Madame, in “Mai più” il dissing a Shablo e Esse Magazine: “Volevo togliermi un sassolino dalla scarpa”, il testo della canzone

Con “Mai più”, Madame mette a nudo industria musicale, compromessi e ferite personali: il significato del brano più discusso di “Disincanto”.

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Madame
Madame
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Madame è tornata con il suo terzo album, “Disincanto” pubblicato venerdì 17 aprile, e tra i brani che stanno facendo più rumore c’è “Mai più”. 

È una traccia che non passa inosservata, perché entra subito nel vivo e mette in chiaro la direzione del progetto.

Il pezzo, prodotto da Bias (Nicolas Biasin), si muove su una base essenziale. Questo lascia spazio alla voce e alle parole, che arrivano dritte, senza filtri estetici. Madame usa questo spazio per parlare in modo diretto, rompendo ancora una volta la distanza con chi ascolta.

Madame torna con "Disincanto"
Madame torna con “Disincanto”

Madame: il dissing a Shablo in “Mai più”?

Nel testo emergono alcune frecciate precise. Una delle più evidenti riguarda Shablo, citato in modo piuttosto chiaro quando Madame parla del “primo manager che gareggia a Sanremo”. Un passaggio che non sembra casuale e che si inserisce in un racconto più ampio sulle dinamiche dell’industria.

C’è poi un altro riferimento che ha attirato attenzione, quello a Esse Magazine. Nella seconda strofa, Madame descrive un sistema in cui anche l’informazione musicale diventa parte del meccanismo commerciale. 

Il tono è critico, ma resta coerente con il suo modo di raccontarsi, senza cercare scorciatoie.

Il significato di “Mai più”

“Mai più” è una presa di posizione. Non riguarda solo due nomi, ma un periodo della sua vita. La canzone segna una distanza da ciò che è stato, soprattutto da alcune dinamiche vissute negli ultimi anni.

Tra i passaggi più forti c’è quello in cui racconta le proposte ricevute per rendere la sua musica più accessibile:

“Me l’hanno anche proposto di far musica più semplice, più stupida, più clickbait, che ampli un poco il pubblico / qualcosa di più stupido, un testo meno subdolo”.

Qui il discorso si allarga. Madame parla di un sistema che spinge verso formule facili, numeri e visibilità. Lei sceglie un’altra strada e lo dice senza girarci intorno.

Subito dopo entra ancora più nel dettaglio, spiegando da dove arrivano certe pressioni:

“all’unico giornale di tutto il rap italiano che si fa dare migliaia di euro per un articolo e mezzo”.

Il riferimento è chiaro per chi conosce la scena. Non serve aggiungere altro, perché il messaggio arriva comunque.

Gli altri possibili riferimenti

Nel brano si intravede anche un pezzo della sua storia recente. Il riferimento alle polemiche legate al periodo di Festival di Sanremo e alla vicenda del vaccino Covid-19 emerge in modo indiretto. 

Madame non entra nei dettagli, ma lascia passare una sensazione precisa. Si percepisce una distanza, anche emotiva, da chi non le è stato vicino in quel momento.


L’intro gioca con le parole e introduce subito il tono del pezzo:

“Ho fatto un patto con il diablo, -ablo”.

È un incastro sonoro che apre la porta a tutto quello che viene dopo, senza bisogno di spiegazioni.

A un certo punto la canzone cambia direzione e diventa ancora più personale. Madame ammette i suoi errori, senza costruire un’immagine perfetta:

“Ho finto anch’io di cantare prima di farlo / ho finto anch’io di essere qualcun altro, ma grazie a Dio non sarò mai qualcun altro”.

Un finale che riporta tutto all’essenziale

La chiusura del pezzo torna alla semplicità. Una registrazione in studio, le mani che tengono il tempo, la voce che riprende il ritornello. 

È un’immagine intima, quasi grezza, che richiama anche alcune scelte sonore viste in altri brani della scena, compreso un possibile richiamo a “La mia parola” di Shablo.

Le parole di Madame

Intervistata da Rolling Stone, Madame ha aggiunto in merito:

“Io non lo considero un dissing, sono le cose che ho vissuto, ho scritto quello che penso, non l’ho fatto per spettacolarizzare la cosa.

