Una donna trans e attivista dell’Associazione Libellula è stata aggredita la sera del 14 luglio sulla pedonale del Pigneto, a Roma. A denunciare pubblicamente l’episodio è la stessa realtà transfemminista, che sta raccogliendo informazioni e testimonianze per poter presentare una denuncia contro ignoti e contribuire all’identificazione dell’uomo indicato come responsabile.
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L’aggressione alla donna trans sulla pedonale del Pigneto
L’episodio è stato raccontato dall’Associazione Libellula attraverso un post condiviso su Instagram. Secondo le informazioni diffuse dall’organizzazione, l’attivista si trovava insieme ad alcunə amicə quando sarebbe stata colpita improvvisamente da un uomo.
“Il 14 luglio, sulla pedonale del Pigneto, una nostra attivista è stata aggredita”, si legge nel post dell’associazione.
Libellula ricostruisce quindi quanto sarebbe accaduto: “Secondo quanto ci è stato riferito, si trovava insieme alle suə amicə quando un giovane uomo le è passato accanto e le ha sferrato una gomitata, facendola cadere a terra”.
L’urto avrebbe provocato la caduta dell’attivista, immediatamente soccorsa dalle persone che erano con lei. “L3 amic3 sono intervenut3 immediatamente per soccorrerla”, si legge ancora. L’uomo, invece, si sarebbe inizialmente allontanato, prima di voltarsi nuovamente verso la donna: “L’uomo, dopo essersi allontanato di qualche metro, si è voltato verso di lei con uno sguardo minaccioso”.
L’indifferenza dei presenti
Nel post, l’Associazione Libellula richiama l’attenzione anche sulla reazione delle persone presenti nella zona al momento dell’aggressione. La pedonale del Pigneto è infatti circondata da locali e tavoli all’aperto, ma, secondo quanto riportato, nessun’altra persona sarebbe intervenuta.
“Intorno, però, passanti e persone sedute ai tavoli dei locali sono rimaste indifferenti”, denuncia l’associazione.
Libellula ricorda inoltre che, poche settimane prima, un’altra aggressione si sarebbe verificata nella stessa area: “Poche settimane fa, proprio sulla pedonale del Pigneto, era stata aggredita anche una donna cis”.
Da qui la presa di posizione affidata a tre frasi nette: “Non è normale. Non è sicurezza. Non è neutralità”.
L’Associazione Libellula prepara una denuncia contro ignoti
Dopo l’aggressione, l’Associazione Libellula ha avviato una raccolta di informazioni con l’obiettivo di rivolgersi alle autorità competenti: “Stiamo raccogliendo informazioni utili per poter depositare una denuncia contro ignoti e consegnare alle autorità competenti ogni elemento utile all’identificazione della persona responsabile”.
Nel post viene fornita anche una descrizione dell’uomo che avrebbe colpito l’attivista. Secondo quanto riportato, sarebbe “alto e muscoloso, bianco, senza capelli” e indossava “una maglia da rugby a righe bianche e verdi, con il numero 5 sulla schiena”.
La descrizione è stata diffusa per cercare eventuali persone che, la sera del 14 luglio, potrebbero aver assistito alla scena o notato elementi utili per risalire all’identità dell’uomo.
L’appello a chi era presente la sera del 14 luglio
L’Associazione Libellula invita chiunque si trovasse al Pigneto durante l’aggressione a contattare direttamente l’organizzazione attraverso un messaggio privato su Instagram.
“Se eri al Pigneto la sera del 14 luglio e hai assistito alla scena, o possiedi informazioni utili, scrivici in DM”, è l’appello rivolto alle persone presenti nella zona.
Anche informazioni che potrebbero sembrare poco rilevanti, sottolinea Libellula, potrebbero contribuire alla ricostruzione dell’accaduto: “Anche un dettaglio apparentemente marginale può essere importante”.
L’associazione chiede però di evitare segnalazioni pubbliche, accuse o condivisioni di materiali che potrebbero coinvolgere persone non ancora identificate formalmente: “Ti chiediamo di non pubblicare nomi, fotografie o accuse online: raccogliamo le testimonianze in privato per trasmetterle alle autorità competenti”, precisa la realtà transfemminista.
L’Associazione Libellula, Casa della comunità Trans* attiva dal 1997 e impegnata nell’offerta di servizi rivolti, tra le altre, a persone trans*, giovani, migranti e sex worker, conclude il proprio messaggio con un richiamo alla responsabilità collettiva di fronte alla violenza: “La solidarietà non si dichiara. Si pratica”.
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