Nel pieno dell’Heated Rivalry Mania, con la serie queer canadese che ha trasformato l’hockey nello sport più chiacchierato degli ultimi due mesi, USA Hockey ha approvato una nuova politica che certifica il divieto ai giocatori e alle giocatrici trans.
Stop all’hockey per le persone trans d’America
Come segnalato dal New York Times, l’organizzazione – riconosciuta dal Comitato Olimpico Internazionale (CIO) e dal Comitato Olimpico e Paralimpico degli Stati Uniti come organo di governo dell’hockey su ghiaccio organizzato negli Stati Uniti – ha approvato la sua nuova Politica di Idoneità alla Partecipazione a metà novembre. Entrerà in vigore il 1° aprile.
La nuova politica sottolinea che “la stragrande maggioranza dei programmi di USA Hockey è mista e non soggetta a restrizioni di genere“. Tutti i giocatori, indipendentemente dal sesso e dall’identità di genere, rimarranno idonei a partecipare all’hockey giovanile a tutte le età e a tutte le categorie di squadra, all’hockey junior e ai programmi di hockey per disabili, nonché ai programmi di hockey per scuole superiori, scuole preparatorie e hockey per adulti ma solo e soltanto se non contemplano divisioni legate al genere.
La nuova politica impone infatti la partecipazione a programmi che corrispondano al sesso assegnato alla nascita a tutti quelli che vorranno prendere parte a programmi in cui la distinzione di genere tra hockey maschile e femminile esiste.
La denuncia social di Harrison Browne
Questa nuova politica include un’eccezione per gli uomini transgender, che “non possono partecipare a programmi riservati alle donne se si sono sottoposti a terapia ormonale maschile“.
Questo vuol dire che agli uomini transgender in terapia ormonale sostitutiva sarà vietata la partecipazione sia alle squadre femminili che a quelle maschile, come denunciato dall’ex giocatore di hockey Harrison Browne, trans dichiarato e ora attore.
“Molti uomini trans hanno giocato a hockey femminile per tutta la loro carriera, e gli spazi femminili sono più sicuri per le persone queer, soprattutto nell’hockey“, ha sottolineato a The Athletic Browne, apparso nella prima stagione di Heated Rivalry in veste di guest star. “Se si potesse scegliere tra giocare nel campionato maschile o non giocare affatto, la maggior parte degli uomini transgender sceglierebbe di non giocare affatto”.

Browne ha fatto coming out come uomo trans nel 2016, mentre giocava nella National Women’s Hockey League, ma ha rimandato la terapia ormonale sostitutiva a dopo il suo ritiro. Via social Browne ha criticato soprattutto l’impatto della nuova politica sui programmi di hockey ricreativo per adulti.
“Non sto sostenendo che gli uomini transgender possano assumere testosterone mentre giocano in campionati competitivi“, ha precisato Browne a The Athletic. “Parlo dei campionati amatoriali (beer league), dove la differenza di livello è enorme. Sono solo divertimento, esercizio fisico e comunità. Questo vale anche a livello giovanile, dove si gioca solo a livello ricreativo per stringere amicizie“.
Secondo The Athletic, il Consiglio di Amministrazione di USA Hockey ha approvato la nuova politica di ammissibilità a seguito del recente cambiamento di politica del Comitato Olimpico e Paralimpico degli Stati Uniti, che di fatto impedisce alle donne transgender di competere negli eventi femminili. Lo scorso luglio, l’USOPC ha aggiornato la propria “Politica sulla sicurezza degli atleti“, sottolineando di avere “l’obbligo di conformarsi” all’ordine esecutivo “Keeping Men Out of Women’s Sports” firmato un anno fa dal presidente Donald Trump, in cui viene minacciata la revoca dei finanziamenti federali alle organizzazioni che consentono alle donne e alle ragazze transgender di partecipare a programmi sportivi femminili. L’USOPC ha inviato una lettera agli organi di governo nazionali da essa supervisionati, chiedendo loro di adeguare le proprie politiche all’ordine anti-trans degli Stati Uniti.
