone LGBTIAQ+ che si arrenderanno alla conformazione etero-cis normativa e amputeranno la propria identità, in cambio di piena cittadinanza? Quante saranno le coppie che rinunceranno all’unioni civile?
