Mr Nothing, il nuovo cortometraggio di Eitan Pitigliani, arriva su WeShort come un racconto intenso e contemporaneo che mette al centro le relazioni tossiche, il vuoto emotivo e la fragilità sentimentale nell’epoca delle dating app. Dopo il successo di Sissy, passato nei festival internazionali e nel circuito Oscar, il regista torna con una “favola amara” che osserva da vicino le dinamiche affettive di oggi, tra desiderio d’amore, manipolazione e paura di lasciarsi andare.
Interpretato da Fabrizio Rossi, Alessandro Cuocci e Giuseppe Giofrè, con la partecipazione speciale di Jessica Amen e Will Rothhaar, Mr Nothing affronta temi molto presenti anche nel vissuto LGBTQIA+: ghosting, love bombing, dipendenza emotiva e ricerca di autenticità in un mondo sempre più virtuale. Gay.it ha intervistato Pitigliani per approfondire il significato del film, la nascita del progetto e il messaggio che attraversa questa storia dolorosa ma necessaria.

Mr Nothing, di cosa parla il cortometraggio
Mr Nothing racconta l’incontro tra due ragazzi conosciutisi tramite un’app di incontri. Uno dei due crede profondamente nell’amore e si lascia trascinare dai sentimenti, mentre l’altro lo illude, lo ferisce e lo svuota emotivamente. Dietro il fascino e l’apparente normalità si nasconde infatti un giovane incapace di aprirsi davvero, che preferisce rifugiarsi nel proprio malessere piuttosto che accogliere un legame autentico.
Ne nasce una storia simbolica e universale, in cui il dolore sentimentale diventa anche metafora del nostro tempo: un’epoca in cui molti cercano connessioni sincere, ma si scontrano con distanza emotiva, paura e narcisismo. Un corto che parla di amore mancato, identità e sopravvivenza emotiva.
Gay.it intervista il regista

La tua storia parla di un narcisista patologico maligno? Vuoi spiegarci il tipo di personaggio?
In realtà quello al centro della storia di Mr Nothing, più che un vero e proprio narcisista maligno, è un narcisista “suo malgrado”, uno che il male lo fa sapendo di farlo, ma che è al tempo stesso vittima di se stesso e del buio in cui vive. Quello che volevo raccontare infatti non era solo il male che effettivamente fa, ma vedere la dinamica da dentro di lui. Da regista e autore, qui in coppia con una meravigliosa artista, Anna Cuocolo, con cui ho scritto la sceneggiatura e che ha curato la parte coreografica, ciò che più mi premeva era raccontare la realtà ma andando oltre, partendo sì da uno sguardo al mondo terreno e alle sue dinamiche, ma andando alla ricerca di quel magico che spesso si nasconde, per volare oltre le cose, oltre la realtà. Mr Nothing, infatti, pur essendo un narcisista, uno che appunto fa del male, è un personaggio a cui tengo, e a cui in un certo senso voglio bene, non il classico antagonista cattivo e basta.
Appunto perché è un narcisista suo malgrado, un ragazzo frammentato, caduto nella trappola che la vita gli ha creato e che, invece di tirarsi fuori grazie all’amore, alla fine sceglie di rimanere nell’oscurità.
Leo, il Mr Nothing del film, è un ragazzo problematico, che fatica ad aprire il suo cuore, e quando trova qualcuno che gli mostra affetto e amore, preferisce distruggerlo e farlo sentire “il nulla”… pur di non guardarsi dentro. È un personaggio complesso, al tempo stesso carnefice di alcuni e vittima di altri, nonché di se stesso e del gioco perverso nel quale è finito, “quel buio” in cui vive, come dice lui stesso nel film. Leo è il ragazzo della porta accanto, apparentemente normale, quello che se ci sei amico ne parli pure bene e che non desta sospetti, ma che in realtà è un demone dell’anima, che non si cura del dolore che crea negli altri, ma anzi, quando ne intuisce il bisogno, la ferita, se ne alimenta. Non è un caso che si presenti con un cane in braccio, chiaro elemento affettivo e di accudimento attraverso il quale vuole apparire come una persona amorevole e accudente, ma che invece è soltanto una facciata, dietro cui nasconde la sua vera natura, e il suo sadismo. Non è per il cane in sé, ovviamente. Tutt’altro. Amo gli animali e quello che Mr Nothing ha in braccio nel film è in realtà il mio cane… che amo alla follia… quindi lungi da me… Resta però un elemento di ammaliamento che questo narcisista suo malgrado usa per apparire buono e amorevole agli occhi degli altri, soprattutto delle sue prede.

