Trump e le destre spingono i creativi d’Europa all’autocensura: “Gli sceneggiatori potrebbero decidere di cestinare le storie LGBTQ”. Il report

"Viviamo in un'epoca di autentica crisi". "Ma queste crisi non si risolvono negandone l'esistenza. Gli sceneggiatori hanno il diritto e la responsabilità di resistere all'erosione della libertà di espressione, di opporsi a coloro che vorrebbero dire loro cosa, come e se possano scrivere e di insistere sul potere e sul valore delle loro storie".

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Donald Trump e i numerosi governi internazionali di estrema destra hanno creato un “effetto paralizzante” che sta spingendo i creativi di tutto il continente all’autocensura.

A questa allarmante conclusione sono arrivati gli sceneggiatori d’Europa con un rapporto pubblicato la scorsa settimana dalla FSE (Federazione degli Sceneggiatori Europei) al Series Mania Festival di Lille.

L’allarme degli sceneggiatori europei sull’autocensura figlia delle destre al potere

Il report dal titolo “Diritto di Scrivere” precisa come a livello globale ci sia stato nell’ultimo decennio “un sostanziale cambiamento nelle convinzioni e nei valori politici che ha portato a un notevole aumento del sostegno popolare ai partiti di estrema destra”. Il rapporto punta il dito contro sette partiti di destra che in Europa attualmente governano, da soli o in coalizione, tra Croazia, Repubblica Ceca, Finlandia, Ungheria, Slovacchia, Svezia e Italia. Gli attacchi ai creativi da parte di questi governi avrebbero portato a un “effetto paralizzante“, si legge nel rapporto, per cui “vengono prese decisioni soggettive sul potenziale creativo, commerciale e di pubblico dei progetti cinematografici e televisivi, anche nelle prime fasi di sviluppo“.

Questo è un sistema chiaramente vulnerabile agli abusi se esponenti malintenzionati dovessero avere il controllo di questi fondi e del processo decisionale soggettivo su cui normalmente si basa. Consapevoli di cosa accada quando un partito di estrema destra sale al potere, le emittenti e le case di produzione stanno adattando i loro programmi di produzione e sviluppo in risposta a questo panorama politico instabile e in continua evoluzione. Le loro strategie di gestione del rischio le portano ad allontanarsi da storie che potrebbero attirare il biasimo di esponenti di estrema destra sempre più influenti“.

La FSE ha segnalato in particolare le azioni del governo ungherese e dell’ex governo polacco.

L’effetto paralizzante colpisce anche gli stessi creatori. È ovvio che gli sceneggiatori propongono progetti a chi ritengono possa essere interessato. Rendendosi conto che le commedie romantiche, le storie di evasione e i drammi storici, che dimostrano l’innata capacità dei loro compatrioti di sconfiggere gli invasori stranieri, sono ormai i generi richiesti, gli sceneggiatori potrebbero decidere di relegare le loro storie di immigrazione o LGBTQ in fondo al cassetto“.

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La FSE ha ricordato la dipendenza dell’industria cinematografica e televisiva europea dai finanziamenti delle emittenti pubbliche e delle agenzie governative e come questa dipendenza sia a rischio, “portando a una riduzione del volume di lavoro disponibile per sceneggiatori“.

Una situazione peggiore si sta vivendo negli USA, dove nel 2023 si sono prodotti meno della metà dei lungometraggi realizzati in Europa e circa il 60% delle serie televisive nello stesso anno. Il report punta il dito contro Donald Trump e la sua amministrazione, esprimendo preoccupazione per il fatto che il suo governo “autocratico o autoritario” possa avere un impatto diretto o indiretto sui finanziamenti per i progetti europei. “L’ostilità dell’estrema destra nei confronti dell’imposizione di quadri normativi da parte dell’UE, unita all’avversione dell’amministrazione Trump per le normative che, a suo dire, danneggiano le aziende statunitensi, fa temere un indebolimento delle basi legislative e politiche dell’ecosistema audiovisivo europeo, con conseguenze durature per i mezzi di sussistenza dei professionisti del settore creativo”. “L’amministrazione Trump negli Stati Uniti ha manifestato chiaramente la sua avversione per la legislazione europea, in particolare nel settore digitale“.

La FSE ha definito “preoccupante per la libertà di espressione globale” la chiusura “per ristrutturazione” del recentemente rinominato Trump Kennedy Center, criticando al contempo il famigerato discorso di J.D. Vance in cui il vicepresidente degli Stati Uniti affermava: “temo che in Europa la libertà di parola sia in ritirata“.

“Considerato che ventuno dei ventisette Stati membri dell’Unione Europea occupano posizioni più alte nell’indice di libertà di stampa di RSF rispetto agli Stati Uniti, che si trovano al cinquantasettesimo posto, è difficile prendere sul serio le dichiarazioni del Vicepresidente”, si legge nel report della FSE, che ha ufficialmente incoraggiato i propri membri a monitorare e a segnalare singoli episodi di censura, dichiarazioni pubbliche di personaggi politici e nomine controverse presso istituzioni culturali. La FSE “può utilizzare queste informazioni per promuovere iniziative a livello europeo e per cercare il sostegno di istituzioni o organizzazioni non governative, con l’obiettivo di istituire un Osservatorio europeo dedicato alla libertà di espressione artistica nella scrittura audiovisiva o di garantire la piena integrazione di questo specifico settore nei quadri normativi esistenti”. “Viviamo in un’epoca di autentica crisi“, conclude il rapporto. “Ma queste crisi non si risolvono negandone l’esistenza. Gli sceneggiatori hanno il diritto e la responsabilità di resistere all’erosione della libertà di espressione, di opporsi a coloro che vorrebbero dire loro cosa, come e se possano scrivere e di insistere sul potere e sul valore delle loro storie“.

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