Il Parlamento europeo ha chiesto all’ONU il pieno riconoscimento delle donne trans

La risoluzione è stata adottata con 340 voti favorevoli, 141 contrari e 68 astenuti. Dall'Italia Pro Vita attacca, parlando di "documento agghiacciante, manifesto ideologico intriso di istanze abortiste, pro-Lgbt e a favore dell'agenda Gender che minaccia la libertà di espressione".

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Mercoledì scorso il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che precisa come le donne trans siano donne.

La risoluzione mirava ad adottare raccomandazioni sulle priorità dell’Unione europea per la 70a sessione della Commissione delle Nazioni Unite sulla condizione femminile, che si terrà il mese prossimo a New York. La Commissione delle Nazioni Unite sulla condizione femminile ha il compito di promuovere la parità di genere in tutto il mondo.

Il Parlamento europeo all’ONU: “Le donne trans sono donne”

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Citando la Convenzione delle Nazioni Unite sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne, nonché diverse altre proclamazioni internazionali, il Consiglio ha stilato un elenco di raccomandazioni che l’UE dovrebbe perseguire durante la Convenzione, tra cui: “sottolineare l’importanza del pieno riconoscimento delle donne trans come donne, osservando che la loro inclusione è essenziale per l’efficacia di qualsiasi politica di parità di genere e antiviolenza; chiedere il riconoscimento e la parità di accesso delle donne trans ai servizi di protezione e sostegno“.

La risoluzione ha menzionato anche le persone LGBTQ+ in diversi altri punti, chiedendo di “sostenere e difendere i valori della diversità, dell’uguaglianza e dell’inclusione”  nonché uno “strumento completo per monitorare e contrastare l’arretramento democratico e l’arretramento nei diritti delle donne“, citando “attacchi da parte di movimenti anti-genere e anti-diritti” che “diffondono menzogne, minano la democrazia e prendono di mira i diritti delle donne e delle persone LGBTIQ+”.

La sezione dedicata ai tagli ai finanziamenti alle organizzazioni non governative ha incluso anche le “organizzazioni LGBTIQ+” tra quelle che necessitano di sostegno.

La sezione sulla salute e i diritti sessuali e riproduttivi (SRHR) menzionava “l’accesso a servizi di salute mentale sensibili al genere per le giovani donne e le persone LGBTIQ+“.

E una sezione sull’impegno dell’UE in politica estera, di sviluppo e di sicurezza, inclusiva e intersezionale, sottolineava la necessità di dare priorità “alle esigenze delle donne e dei difensori dei diritti umani delle persone LGBTIQ+”.

La risoluzione è stata adottata con 340 voti favorevoli, 141 contrari e 68 astenuti. Tra i favorevoli anche una parte di eurodeputati del Partito Popolare Europeo, di centrodestra. I partiti di estrema destra hanno votato contro.

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La giornalista indipendente Erin Reen ha fatto notare come questa risoluzione metta l’UE “in rotta di collisione diretta con gli Stati Uniti“, che saranno presenti alla sessione ONU. D’altronde l’amministrazione Trump sta di fatto cancellando la comunità trans dal tessuto sociale statunitense, con ordini esecutivi transfobici a getto continuo da quando il tycoon è tornato alla Casa Bianca. Sebbene le raccomandazioni del Parlamento europeo non siano vincolanti, si prevede che avranno un’influenza significativa sulle posizioni dell’UE al forum.

L’attacco di Pro Vita e Famiglia

Immediate le reazioni polemiche dall’Italia, con Antonio Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia, che ha parlato di un “documento agghiacciante che detta la linea che il Consiglio dovrà tenere all’Onu durante la Commissione sulla condizione delle donne. Un manifesto ideologico intriso di istanze abortiste, pro-Lgbt e a favore dell’agenda Gender che minaccia la libertà di espressione”. “È inaccettabile che l’Europa voglia imporre il riconoscimento delle ‘donne trans come donne’: questa non è inclusione, è la cancellazione della realtà femminile che mette a rischio la sicurezza e gli spazi riservati alle donne. Ancora più grave è definire il mancato accesso all’aborto come una ‘violenza di genere’. L’UE getta la maschera e tenta di sancire l’aborto come diritto fondamentale, negando di fatto il diritto fondamentale alla vita del nascituro e la libertà di coscienza dei medici“.

Secondo Brandi, “il testo assume i tratti di una persecuzione politica quando invita a condannare i movimenti pro-family come ‘minacce alla democrazia’: un atto intimidatorio contro milioni di cittadini che difendono la legge naturale. Troviamo infine delirante l’impegno per una politica estera ‘femminista e intersezionale’ che vuole così esportare l’agenda Lgbtq+ nel mondo tramite una vera colonizzazione ideologica. Chiediamo al governo italiano di esercitare ogni pressione possibile e di esprimere un voto contrario in sede di consiglio: l’Italia ha il dovere di guidare una resistenza a questo suicidio culturale e antropologico“.

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