Ciò che più mi intrigava, già dalla scrittura, era raccontare una storia che si muove su un doppio binario, dove un personaggio racconta se stesso attraverso gli occhi dell’altro. Da una parte c’è chi ama, dall’altra invece chi, oggetto d’amore, è in realtà il vero e proprio demiurgo, uno statista emotivo, che anche non facendo nulla, all’apparenza, o dando quelle due tre speranze per entrare nelle ferite dell’altro e creare dipendenza, in realtà è colui che conduce le danze. Questo gioco sadico tuttavia lede, più che le sue vittime, proprio lui stesso, Mr Nothing, strangolato nel vortice del nulla in cui si è costretto a vivere. Perché alla fine sono quelli come Leo a rimetterci, perché rifiutano la purezza dei sentimenti che gli vengono manifestati e cercano invece il “presunto amore” in dinamiche tossiche con personaggi “malessere”, narcisisti ancora più narcisisti di loro, buttandosi in storie senza speranza che durano qualche mese e poi li fanno ripiombare nella loro solitudine.
Dopo Sissy, film breve coprodotto da Paradise e Rai Cinema, che ha avuto molto successo nei festival internazionali ed è entrato nel circuito Oscar, e in attesa de L’Altro Te, in cui racconto la storia di una coppia che viene messa a dura prova da figura oscura – quello sì un narcisista patologico maligno – sentivo il bisogno di prendere una pausa dalla “narrazione” vera e propria, dando piuttosto uno sguardo e facendo un viaggio all’interno di una dinamica, pura quanto struggente e dolorosa, una favola amara, per raffigurarla come fosse una riflessione piuttosto che un arco narrativo puro. Anche per questo la scelta di condividerlo subito con il pubblico.
“Mr Nothing” sembra partire da un senso di vuoto molto preciso: da dove nasce davvero questa storia, da un’esperienza personale? Cosa vuoi dirci?
Mr Nothing è uno sguardo al mondo di oggi. Non nasce da un vissuto o da un’esperienza personale, ma racconta il nostro tempo, delle sue dinamiche, e parla del vuoto di tanti ragazzi, non solo quello di Giorgio, il personaggio che si innamora, o forse si infatua, di Mr Nothing. Sono entrambi personaggi inventati, frutto dell’opera di ingegno e della creazione artistica, ma che racchiudono elementi comuni a tanti giovani di oggi. Accade spesso infatti che, quando ci si sente persi, magari in seguito a momenti difficili o a eventi che cambiano per sempre la nostra vita, si cerchi risposta, o salvezza, in qualcosa, o in qualcuno. Certo, nessuno ci salva. Ci può magari aiutare a salvarci, ma siamo noi doverci salvare…. Come dice anche Elodie in “Mi Ami Mi Odi”… Ma questo è un raggiungimento, un’autocoscienza cui si arriva in seguito a un lungo viaggio nel proprio dolore, nella propria sofferenza, nel proprio io… Un viaggio molto complesso, una calata negli inferi, che spesso richiede anni… Giorgio, il protagonista del film, giovane musicista arrivato ad un punto critico nella sua vita, inizia a compierlo proprio in seguito all’incontro con Leo. Si vede che il suo destino voleva questo, lanciarlo alla scoperta di se stesso attraverso il confronto con il suo opposto, un ragazzo incapace di amare.
Leo è un personaggio che racchiude un male generazionale, una attualizzazione 2.0 di archetipi antichi, che racchiude tutti quelli che hanno il demonio dentro e che per esorcizzarlo sono costretti a distruggere i sentimenti delle persone che incontrano.
