Durante la puntata di giovedì 12 febbraio di Otto e Mezzo, Lilli Gruber ha dedicato spazio alla vicenda legata ad Andrea Pucci e al suo passo indietro dal Festival di Sanremo 2026.
La giornalista ha affrontato il tema con il suo consueto approccio diretto e analitico, sottolineando subito un punto preciso che sfugge a molta gente: non si è trattato di un episodio di censura.
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Lilli Gruber parla di Pucci via da Sanremo 2026 e ci spiega perché non si tratta di censura
Nel corso della trasmissione, Gruber ha fatto riferimento anche al commento di Giorgia Meloni, spiegando di non conoscere personalmente il comico.
Ha dichiarato:
“Ma la Meloni in tutto questo tace, ma ha parlato di questo comico che io non conoscevo”.
Il tono del suo intervento ha puntato a riportare la questione su un piano concreto, lontano da letture politiche o ideologiche forzate.
Specie, in questo periodo ricco di urgenze e domande senza risposta da parte della politica.
Fa sorridere (amaramente), che Meloni intervenga con imbarazzante ritardo su questioni preziose e urgenti (vedi gli sfollati di Niscemi) del nostro Paese, mentre ci abbia impiegato esattamente mezzora per scrivere sui social il suo post in difesa di Pucci (attaccando la sinistra “illiberale”, a sua detta).
Entrando nel merito, la giornalista ha ricostruito la vicenda partendo dai fatti.
Ha detto:
“La Meloni ha parlato di questo comico che non conoscevo, tale Pucci. Era stato invitato al Festival di Sanremo e poi lui si è ritirato perché si è offeso sui social, è successo quello che succede sempre sui social, soprattutto se uno li usa in modo divisivo”.
Nel dialogo in studio ha poi coinvolto Marco Travaglio, aggiungendo:
“Purtroppo dobbiamo parlarne”.
Il messaggio è rimasto coerente per tutta la puntata. Pucci ha reagito a un clima social complesso, ma la scelta finale è stata sua. Parlare di censura, in questo contesto, significa forzare la realtà dei fatti.
Lilli Gruber, in maniera perfettamente sintetica, ha spiegato un concetto che alla destra italiana è sfuggito.
Il confronto con Italo Bocchino sulla presunta censura
In studio, Italo Bocchino ha difeso l’intervento di Giorgia Meloni, che aveva parlato di un clima di intimidazione nei confronti del comico.
Anche Ignazio La Russa aveva espresso solidarietà, sostenendo la tesi di una censura subita da Pucci.
Bocchino ha dichiarato:
“Non sono intervenuti per occuparsi di un comico, ma per criticare una censura”.
Gruber ha risposto con fermezza:
“Ma dove è stata la censura? Non mi dire censura perché non c’è stata. Pucci ha deciso autonomamente di ritirarsi e di declinare l’invito per Sanremo”.
Carlo Conti conferma: scelta autonoma
A rafforzare questa lettura sono arrivate anche le parole di Carlo Conti.
Il direttore artistico del Festival ha ribadito che la decisione di Pucci è stata presa in autonomia.
Conti ha spiegato:
“Non pensavamo di creare un affare di Stato. La mia scelta era per un artista riempie i teatri”.
Ha poi chiarito il metodo con cui sceglie gli ospiti:
“Non vado a chiedere cosa pensi e cosa fai nella vita, non vado a vedere i social”.
Questa posizione conferma un elemento chiave della vicenda. Il ritiro di Pucci non nasce da pressioni esterne, ma da una valutazione personale legata alla propria esposizione pubblica.
Se il comico non è stato in grado di superare delle critiche (lui parla di “insulti” e “minacce”) sul suo lavoro, dovrebbe anche assumersi la piena responsabilità delle sue azioni.
Ed invece ha preferito mettere la testa sotto la sabbia accusando perfetti estranei sui social.
Lilli Gruber ha ragione: parlare di censura non regge
Alla luce delle dichiarazioni arrivate da più fronti, il quadro resta chiaro. Pucci ha ricevuto critiche sui social e, proprio per questo, ha deciso autonomamente di non partecipare a Sanremo.
Nessuno gli ha impedito di partecipare.
La linea sostenuta da Lilli Gruber si inserisce proprio qui. Difendere il significato reale della parola censura significa evitare che venga usata in modo improprio, come ha fatto la destra italiana (ancora una volta).
In questo caso non emerge alcun elemento che possa far pensare a un divieto imposto dall’esterno e l’idea di censura resta priva di riscontri concreti.
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