Lituania, referendum e ridefinizione del concetto di famiglia: solo matrimonio tra uomo e donna. Appello all’UE

"L’Europa dà lezioni sui diritti al resto del mondo, ma prima dovrebbe iniziare a farli rispettare dentro i suoi confini. Serve una posizione chiara, perché i diritti fondamentali non si votano. Si difendono”.

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La Lituania è entrata a far parte dell’Unione Europea il 1° maggio 2004, nell’ambito del più grande allargamento nella storia dell’UE, insieme ad altri nove paesi. 22 anni dopo il governo lituano sta lavorando ad una proposta di legge che mira a organizzare un referendum consultivo per emendare l’articolo 38 della Costituzione e ridefinire il concetto di famiglia.

Lituania, l’omobitransfobia in Costituzione?

L’iniziativa propone di sottoporre ai cittadini il seguente quesito: “Approvate che la Costituzione stabilisca esplicitamente che i rapporti familiari giuridici nascano solo dal matrimonio tra un uomo e una donna, nonché dalla maternità e dalla paternità? Sì. No”.

Il governo presieduto dalla socialdemocratica ex sindacalista Ingos Ruginienės, vorrebbe quindi bissare quanto già fatto da Viktor Orban in Ungheria, nel 2020, quando venne stabilito che la madre deve essere una donna e il padre un uomo, e che il matrimonio può essere contratto esclusivamente tra un uomo e una donna.

In tal senso gli eurodeputati nonché co-presidenti dell’Intergruppo LGBTIQ+ Marc Angel e Kim van Sparrentak, insieme ai vicepresidenti dell’Intergruppo LGBTIQ+ Dainius Zalimas, Maria Walsh, Lukas Sieper e Carolina Morace del Movimento 5 Stelle, hanno scritto una lettera ad Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea, e Hadja Lahbib, Commissaria europea per l’uguaglianza, la preparazione e la gestione delle crisi, per esplicitare tutta la loro preoccupazione.

Lettera all’UE

“Desideriamo portare alla vostra attenzione il fatto che la proposta sarà a breve esaminata dalle commissioni del Seimas, con una votazione in plenaria prevista per il 21 maggio”, si legge nella missiva. “Sebbene sia ancora in fase di esame, la proposta ha già raccolto un notevole sostegno politico. Il 9 aprile, durante una seduta plenaria del Seimas, ha ottenuto il sostegno di 50 dei 63 proponenti. Questi sviluppi indicano un rischio concreto che l’iniziativa possa avanzare ulteriormente nell’iter legislativo. Inoltre, la Sezione giuridica del Seimas ha emesso un parere dettagliato e critico, evidenziando significative problematiche di natura costituzionale e giuridica. In particolare, sottolinea che “il principio della supremazia della Costituzione comporta l’obbligo di non sottoporre a referendum proposte che siano incompatibili con i requisiti costituzionali”. “Un simile emendamento minerebbe i diritti fondamentali e sarebbe incompatibile con i valori cardine dell’Unione europea, tra cui il rispetto della dignità umana, l’uguaglianza e lo Stato di diritto, sanciti dall’articolo 2 del Trattato sull’Unione europea e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’UE”.

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I 6 eurodeputati hanno esortato Von der Leyen e Lahbib ad “esprimere con urgenza, pubblicamente e chiaramente la nostra preoccupazione per questa iniziativa e le sue potenziali conseguenze, nonché ad avviare un dialogo con le autorità e gli attori politici lituani, ricordando loro che tale emendamento non sarebbe compatibile con gli standard europei in materia di diritti umani”.

L’appello dell’europarlamentare Carolina Morace

 

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Carolina Morace, europarlamentare del Movimento 5 Stelle e vicepresidente dell’Intergruppo Lgbtq, ha aggiunto: “Nel parlamento lituano è in discussione la proposta di istituire un referendum per riscrivere la Costituzione e limitare il termine famiglia solo al matrimonio tra uomo e donna. Questo accade nel 2026 nell’Unione europea e non è l’Ungheria di Orban. Questa proposta non è un dettaglio tecnico, ma una precisa scelta politica. Significa dire che alcune famiglie valgono meno di altre e, soprattutto, significa mettere ai voti l’uguaglianza. E allora la questione non riguarda solo la Lituania, riguarda tutti noi. In una lettera sottoscritta da tutto l’Intergruppo Lgbt del Parlamento europeo chiediamo alla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e alla Commissaria Hadja Lahbib di intervenire. L’Europa dà lezioni sui diritti al resto del mondo, ma prima dovrebbe iniziare a farli rispettare dentro i suoi confini. Serve una posizione chiara, perché i diritti fondamentali non si votano. Si difendono”.

La Lituania è uno degli ultimi 5 Paesi appartenenti all’Unione Europea a non avere alcuna legge sulle unioni civili o sulle coppie di fatto assieme a Polonia, Bulgaria, Romania e Slovacchia.

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