Lunedì 27 aprile il Dipartimento per l’edilizia abitativa e lo sviluppo urbano (HUD) ha pubblicato una proposta di regolamento intitolata “Parità di accesso all’alloggio nei programmi del Dipartimento per l’edilizia abitativa e lo sviluppo urbano“, che mira ad abrogare le tutele federali contro la discriminazione abitativa basata sull’identità di genere e sull’orientamento sessuale, introdotte per la prima volta dall’amministrazione Obama nel 2012 e ampliate nel 2016.
Il nuovo regolamento rimuoverebbe tali tutele dai “programmi, benefici, servizi e alloggi assistiti dal Dipartimento per la pianificazione e lo sviluppo comunitario (CPD) dell’HUD”, che “includono programmi di alloggio temporaneo e di emergenza, come il programma Emergency Solutions Grants e il programma Housing Opportunities for Persons with AIDS (HOPWA)”, nonché diverse iniziative per l’edilizia abitativa a prezzi accessibili. Ne dà notizia Transitics.
La nuova norma transfobica di Trump
La nuova norma obbligherebbe i centri di accoglienza che ricevono finanziamenti dal Dipartimento per l’edilizia abitativa e lo sviluppo urbano (HUD) a garantire che “un individuo venga collocato, assistito e ospitato in conformità” al suo “sesso biologico“. La proposta afferma che ciò si applicherà anche negli Stati con leggi che vietano ai centri di accoglienza di adottare tale comportamento, in quanto “prevarrà sulle leggi locali che potrebbero essere in conflitto con questi requisiti per gli enti statali o locali“, subordinando i finanziamenti federali – che la maggior parte dei centri di accoglienza riceve – a queste restrizioni. Ma la norma si spinge anche oltre, stabilendo che “consentirà a un gestore di strutture di accoglienza di ‘richiedere garanzie o prove ragionevoli per stabilire il sesso di una persona‘”. Secondo il testo della norma, ciò abroga esplicitamente la disposizione della norma del 2016 che vietava ai centri di accoglienza di sottoporre le persone transgender “a domande invasive o di chiedere loro di fornire informazioni anatomiche o prove documentali, fisiche o mediche della loro identità di genere“. Peggio ancora, la definizione di “ragionevoli garanzie o prove” rimane del tutto vaga, il che significa che l’amministrazione Trump vuole eliminare la clausola che vieta le ispezioni genitali, incoraggiando al contempo i rifugi a “determinare il sesso di una persona“. Sebbene la norma non obblighi i rifugi ad effettuare ispezioni fisiche su persone transgender e non conformi al genere, non impedirà loro di farlo.
Secondo l’amministrazione Trump “non è vantaggioso istituire una politica nazionale che costringa le donne senzatetto a scegliere tra dormire e interagire con uomini in altri contesti intimi o rifiutare un rifugio di emergenza o altre strutture“. Per poi aggiungere “obbligare i rifugi a collocare uomini biologici con donne senzatetto in camere da letto, bagni e altri spazi intimi condivisi continua a esporle al rischio di molestie e aggressioni sessuali e aggrava i traumi pregressi di molte donne senzatetto“. Si afferma inoltre che “obbligare i rifugi per senzatetto e altre strutture ad ospitare persone non conformi al loro sesso riduce la quantità di aiuto disponibile per i senzatetto, poiché impone un onere inaccettabile e potenzialmente illegale all’esercizio della libertà religiosa di molte strutture di ispirazione religiosa“. Appellandosi sempre e comunque all’ormai celebre Primo Emendamento, si precisa che “molte tradizioni religiose credono che il sesso sia una caratteristica immutabile determinata da un creatore, che maschio e femmina siano gli unici due sessi e che sia sbagliato per una persona negare il proprio sesso“.
Infine si fa riferimento all’Ordine Esecutivo 14168 di Trump, che “ha specificamente incaricato il Dipartimento per l’Edilizia e lo Sviluppo Urbano (HUD) di preparare e sottoporre a consultazione pubblica una politica per abrogare la norma del 2016 al fine di ripristinare la verità biologica nel governo federale“. Secondo l’HUD “questa norma promuoverebbe la politica del Presidente di ‘difendere i diritti delle donne e proteggere la libertà di coscienza‘”.
Per quanto riguarda le persone trans coinvolte direttamente dalla nuova norma, l’HUD le ha invitate a “trovare altre opzioni di accoglienza che non siano limitate a un solo sesso o a richiedere l’ammissione a un rifugio monosessuale coerente con il loro sesso”.
Secondo il Williams Institute dell’UCLA, gli adulti trans hanno una probabilità 8 volte maggiore di trovarsi senza fissa dimora rispetto agli adulti non LGBTQ+ e quasi 3 volte maggiore rispetto agli adulti LGBTQ+ non trans. Pertanto, se questa norma venisse approvata e confermata dai tribunali, l’amministrazione Trump eliminerebbe le reti di protezione sociale su cui le persone transgender fanno affidamento in modo sproporzionato. Esporrebbe attivamente le persone transgender senza alternative a un rischio maggiore di molestie, aggressioni sessuali e violenze. La proposta entrerà ora in un periodo di consultazione pubblica.
