Zelig, l’agghiacciante sketch di Gigi Rock: stereotipi transfobici in prima serata su Canale 5 con Bisio e Incontrada – VIDEO

Durante lo speciale per i 30 anni di Zelig, Gigi Rock porta in scena uno sketch basato su stereotipi transfobici: ta risate, applausi e silenzi imbarazzanti, la televisione italiana dimostra di essere rimasta indietro.

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Zelig, l'agghiacciante sketch di Gigi Rock: stereotipi transfobici in prima serata su Canale 5
Zelig, l'agghiacciante sketch di Gigi Rock: stereotipi transfobici in prima serata su Canale 5
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Nel corso della seconda puntata speciale di Zelig, dedicata ai trent’anni dello show, andata in onda ieri sera su Canale 5 e condotta da Claudio Bisio e Vanessa Incontrada, Gigi Rock ha riportato sul palco uno sketch che definire “datato” sarebbe persino indulgente. Un’esibizione che ha fatto leva su stereotipi transfobici vecchi, violenti e francamente inquietanti.

Vestendo i panni di Giuliano Sangiorgi e reinterpretando “Meraviglioso”, Rock ha costruito un racconto grottesco in cui una persona trans viene trasformata nell’ennesima caricatura notturna, pericolosa, violenta, mercificata. Un concentrato di luoghi comuni che la comunità trans combatte da decenni, spesso pagando un prezzo altissimo in termini di sicurezza, diritti e dignità.

Zelig, Gigi Rock
Zelig, Gigi Rock

Zelig, l’agghiacciante sketch di Gigi Rock: stereotipi transfobici in prima serata su Canale 5

Il problema non è solo lo sketch in sé, già sufficiente a far venire i brividi. Il problema è tutto ciò che gli è stato costruito intorno. Le risate fragorose in studio. Gli applausi. L’assenza totale di qualsiasi imbarazzo. E, soprattutto, la scelta di Claudio Bisio di convincere Gigi Rock a riproporre il pezzo anche in versione spagnola e francese, trasformando un momento già discutibile in una celebrazione del cattivo gusto:

“E’ vero, credetemi è accaduto, di notte lungo un viale, parcheggio la mia auto (…) d’un tratto qualcuno alle mie spalle, si chiama Angelo, ma porta i tacchi a spillo e mi portò via dicendomi così: ‘meraviglioso, ma come non ti accorgi di quanto non ti accorgi di quanto non sia meraviglioso. Meraviglioso, perfino il tuo dolore potrà guarire poi meraviglioso. Ma guarda dietro te, che dono che ti faccio, non dirmi che fa male. Mi lega al paraurti, mi sbatte per due ore, son cento euro amore. Meraviglioso’”.

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In quel passaggio, lo spettacolo ha smesso di essere semplice comicità sbagliata ed è diventato un atto di legittimazione. Come a dire che sì, va bene così. Che si può ancora ridere della pelle degli altri, purché lo si faccia in prima serata e con la colonna sonora giusta.

Colpiscono, e fanno malissimo, le risate di Vanessa Incontrada, una donna che negli anni si è giustamente esposta contro il bodyshaming subito sulla propria pelle. Una sensibilità che, evidentemente, si ferma quando a essere colpita è un’altra minoranza.

Ancora più stonato è il contesto politico e culturale in cui tutto questo avviene. Viviamo in un Paese in cui la transfobia è quotidiana, normalizzata, spesso incoraggiata da un clima repressivo sostenuto apertamente dalla destra al governo. In questo scenario, la televisione generalista dovrebbe avere una responsabilità enorme. E invece sceglie la scorciatoia più facile: la risata a scapito di chi già fatica a sopravvivere.

Siamo stanchi di questa televisione

Stanchi di una comicità che prende di mira sempre gli stessi corpi. Stanchi di un pubblico che ride senza farsi neppure una domanda. Stanchi di una televisione che celebra il passato senza interrogarsi sul presente.

Non è questione di censura, né di “non si può più dire niente”. È questione di scegliere da che parte stare. E ieri sera, a Zelig, la scelta è stata chiara. Ed è stata quella sbagliata.

Se volete recuperare il VIDEO, lo trovate qui al minuto 6.

© Riproduzione riservata.

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