Tecla Insolia e il coming out: “È stato bellissimo trovare Sara. L’amore capita, con lei ho sempre voglia di tornare”

Dai David di Donatello alla relazione con la regista Sara Petraglia: Tecla Insolia racconta un anno di premi, consapevolezze e un amore vissuto con naturalezza.

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Tecla Insolia
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Tecla Insolia non ha ancora compiuto ventidue anni ma ha già infranto record, vinto premi, conquistato pubblico e critica, e soprattutto trovato un modo autentico di stare nel mondo. Una giovane attrice che non ha paura di parlare di amore, di fragilità, di futuro e di quella rivoluzione intima che passa attraverso il diritto di essere sé stessə. Con Concita De Gregorio si apre, senza filtri: la nuova casa, il cinema, le paure, i desideri e soprattutto Sara, la compagna da cui “ha voglia di tornare”.

Per Tecla è un momento di passaggio: una carriera in ascesa, nuove responsabilità, ruoli importanti e un amore maturo, vissuto con la serenità di chi sceglie, finalmente, di non nascondersi.

Tecla Insolia

L’ascesa di Tecla Insolia: talento, premi e nuove sfide

Nonostante la sua età, Tecla Insolia parla come chi ha vissuto molte vite. A d La Repubblica si racconta usando il passato remoto, come se avesse cinquant’anni di carriera alle spalle. E in parte è vero: lavora da quando ne aveva dieci, quando partecipò a Pequeños Gigantes con Belen Rodriguez e iniziò a studiare recitazione e canto.

Il 2025 è stato l’anno della consacrazione: due David di Donatello, un Nastro d’argento, il ruolo di Modesta ne L’Arte della Gioia, un personaggio che le ha permesso di mostrare tutta la potenza delle sue corde interpretative. E poi Familia, scelto per rappresentare l’Italia agli Oscar 2026, e Primavera, il film di Damiano Michieletto in uscita a Natale.

Nonostante tutto, non si lascia travolgere dall’hype: “È cambiato tanto e non è cambiato niente. Forse solo ho più paura di sbagliare”, dice. Legge molti copioni, cerca storie che “abbiano un’anima”, rifiuta la logica del prodotto sicuro: “Vorrei scegliere qualcosa che genera nuovo, che rischia”.

E mentre l’industria del cinema discute di tagli e numeri, lei sposta il discorso: “Non è mai questione di soldi. È il progetto quello che conta. Se la logica è solo economica, quanti dei maestri che oggi celebriamo avrebbero potuto creare le loro opere?”.

L’amore che arriva e il coming out: “Capita. È stato bellissimo trovare Sara”

Tecla Insolia e Sara Petraglia
Tecla Insolia e Sara Petraglia

Il centro emotivo dell’intervista è lei: Sara Petraglia, regista de L’Albero, film che Tecla Insolia ha accompagnato in tour tutta l’estate insieme alla collega e amica Carlotta Gamba.

Quando parla di Sara, il tono cambia: si distende, si illumina. “È stato bellissimo trovare Sara. È stata una magia. Sto con lei da due anni. Capita, l’amore”, dice semplicemente, come se bastasse il verbo capitare a spiegare tutto.

Eppure Tecla descrive un rapporto profondo, fatto di stabilità e fiducia, due parole che raramente si associano a un amore giovane: “Sara è una persona che mi dà molta tranquillità, fiducia. Mi sento stabile, con lei: ho sempre voglia di tornare”.

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In casa c’è anche Willy, un gatto “che non è di nessuno, sta con chi vuole”. Una metafora perfetta del loro modo di stare insieme: libero, non possessivo, eppure pieno di cura.

Il suo messaggio è intenso, soprattutto per una generazione che spesso vive tra prudenza e paura: “Lo so, le cose possono finire. Ma io non voglio essere prudente, voglio avere fiducia. Voglio credere nel futuro. Nella passione, e nell’arte”. Una dichiarazione d’amore, certo. Ma anche un manifesto di libertà emotiva.

Identità, tempo e autodeterminazione: “Devo costruire chi sono”

Tra i cambiamenti di quest’anno c’è anche una nuova casa: Tecla si è trasferita a La Certosa, “un posto pieno di finestre e di luce” dove, dice, può finalmente sentirsi sé stessa. “Cercavo un paese”, racconta, ricordando quando da piccola si perdeva tra i palazzi di Prati durante i provini. Oggi quella periferia scelta diventa il primo vero spazio di autonomia, il luogo da cui ripartire.

Tecla rifiuta l’etichetta dell’“anima antica”: “Io vivo in questo tempo, totalmente, e non mi sento affatto saggia”. Eppure è lucida, analitica, capace di guardare alla propria vita come a un cantiere in espansione. Non rincorre i social (“mi feriscono”) e usa poco il telefono. Non cerca l’approvazione costante. Non ha paura di dire che ha bisogno di studiare.

Ha un desiderio chiaro: costruire sé stessa, senza scorciatoie. “Devo costruire chi sono. Viaggiare, vivere”, ripete più volte.

Una presa di posizione che risuona forte soprattutto per chi, come molte persone LGBTQIA+, passa anni a giustificarsi, a negoziare identità, a comprimersi per paura di sbagliare.

Il futuro: sogni, maestri e un mondo che cambia

Quando le viene chiesto con chi vorrebbe lavorare, risponde ridendo: “Di vivo?”. Poi elenca nomi che raccontano tanto di lei: Valeria Golino, Sara Petraglia (“subito, se me lo chiedessero”), Nanni Moretti, Céline Sciamma, Celine Song.

Registi e registe che sperimentano, che raccontano la fragilità, il desiderio, le identità in movimento. Tutto ciò che oggi rappresenta anche Tecla.

Lavora già con persone non binarie, come Francesco Costabile in Familia, e riconosce quanto ogni set cambi il suo modo di guardare il mondo: “Imparo sempre”.

Tecla Insolia: un volto per il cinema queer senza proclami

Nessuna dichiarazione programmatica, nessun manifesto identitario. Tecla non rivendica, non spiega, non giustifica. Vive, e nel vivere dà spazio a un amore tra donne che appare naturale, quotidiano, luminoso.

La sua storia con Sara non è un caso di gossip, ma un esempio: di libertà, di tenerezza, di possibilità. Di come, a volte, “l’amore capita”. E capita bene.

© Riproduzione riservata.

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