Un Leone d’Oro accolto da una standing ovation, andato ad uno dei più importanti cineasti del cinema indipendente statunitense. Il 6 settembre scorso il presidente di giuria Alexander Payne assegnava il massimo riconoscimento dell’82ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica a Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch, per la prima volta in carriera in gara a al Lido dopo un infinito sodalizio con il Festival di Cannes.
Passati 100 giorni da quel trionfo Father Mother Sister Brother arriva nelle sale d’Italia grazie LuckyRed, a partire dal 18 dicembre 2025, con al suo interno un cast da urlo e un meraviglioso trittico cinematografico.
Tre storie che raccontano le relazioni tra figli adulti, i loro genitori piuttosto distanti e tra fratelli. Ognuna delle tre parti è ambientata nel presente e ciascuna in un paese diverso. Father è ambientato nel Nord-Est degli Stati Uniti, Mother a Dublino, e Sister Brother a Parigi. Una serie di ritratti intimi, osservati senza giudizio, in cui la commedia è attraversata da sottili momenti di malinconia, in perfetto “stile” Jim Jarmusch. Una sorta di film di anti-azione, con una forma fine e sommessa, costruito meticolosamente per permettere l’accumulo di piccoli dettagli, come se fossero fiori sistemati con cura in tre composizioni delicate. La sinergia con i magistrali direttori della fotografia Frederick Elmes e Yorick Le Saux, il brillante montatore Afonso Gonçalves e altri collaboratori frequenti hanno elevato a una forma di cinema puro ciò che è iniziato come parole su carta.
Jim Jarmusch e il cinema queer
Nel cast alcuni celebri nomi del Cinema jarmuschiano come Tom Waits e Adam Driver, affiancati da Mayim Bialik, le divine Charlotte Rampling e Cate Blanchett, Vicky Krieps, Sarah Greene, Indya Moore di Pose, Luka Sabbat e Françoise Lebrun.
Nei film del regista di Daunbailo’ i temi queer sono sempre emersi non attraverso trame esplicitamente LGBTQIA+, ma nella rappresentazione di figure marginali, outsider, anime sole e relazioni non convenzionali che sfidano le norme sociali, esplorando l’isolamento, l’estraneità, la ricerca di comunità e la fluidità identitaria attraverso personaggi affascinanti e malinconici, come i vampiri innamorati Tom Hiddleston e Tilda Swinton in Solo gli amanti sopravvivono, i musicisti di Mystery Train, l’autista-poeta di Paterson, in un’estetica “fuori norma” che richiama ad una sensibilità queer. Le identità e le relazioni sono spesso ambigue, non definite da rigide etichette, concetto che si allinea alla visione “queer” come qualcosa che sfida le definizioni tradizionali. L’estetica “fuori norma” e la malinconia cosmica dei suoi film creano da sempre un’atmosfera che risuona con l’esperienza di chi si sente diverso, celebrando la bellezza in ciò che è “altro”. Proprio per questo motivo il Cinema di Jarmusch si può definire “queer”, graze alla sua estetica, ai suoi personaggi, e ai temi di estraneità, amore e ricerca di un posto nel mondo.
La queerness di Father Mother Sister Brother
La “queerness” di Father Mother Sister Brother si manifesta nella scomposizione e nella fluidità delle dinamiche famigliari tradizionali, esplorando legami genitore-figlio e fratello-sorella che vanno oltre la norma, evidenziando zone d’ombra, distanza affettiva e l’inevitabile complessità dei rapporti, in linea con il tema più ampio della famiglia “non convenzionale”. In questa sua ultima opera Jarmusch va ad esplorare la famiglia come struttura complessa e a volte disfunzionale, con personaggi adulti che cercano la propria identità al di fuori dei ruoli standardizzati, mostrando la “fluidità dei desideri e delle relazioni” attraverso incontri e silenzi eloquenti, il tutto filtrato dalla sua poetica intimistica e priva di giudizio.
Le famiglie non convenzionali di Father Mother Sister Brother
Father Mother Sister Brother si concentra su figli e genitori, mettendo in discussione i legami affettivi in modo non tradizionale, lontano dalle aspettative classiche, esplorando la distanza affettiva e le fratture non sanate all’interno delle famiglie, mostrando come i legami possano essere complessi e non sempre lineari, suggerendo una “zona fluida” dove i ruoli e le aspettative si modificano. Jarmusch ha dato forma ad un proprio approccio critico e sfumato della famiglia e dei suoi (falsi?) miti, mettendo in discussione la norma, mostrando le tante forme che le relazioni umane possono assumere.
Cate Blanchett interpreta Timothea nel segmento “Mother”, sorella di Lilith, donna queer interpretata da Vicky Krieps, con Charlotte Rampling nei panni di sua madre in una dinamica familiare particolarmente fluida perché costretta dagli eventi ad interpretare anche il ruolo paterno, esplorando così dinamiche di genere e amore al di là delle convenzioni etero-familiari. C’è poi Indya Moore, indimenticabile Angel Evangelista di Pose, che indossa gli abiti di Skye nel segmento parigino del film. Qui, insieme a Luka Sabbat che interpreta suo fratello gemello Billy, Moore elabora il lutto per la morte dei genitori, scoprendo inediti aspetti della loro vita.
In trionfo al Lido, Father Mother Sister Brother ha colpito la variegata giuria grazie al suo ritratto “punk” delle relazioni famigliari disfunzionali, alla sua indiscutibile profondità nonostante la sua solo apparente leggerezza, facendosi riflessione sulla famiglia in modo universale. Abbattendo la norma, il perfetto film di Natale.


