Il film lascia così Giorgio in un finale aperto, in cui si libera dal dolore di aver amato un mostro e torna alla magia della propria arte, la musica, per creare bellezza e non diventare come Leo. Ciò che più mi è piaciuto, nello scrivere, nel girare e nel montare questo film – un grazie speciale al mio Maestro Marco Spoletini, che ha supervisionato il montaggio – è proprio che alla fine è l’amore che trionfa. L’amore perduto, quello mai nato, o forse anche solo quello immaginario – come la bellissima canzone di tanti anni fa di Piero Pelù e Angunn, che mi ha accompagnato in alcuni dei momenti più delicati dell’adolescenza… Credo che un artista non debba esprimere giudizi – Chi siamo per farlo? – Ma che invece debba leggere i tempi, guardare oltre, amare le persone, sia i buoni che i cattivi, “no matter what”. Magari a volte vorrebbe anche, con quel pizzico di presunzione, illuminare le coscienze o far aprire gli occhi, ma ciò che più conta è comprendere, empatizzare, amare… e io credo che Giorgio, e tanti ragazzi come lui, portatori sani di luce e bellezza, debbano essere raccontati, specialmente in un mondo dominato da tanti Mr Nothing che, vittime di se stessi, tentano di distruggere le anime altrui. Perché non si parla di sesso, di divertimento, e forse neanche di relazioni d’amore – ma di Amore, quello in senso lato, la A maiuscola. Amore come comprensione, affetto, ascolto dell’altro… tutti colori che Mr Nothing non ha, dominato da una assoluta mancanza di sensibilità che lo fa vivere nel nulla.

Il film lascia Giorgio in un finale aperto, in cui si libera dal dolore di aver amato un mostro e torna alla magia della propria arte, la musica, per creare bellezza e non diventare come Leo. Ciò che più mi è piaciuto, nello scrivere, nel girare e nel montare questo film – un grazie speciale al mio Maestro Marco Spoletini, che ha supervisionato il montaggio – è proprio che alla fine è l’amore a trionfare. L’amore perduto, quello mai nato, o forse anche solo quello immaginario – come la bellissima canzone di tanti anni fa di Piero Pelù e Angunn, che mi ha accompagnato in alcuni dei momenti più delicati dell’adolescenza… Credo che un artista non debba esprimere giudizi – chi siamo per farlo? – Ma che invece debba leggere i tempi, guardare oltre, amare sia i buoni che i cattivi, “no matter what”. Magari a volte vorrebbe anche, con quel pizzico di presunzione, illuminare le coscienze o far aprire gli occhi, ma ciò che più conta è comprendere l’altro… e io credo che Giorgio, e tanti ragazzi come lui, portatori sani di luce e bellezza, debbano essere raccontati, specialmente in un mondo dominato da tanti Mr Nothing che tentano di distruggere le anime altrui. Perché non si parla di sesso, di divertimento, e forse neanche di relazioni d’amore – ma di Amore, in senso lato, come comprensione, affetto, ascolto dell’altro… tutti colori che Mr Nothing non ha, un ragazzo che forse l’anima l’aveva ma che l’ha persa.
Il film breve parte da un’app di incontri. Pensi che siano davvero il male delle relazioni di oggi?

Le app di incontri sono un potentissimo strumento per conoscere l’altro, ma al contempo un territorio delicato, uno “slippery slope” in cui si rischia di cadere se ci si imbatte in chi le utilizza solo per abusare fisicamente, e psicologicamente, degli altri. Ho affrontato questo tema con colleghi e anche con professionisti, psicologi come la dott.ssa Antonella Elena Rossi e la dott.ssa Roberta Galimberti. La prima una carissima amica con cui ho fatto una trasmissione in radio sul narcisismo patologico e i disturbi della personalità, la seconda una persona entrata nella mia vita da qualche mese, che mi ha accompagnato nella realizzazione di questo film, e che è stata fondamentale nell’analisi dei comportamenti più subdoli e maligni – qui devo usare la parola da te scelta in prima battuta – di ragazzi all’apparenza normali, ma che nascondono un buio così grande che da una parte attrae ma dall’altra mina l’emotività di chi si affeziona a loro, e che ingenuamente, e magari anche presuntuosamente, vorrebbe salvarli, Non c’è infatti soltanto l’utilizzo fisico dell’altro, per un incontro sessuale che poi ti lascia vuoto e solo, ancor più di prima, ma anche e soprattutto un abuso emotivo dell’altro, e della sua anima.
E non è detto che il love bombing debba per forza essere lungo e incessante. A volte può essere fulminante, fatto di poche frasi scelte ad hoc, come nel film quelle della “musa” e del “magari ti innamori di me”, di speranze e aspettative generate da chi ha fiuto per il sangue buono e che, una volta trovato terreno fertile, sfrutta per penetra e devastare l’anima e della mente dell’altro. “Wreak havoc”, espressione inglese fantastica. Non tutti hanno i mezzi o gli strumenti per salvarsi, o per trovare chi li possa davvero aiutare a capire in che buio sono finiti… perché queste sono dinamiche così sottili che è difficile accorgersene, e quando si incappa in questi Mr Nothing è difficile anche solo trovare la forza di reagire, perché sono talmente sottili e subdoli da lasciare senza parole chi invece il male non lo saprebbe mai fare. Ecco quindi perché, in un mondo in cui, anche attraverso le app, ci sono tante persone che cercano un contatto vero con l’altro, sentivo l’esigenza forte di raccontare questa storia.
