Francia, avanza l’estrema destra ma non sfonda: il 27% dei voti LGBTIQ+ a Bardella?

Il primo turno delle municipali premia il Rassemblement National a Nizza, Tolone e Marsiglia. Nel frattempo un sondaggio rivela che il 27% degli elettori LGBTIQ+ voterebbe l'estrema destra nel 2027. I numeri, i candidati omofobi e quello che c'è davvero in gioco.

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Ieri 15 marzo, la Francia ha votato per il primo turno delle elezioni municipali. I risultati dicono quello che i sondaggi anticipavano da mesi, ma forse con più crudezza: il Rassemblement National guida in testa nelle grandi città con più di centomila abitanti a Nizza, Tolone, Nîmes e Perpignan.

Tra i dati che circolano in queste ore ce n’è uno che riguarda direttamente la comunità: secondo un sondaggio Ifop per Têtu, il 27% degli elettori LGBTIQ+ francesi voterebbe Bardella nel 2027

Nizza, il caso più clamoroso

A Nizza, Éric Ciotti (UDR-RN) ha ottenuto il 43,43% dei voti al primo turno, arrivando nettamente in testa, mentre il sindaco uscente Christian Estrosi (Horizons) si è fermato al 30,92%. Un risultato che ribalta vent’anni di egemonia politica nella quinta città di Francia. Estrosi ha già lanciato un appello affinché la sinistra si ritiri in suo favore per fare “barrage” all’estrema destra, dichiarando: “La città di Nizza è in pericolo.”

Tolone e Marsiglia

A Tolone, la deputata RN Laure Lavalette, presentatasi formalmente “senza etichetta” pur restando membro del bureau nazionale del partito, ha ottenuto il 42,05% dei voti al primo turno, con oltre dodici punti di vantaggio sulla sindaca uscente. A Marsiglia lo scenario vede il sindaco uscente di sinistra Benoît Payan, che ha raccolto il 36,70% dei suffragi, contro il 35,02% del candidato RN Franck Allisio. Payan ha già depositato la sua lista per il secondo turno escludendo ogni accordo con La France Insoumise (l’estrema sinistra populista di Melenchon), il cui candidato oggi 17 marzo si è ritirato dalla corsa per dare slancio alla “barricata contro il RN”.

Il quadro nazionale: non è marea nera, ma la svolta a destra è possibile

In ben 60 comuni l’estrema destra è arrivata prima, guadagnando il secondo turo, contro appena undici al primo turno del 2020.  Eppure, il partito di Bardella ha mostrato i suoi limiti nelle metropoli più grandi: sconfitto nettamente a Calais, battuto di misura a Lens, e assente al secondo turno a Bordeaux, Tolosa, Montpellier, Rennes e Strasburgo. A Parigi, il candidato RN Thierry Mariani ha ottenuto appena l’1,5% dei voti.

Perpignan, Hénin-Beaumont e Beaucaire sono state confermate già al primo turno, bastioni storici consolidati. La vera partita si giocherà domenica prossima nelle città del sud.

Le alleanze come prova generale per il 2027

Jordan Bardella ha già teso la mano. Il presidente del RN ha aperto ad accordi con le “liste di destra sincere” per contrastare “il disordine dell’estrema sinistra“. Un linguaggio calibrato per segnalare ai Républicains (destra moderata) che il momento dell’unificazione delle destre potrebbe essere arrivato. Le municipali diventano così il laboratorio politico dove si misurano le compatibilità in vista della presidenziale del 2027.

Il paradosso del voto LGBTIQ+

 

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Sugli elettori LGBTIQ+ arriva il dato più contraddittorio e inquietanti. Un sondaggio Ifop per il magazine queer Têtu, pubblicato questa settimana, dà Bardella al 27% delle intenzioni di voto nel primo turno presidenziale del 2027 tra gli elettori LGBTIQ+, primo tra tutti i candidati. Secondo Similiqueer (altro media queer francese), la metodologia del sondaggio è discutibile: il sistema di votazione avrebbe consentito di esprimere il proprio voto più volte con una certa facilità.

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Il Rassemblement National guadagna dieci punti rispetto a un’analoga rilevazione del febbraio 2022. Ma il travaso di voti non è tanto un’adesione all’estrema destra quanto una fuga dal macronismo: i candidati centristi raccolgono oggi appena il 17% delle intenzioni di voto LGBTIQ+ (nonostante Attal), contro il 28% del 2017. “Gli elettori LGBT non vedono più nel macronismo un motore di progresso sociale“, nota François Kraus, direttore del team politico dei sondaggisti di Ifop.

È un numero che fa rumore. Ma va contestualizzato: il RN resta proporzionalmente meno sostenuto nella comunità LGBTIQ+ che nella popolazione generale, dove raccoglie il 36% delle intenzioni di voto. E soprattutto, il 56% delle persone LGBT si colloca ancora a sinistra (Le Parisien). Chi vota RN nella comunità, inoltre, lo fa sempre meno per rigetto degli altri partiti e sempre più per adesione al programma. Primo tra tutti: la sicurezza. Un fenomeno che vede i suoi primi spiragli anche in Italia, con la nascita dei Gay Conservatori di Francesca Pascale.

Non rivendicano diritti, si dichiarano soddisfatti dello status quo. E si sentono minacciati dalle paure su cui fa propaganda l’estrema destra da Trump a Orban: l’immigrazione in primis.

I “brebis galeuses” (pecore nere): la lista delle contraddizioni

Il conto con la realtà arriva dal lavoro di monitoraggio che associazioni e media francesi hanno condotto in vista di queste elezioni. Come ha documentato proprio Similiqueer, tra i circa 139 candidati RN e affini definiti come problematici alle municipali, una decina è stata segnalata specificamente per episodi di omofobia o sessismo. StreetPress aveva censito a marzo 180 “brebis galeuses” (pecore nere) candidate su liste RN e alleate, segnalate per “passaggi in gruppi radicali, violenze, dichiarazioni razziste od omofobe“.
La storia del partito sul piano dei diritti parla da sola. Il Front National, diventato Rassemblement National, si è storicamente opposto alle principali conquiste in materia di diritti LGBTI+: i deputati hanno votato contro la legge del 1982 che depenalizzava l’omosessualità, contro il Pacs nel 1999 e contro il matrimonio egualitario nel 2013. Nel 2021, i deputati RN hanno votato contro l’apertura della PMA alle coppie di donne e contro il divieto delle terapie di conversione.

Bardella, spesso vittima di outing sulla sua presunta e smentita omosessualità, dice di non voler abrogare il matrimonio egualitario. Ma la lista dei voti parlamentari del RN contro i diritti LGBTIQ+ è un corposo archivio difficile da nascondere.

Cosa c’è davvero in gioco al secondo turno

Le elezioni municipali francesi non decidono solo chi gestirà gli asili nido o la raccolta rifiuti nelle città. Un obiettivo chiave del RN in queste comunali è posizionarsi bene in vista delle elezioni senatoriali, dove i senatori vengono eletti anche dai consiglieri municipali. Più consiglieri comunali RN oggi, più senatori domani, più potere istituzionale per il 2027 in vista della battaglia per l’Eliseo del dopo-Macron.
Il 22 marzo si vota il secondo turno. Le trattative per le fusioni di liste sono aperte fino a martedì sera. Da Nizza a Marsiglia, dall’agenda dei diritti alla composizione del futuro Senato: il voto di domenica prossima peserà molto di più di quanto il nome “elezioni comunali” lasci immaginare. E il RN sta tessendo la sua tela verso l’Eliseo.

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