Fidati, sono cose che hanno vissuto moltissimi altri artisti con cui parlo e in dosi ben maggiori delle mie.

Non tutti lo dicono esplicitamente? Infatti la dico io. Mi piace mettermi nella merda… no, scherzo. Volevo togliermi un sassolino dalla scarpa”.

Il testo di Mai Più

Ho fatto un patto con il diablo, -ablo
E non l’ha rispettato, solo lui è il milionario
Per farmi fare il salto o stare sul piedistallo
Ha fatto fare a un altro e si è preso il denaro
E dopo l’ha flexato con la bio preimpostata
Fiero del suo lavoro bello l’hanno ripostato
È stato riportato da giornali e da radio
Te lo sei meritato, ma non ho meritato
Di avere al mio fianco un polipo polimorfico, poliedrico
Il primo manager che gareggia a Sanremo
Quando ci andavo io e mi lanciavano le pietre
Nemmeno un “Come stai?”, nemmeno un “Cosa succede?”
Ma perché punto il dito? Sono io che sono scema
Sono io che credo a tutto quеllo che mi viene dеtto
Sono io che faccio hating, non prendetemi sul serio
Sono una malata psichiatrica senza un freno
Chi sa la verità non la dirà mai e vi spiego come
O trafuga con loro o non può pronunciarne il nome
Schiavi del denaro polarizzano il successo
Ma io non compro il pubblico, quindi mi tiro indietro
Tradite voi stessi oltre a quelli che avete accanto
Non so come vi vogliono e non voglio mai impararlo
Detto ciò mi diverte quello che stai diventando
Non mi stupirei se mi rispondessi cantando

Si salvi chi non ne può più bere (Più bere), più bere
Che se non hai l’età non vanno giù bene certe sere
In cui pensavi a tutto tranne che all’inganno
In cui pensavi tutto in fondo stesse andando
Salvati ora o non puoi più, bebe, più, bebe
Si salvi chi non ne può più bere (Più bere), più bere
Che se non hai l’età non vanno giù bene certe sere
Attento, se fa caldo forse stai bruciando
Forse è quell’abbraccio che ti sta strozzando
Non puoi caderci mai più, bebe, più, bebe

Me l’hanno anche proposto di far musica più semplice
Più stupida, più clickbait, che ampli un poco il pubblico
Qualcosa di più stupido, un testo meno subdolo
Meno cattivo, meno umile, meno scorbutico
Me l’ha proposto un suddito del proprio ego
Il grugno di chi sta qua dietro
All’unico giornale di tutto il rap italiano
Che si fa dare migliaia di euro per un articolo e mezzo
Per un commento sul pezzo perché il disco è osceno
Si fan pagare a ore come le puttane
Più le royalties per consigliare i film
I pezzi fatti col nastro trasportatore
La fabbrica dell’orrore, sperando che esca la hit
Non entra in casa mia chi dice le bugie
Fai guerra agli impostori e poi ci fotti alla fine
Ho sbagliato tutto a fare il festival, dicevi
Ma ti ci aggrappi coi denti, perché muove le classifiche
Mi chiudo in studio e guardo da lontano
Per me la finzione finisce dove c’è inganno
Ho finto anch’io di cantare prima di farlo
Ho finto anch’io di essere qualcun altro
Ma grazie a Dio non sarò mai qualcun altro
Grazie a Dio non sarò mai qualcun altro
Guarda dietro le quinte, con me non serve il sipario
Io rompo la quarta parete e ti cado in braccio

Si salvi chi non ne può più bere (Più bere), più bere
Che se non hai l’età non vanno giù bene certe sere
In cui pensavi a tutto tranne che all’inganno
In cui pensavi tutto in fondo stesse andando
Salvati ora o non puoi più, bebe, più, bebe
Si salvi chi non ne può più bere (Più bere), più bere
Che se non hai l’età non vanno giù bene certe sere
Attento, se fa caldo forse stai bruciando
Forse è quell’abbraccio che ti sta strozzando
Non puoi caderci mai più, bebe, più, bebe

Si salvi chi non ne può più, bebe, più, bebe
Che se non hai l’età non vanno giù bene certe sere
Attento, se fa caldo forse stai bruciando
Forse è quell’abbraccio che ti sta strozzando
Non puoi caderci mai più, bebe, più, bebe

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