In questo senso, attraverso le dating app, “Mr Nothing” sembra mettere in discussione un certo modo di vivere le relazioni. Cosa sta succedendo secondo te? Nessuno vuole più l’amore?

In realtà credo sia il contrario, come dicevo prima. Sono tanti, tantissimi, quelli che cercano un contatto vero, che sia una storia d’amore, una conoscenza o un’amicizia. Molto spesso però c’è disillusione, una paura dell’altro, un arrendersi all’idea di trovare qualcuno che non ci capisca o che finisca con l’abusare dei nostri sentimenti e della nostra anima. E il rischio vero non è soltanto quello che si corre se ci si innamora o ci si infatua di questi mostri, ma quello “di diventare un mostro tu stesso”, come dice la voice over all’inizio del film. È quello il vero punto di svolta…. Quando vieni abusato emotivamente, a volte senza che tu possa reagire né controllarti, non sempre è facile capire… Ed è lì che si apre quello “Sliding Doors” nella vittima: diventare a sua volta un carnefice che mieterà altre vittime, oppure passare attraverso il dolore, guardarlo in faccia, uscirne e creare bellezza. Ecco, questo è quello che auguro a tutti quelli che potenzialmente potrebbero diventare come Mr Nothing, e forse lo spero anche per lui nel finale del film. Perché, come dicevo, è un personaggio che, invece di apprezzare l’amore e aprirsi ad esso, preferisce rispondere al bene col male e con l’indifferenza. È un devastatore dell’amore.
E nell’epoca del virtuale, anche la sola indifferenza, il ghosting o il blocco totale sono comportamenti pericolosissimi, che tra l’altro descrivono più chi li fa che chi li subisce. In questo panorama, in cui il dominio dell’altro sembra aver preso il posto dell’amore, diventa sempre più complesso conoscere davvero qualcuno, e si ha spesso la sensazione di essere di fronte a delle maschere, a delle pedine di un gioco sadico, automi piuttosto che persone che vogliono apparire per come sono e conoscere l’altro per come è. È il grande teatro di Shakespeare, qui di fronte al grande banco di prova del virtuale.
In questa storia c’è una fragilità molto evidente: la senti più maschile, queer o generazionale?
Credo sia una fragilità che fa parte di tutti noi. Gay, bisessuali, etero queer, lesbo… siamo tutti persone, con una nostra bellezza, con lati positivi e negativi, in un mondo come quello di oggi, estremamente frammentato, virtuale e virtualizzato, consumistico, nevrotico e perverso, le fragilità si acuiscono e si cementano. E ho voluto raccontare questa storia perché è una dinamica sempre più frequente e anche se ogni storia è una storia a sè, molto spesso il minimo comune denominatore è quello di chiudere anima, cuore e mente all’altro, non volendolo nemmeno vedere come persona né ascoltare o comprendere, preferendo bensì usarlo, in un grande mercato, del sesso e dell’amore, in cui è sempre più facile trovare nuovi stimoli e nuove persone con cui divertirsi, sacrificando completamente il contatto vero. Invece di essere fonte di ricchezza, l’altro non esiste, “come se fosse nulla”… dice Mr Nothing nel film… E c’è anche un certo compiacimento nel farlo, perché così ci si illude di superare il proprio dolore. L’altro è visto solo come uno strumento di piacere temporaneo, dopo di che viene buttato nel nulla, in quel grande limbo dove, una volta che ci finisci dentro, è difficile uscirne, come accade a Leo nel film.

Il disagio è generazionale, e sta diventando nel tempo sempre più evidente, in quanto Mr Nothing non è solo un personaggio ma potrebbe essere considerato un vero e proprio sentimento, che accomuna tanti ragazzi di oggi, che vengono trattati come fossero nulla, non solo nell’amore, ma anche nel lavoro, nella realizzazione di se stessi: spesso non apprezzati per il loro merito e per il loro valore… e questo toglie loro speranza, e li fa sentire appunto di essere “nothing”. È un sentimento che hanno sia Giorgio che Leo. Solo che, a differenza di Giorgio, che alla fine trova la strada della salvezza, Leo si è arreso al male che lo domina, a quel nulla che lo avvolge e che riversa serialmente sugli altri, ma che alla fine fa sprofondare lui.
