Si può cambiare il destino di chi è morto per omofobia? Il corto “Un legame chiamato tempo”

Il cortometraggio di Domenico Ferrazzano, “Un legame chiamato tempo”, unisce fantascienza e romanticismo per raccontare una storia di violenza omofoba e possibilità. Selezionato al Festival Tulipani di Seta Nera, è disponibile su RaiPlay.

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“Un legame chiamato tempo”, il corto sci-fi selezionato al Festival Tulipani di Seta Nera
“Un legame chiamato tempo”, il corto sci-fi selezionato al Festival Tulipani di Seta Nera
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“Un legame chiamato tempo”, cortometraggio scritto e diretto da Domenico Ferrazzano, è stato selezionato al Festival Tulipani di Seta Nera, tra le rassegne più attente al cinema sociale in Italia. Un riconoscimento importante per un’opera che riesce a coniugare linguaggi diversi – fantascienza, romanticismo e dramma – per affrontare un tema ancora urgente come l’omofobia.

Distribuito da Mainstream Distribution e prodotto da RUFA, il corto si inserisce in un panorama audiovisivo che sta cercando nuove forme per raccontare le discriminazioni e le identità LGBTQIA+, andando oltre le narrazioni più convenzionali. La selezione al festival, curato da Rai Cinema, rappresenta dunque un ulteriore passo avanti per un progetto che punta a parlare al presente con strumenti innovativi.

“Un legame chiamato tempo”
“Un legame chiamato tempo”

“Un legame chiamato tempo” : Orazio e Giuliano, due vite divise da 50 anni

Al centro del racconto ci sono i due protagonisti, Orazio D’Angelo (interpretato da Francesco Petit-Bon) e Giuliano Romano (Riccardo Leonetti).

Orazio è un giovane degli anni ’70. La sua storia è segnata da una violenza brutale: il 12 luglio 1973 viene assassinato da un gruppo di bulli in un bosco mentre si sta recando al cinema. Un destino tragico che richiama una realtà storica fatta di aggressioni spesso invisibilizzate.

Giuliano, invece, è il “ragazzo del futuro”. Vive cinquant’anni dopo, nel 2023, in un tempo diverso, ma non completamente libero dalle ombre del passato. I due entrano in contatto attraverso un misterioso telefono, elemento chiave del racconto. Quel filo invisibile diventa un ponte tra epoche, esperienze e possibilità.

Come cambia il destino: la trama del corto

Da questa intuizione narrativa prende forma una storia intima e universale, in cui i protagonisti si trovano costretti a confrontarsi con le proprie paure e con decisioni difficili, che mettono in gioco non solo il loro presente, ma anche il loro futuro. Il cuore narrativo del corto si sviluppa quando Giuliano riesce a intervenire sul destino di Orazio.

Attraverso quel contatto impossibile, il ragazzo del futuro riesce a salvarlo dalla brutale aggressione. Il pestaggio letale viene evitato, e con esso una morte che sembrava inevitabile.

Un gesto che cambia tutto. O quasi. Il corto gioca proprio su questo confine: cosa significa davvero salvare qualcuno? E quali sono le conseguenze di una scelta che altera il corso degli eventi?

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Il film costruisce un racconto intimo e universale su amore, paura e scelta. Il dispositivo fantascientifico non è solo un espediente narrativo, ma un elemento simbolico centrale. Diventa una linea che connette e, allo stesso tempo, evidenzia le distanze temporali, sociali e culturali che ancora oggi attraversano le vite delle persone LGBTQIA+.

Dopo aver salvato Orazio, Giuliano prende una decisione difficile: chiudere quella relazione fatta solo di telefonate, sospesa tra due epoche. Un addio che non nasce dalla mancanza di sentimento, ma dalla consapevolezza. Il loro legame, per quanto autentico, non può esistere davvero nel tempo. Qui emerge la dimensione più intima del corto: l’amore non coincide sempre con la possibilità di restare.

Il finale è uno dei momenti più intensi del film. Nonostante la separazione, i due si incontrano davvero. Su una panchina, Orazio, ormai anziano, incontra Giuliano. È sopravvissuto, ha vissuto una vita che non avrebbe potuto avere altrimenti. E in quell’incontro restituisce senso a tutto.

Orazio consola Giuliano, ricordando quanto accaduto cinquant’anni prima e mostrando una profonda riconoscenza verso quel “ragazzo del futuro” che gli ha salvato la vita. Si assiste così ad un ribaltamento emotivo in cui chi è stato salvato diventa, a sua volta, colui che offre conforto, chiudendo il cerchio e trasformando il tempo da distanza a legame.

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Omofobia e racconto nel cinema di genere: dove vedere il corto

“Un legame chiamato tempo” affronta l’omofobia attraverso una storia ambientata nel 1973, richiamando violenze spesso rimaste ai margini. Il cambiamento del destino del protagonista diventa una riflessione sul rapporto tra passato e presente.

Il corto utilizza la fantascienza romantica come strumento narrativo, confermando come il cinema di genere possa affrontare temi complessi in modo accessibile e contribuire al rinnovamento del racconto delle esperienze LGBTQIA+.

“Un legame chiamato tempo” è disponibile su RaiPlay, offrendo la possibilità di scoprire una storia intensa e originale che intreccia amore, paura e resistenza.

La selezione al Festival Tulipani di Seta Nera rappresenta la conferma che esiste uno spazio, oggi, per storie che sappiano unire emozione e impegno, raccontando l’omofobia, ma attraverso una storia d’amore e di possibilità.

© Riproduzione riservata.

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