Boston University, via tutte le bandiere rainbow ed è polemica: “Dobbiamo rimanere neutrali”

Rimosse da tutti gli spazi pubblici e dalle finestre. Docenti sul piede di guerra. Chi ha paura di una bandiera arcobaleno?

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Prosegue indisturbata la guerra alle bandiere arcobaleno da parte dell’amministrazione Trump, con l’università di Boston ultima ‘vittima’. A metà marzo sono state fatte sparire tutte le bandiere rainbow visibili dall’esterno, tra finestre degli studenti e dei professori, per quella che è stata definita una nuova ‘politica’.

Travolta dalle polemiche Melissa Gilliam, rettrice della Boston University, ha affermato che non vi sarebbe stato “alcun attacco mirato a una particolare popolazione“, quando i funzionari dell’università hanno rimosso tutte le bandiere arcobaleno dalla vista del pubblico, insistendo sul fatto che la politica dell’università in materia di segnaletica è “neutrale rispetto al contenuto”. “Voglio essere molto chiara sul fatto che sosteniamo inequivocabilmente la nostra comunità LGBTQIA+”, ha precisato Gilliam durante un’assemblea pubblica presso la George Sherman Union, giovedì mattina, per poi fare riferimento ai suoi anni di ginecologa pediatrica e dell’adolescenza per difendere il sostegno dell’università ai diritti LGBT.

“L’esperienza dei giovani queer e non conformi, di tutti i giovani, dei gruppi minoritari, è la missione della mia vita”. “Quindi, suggerire che noi, come amministrazione, non vediamo e non apprezziamo questa comunità è francamente falso”. Tuttavia, ha aggiunto, lavorare in una comunità universitaria “significa che le persone hanno molte idee diverse e il privilegio di far parte di una comunità accademica è quello di poter dire ciò che si vuole, non importa quanto sbagliato possa essere”. “Ma si parla a titolo personale”. “Abbiamo delle regole che riguardano il tempo, il luogo e le modalità di espressione, e queste sono neutrali rispetto al contenuto. Pertanto, abbiamo deciso che se si ha il privilegio di avere una finestra che si affaccia sul campus, non si ha il privilegio di parlare a nome dell’università“.

Ma sono le modalità e le tempistiche a fare rumore, perché fino ad oggi nessuno aveva mai ritenuto quelle bandiere un problema. In piena 2a era Trump, con il tycoon che ha minacciato di tagliare tutti i finanziamenti a quelle università che non si sono piegate al suo divieto nei confronti delle atlete trans, il bando è diventato improvvisamente realtà.

Polemiche alla Boston University, i docenti contro la rettrice

Le dichiarazioni della rettrice arrivano pochi giorni dopo le preoccupazioni espresse da diversi docenti, che le hanno inviato una lettera in cui denunciavano la rimozione delle bandiere arcobaleno da diverse finestre, tra cui una del dipartimento di Studi sulle donne, sul genere e sulla sessualità. La sezione della Boston University dell’American Association of University Professors (AAUP), il sindacato dei docenti, ha recapitato una lettera a Gilliam lunedì mattina, sollecitando la revoca della norma. Le hanno inoltre inviato un documento che elenca almeno una dozzina di esempi in cui, a loro dire, l’amministrazione avrebbe limitato la libertà di espressione nel campus nell’ultimo anno, imponendo provvedimenti disciplinari a membri di gruppi come Students for Justice in Palestine.

“Sono davvero scioccato dal fatto che si ostini a difendere questa posizione. Non la capisco”, ha affermato Keith Vincent, professore associato del dipartimento di Studi sulle donne, il genere e la sessualità, che ha contestato l’affermazione secondo cui i docenti “non hanno il privilegio di parlare a nome dell’università”.

“Si tratta di un insieme di valori che l’università ha già espresso pubblicamente e che sostiene, quindi non capisco come questa affermazione possa avere un senso”, ha sottolineato Vincent, riferendosi al simbolismo della bandiera arcobaleno. Il suo ufficio, nell’edificio della Facoltà di Teologia, si affaccia sul fiume Charles, ai margini del campus, e il professore ha esposto una bandiera arcobaleno ben visibile. “Ne ho una alla finestra e non la toglierò finché non la toglieranno loro”, ha precisato riferendosi all’amministrazione, aggiungendo che la rimetterà subito al suo posto se verrà rimossa.

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In quanto donna queer, ex studentessa e attuale docente alla Boston University, sostengo che la bandiera del Pride continui a svolgere un ruolo cruciale nelle università e in altri spazi educativi“, ha scritto su The Advocate Heather Barrett, docente senior presso il programma di scrittura del College of Arts & Sciences della Boston University, dove insegna scrittura e seminari di ricerca agli studenti del primo anno. “Oltre a minacciare la libertà di parola, i ripetuti tentativi della BU di rimuoverla, lungi dall’essere “neutrali”, inviano un messaggio doloroso: il semplice fatto di riconoscere l’esistenza di persone LGBTQIA nel nostro campus è in qualche modo controverso”. “Sono docente alla BU da quasi dieci anni. Sebbene mi rattristi vedere i miei studenti entrare nell’età adulta in un’epoca di rinnovati attacchi politici contro le persone LGBTQIA+, questo mi incoraggia anche a essere più aperta che mai riguardo all’orgoglio e alla gioia che provo per la mia identità queer. All’inizio di ogni semestre, chiedo agli studenti di presentare una diapositiva con cinque informazioni personali come esercizio di aggregazione. Nella mia diapositiva, racconto che tra i miei hobby ci sono il lavoro a maglia e la boxe, e che il mio colore preferito è il viola. Includo anche una foto di me e della mia compagna mentre ci scambiamo le promesse nuziali davanti a un collage arcobaleno all’Eric Carle Museum of Picture Book Art. Quando gli studenti vengono nel mio ufficio, vedono una foto di Louisa May Alcott e la mia action figure di Edgar Allan Poe, insieme a numerosi adesivi del Pride, tra cui diversi distribuiti dalla Boston University. Non ho una bandiera del Pride alla finestra del mio ufficio, che si affaccia su un vicolo. Se ne appendessi una, mi chiedo se la Boston University si opporrebbe con la stessa veemenza con cui si oppone quando i colleghi le mettono alle finestre che si affacciano sulla Commonwealth Avenue, l’arteria principale del campus. Essere un’educatrice apertamente queer e sostenere esplicitamente gli studenti LGBTQIA è una scelta pedagogica valida. Non solo garantisce sicurezza agli studenti, ma segnala anche che tutti possono essere onesti riguardo alla propria identità. Questa apertura crea un clima in classe in cui gli studenti possono porre domande, commettere errori, ricevere feedback costruttivi, esprimersi senza timore e instaurare autentici legami tra loro. Se la Boston University desidera davvero che gli studenti apprendano queste lezioni cruciali sul potere delle parole, la dirigenza universitaria farebbe bene ad assumersi la responsabilità della propria dichiarazione di “sostegno inequivocabile” alla comunità LGBTQIA+. Dovrebbero attenersi agli stessi principi di verità e umanità che professano, non solo cessando i loro sforzi per rimuovere le bandiere del Pride, ma anche intraprendendo azioni più concrete a nostro sostegno. Nel frattempo, molti di noi nelle aule e negli uffici della Boston University continueranno a essere presenti per tutti i nostri studenti, garantendo loro un’eccellente istruzione e facendoli sentire visti nella loro piena umanità, con o senza una bandiera del Pride appesa nelle vicinanze”.

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