Qual è il pericolo dell’autosabotaggio emotivo?
Non so se si possa parlare di un vero e proprio autosabotaggio. Sicuramente lo è negli effetti, ma è spesso qualcosa di inconscio, di inconsapevole, tanto per chi il male lo riceve che per chi lo fa. Ci sono tuttavia delle ragioni forti, di vita vissuta, di esperienze passate, che portano a cercare risposte all’esterno… e sicuramente, se non si sono analizzati i propri traumi e non si sono capite le ragioni delle proprie sofferenze, si rischia di creare un terreno fertile per chi di queste sofferenze e di questi traumi si ciba e ne fa la propria linfa vitale. Ma non è semplice neppure arrendersi al voler cambiare l’altro, a sperare che possa ricambiare all’amore con amore. Purtroppo, quando si entra in queste dinamiche, l’amore e la bellezza sono di chi li mostra, e Mr Nothing è una proiezione della bellezza di chi lo ama. Per il resto, e per sua scelta, è vuoto, specchio di ciò che gli altri mettono dentro di lui… Uno che preferisce essere sottomesso, dominato e usato, piuttosto che essere amato. Però, ti dovessi dire la verità, nonostante sarebbe bello che certe cose uno le capisse in tempo, alla fine bisogna passarci, per comprendere se stessi, passare attraverso il proprio dolore, viaggiando nel proprio io. Ritorno a Elodie, “le imperfezioni della vita”, alla fine tante domande restano senza risposte.
Perché sabotarsi? Perché amare chi ci fa del male? Perché quella persona ha ignorato il nostro amore e ha preferito farsi sbranare da chi invece voleva solo abusare di lui? Perchè, perchè, perchè…. Alla fine non ci sono risposte, e forse neanche domande. Resta invece il viaggio dentro noi stessi, che è ciò che più conta. Per poter poi portare bellezza agli altri, comprenderli, e amarli.
C’è qualcosa che vorresti aggiungere o un messaggio finale che senti importante lasciare al pubblico di Gay.it?

A proposito del viaggio dentro se stessi, non posso non parlare di chi ha fatto sì che questo viaggio fosse possibile, il M° Marco Biscarini, che ha composto le musiche orginali, un genio della musica, che è entrato nell’anima di quello che volevo raccontare e ha dato quel tocco di magia necessario affinché il film non fosse solo una raffigurazione del dramma che vivono i due ragazzi protagonisti, ognuno a modo suo, ma una favola, una favola amara.
Per me era davvero fondamentale, specialmente dopo Sissy. Da una favola d’amore a una favola amara (Mr Nothing).
E sono onorato di aver avuto la possibilità di utilizzare l’intro del brano Overprotected di Britney Spears che fa partire il film e che aggiunge quel tocco in più al concetto principale: la ricerca di se stessi e del senso delle cose, per andare in fondo al proprio dolore e creare uno scudo che possa impedire ai demoni come Mr Nothing di entrare, e soprattutto per non diventare come loro, mettendo invece sempre l’amore e il rispetto dell’altro davanti a tutto.
Sono felice e onorato di aver avuto la possibilità di utilizzare il brano e la voce di Britney, soprattutto per le parole che dice “I need time, space, love…. I need me” – perché alla fine è quello il punto centrale del film. Spesso ci si perde nella ricerca di amore e di comprensione da chi non ci ama o peggio ancora ci fa del male e abusa di noi sapendo che stiamo vivendo un momento complicato, ma se riusciamo a trovare noi stessi, attraverso un viaggio dentro di noi, possiamo non cadere più in queste trappole e magari anche trovare chi ci ama davvero.
Ringrazio il mio ufficio stampa Matteo Cassanelli, a Daniele Cipriani, gli attori Fabrizio Rossi (Giorgio), Alessandro Cuocci (Mr Nothing) e Giuseppe Giofrè, oltre a Valerio Polverari, che ha curato la cinematografia e ha prodotto il film per Unlimited Ltd, in collaborazione con Due Ponti Sporting Club, per un WeShort Original, piattaforma Italiana leader nel settore creata da Alex Loprieno, sulla quale Mr Nothing è visibile per l’Italia da oggi, 29 Aprile, giorno speciale per me.