Un vice ispettore della Polizia di Stato di Venezia è agli arresti domiciliari con l’accusa di aver violentato una donna trans nei bagni della questura, dopo che le avrebbe proposto di far sparire una denuncia per presunto taccheggio in cambio di rapporti sessuali. La vicenda è emersa pubblicamente tra il 9 e il 10 maggio.

In risposta, il collettivo Amatransrage ha convocato un presidio di protesta e solidarietà per lunedì 25 maggio alle ore 18 davanti al Municipio di Mestre. Lo slogan scelto è netto: “Nessun silenzio e nessuna complicità”.

Venezia, vice ispettore accusato di stupro ai danni di una donna trans

Venezia, poliziotto accusato di aver stuprato una donna trans in questura. Presidio a Mestre il 25 maggio: “Nessun silenzio e nessuna complicità” - polizia - Gay.it

La vicenda riguarda fatti che, secondo l’accusa, sarebbero avvenuti nel dicembre 2025. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti e riportato da Open e da Il Gazzettino, le due donne trans, entrambe di origine peruviana, sarebbero state fermate al centro commerciale Nave de Vero di Marghera per un presunto furto di capi d’abbigliamento e accompagnate in questura per l’identificazione.

Durante i controlli, il vice ispettore avrebbe rivolto loro una proposta esplicita:

“Posso far sparire la denuncia, farvi uscire come se niente fosse, se accettate di fare una cosa a tre con me.”

Le due donne avrebbero rifiutato. A quel punto, secondo la ricostruzione dell’accusa, una di loro sarebbe stata seguita nei bagni della questura e costretta a subire un rapporto orale contro la propria volontà.

La ricostruzione è al momento oggetto di indagine e dovrà essere confermata nel corso del procedimento giudiziario.

I messaggi inviati dopo la presunta violenza

A rafforzare il quadro accusatorio ci sarebbero anche alcuni messaggi che il poliziotto avrebbe inviato alla donna il giorno successivo, dopo essersi procurato il suo numero di telefono attraverso gli atti d’ufficio.

Secondo quanto riportato da Il Gazzettino, il vice ispettore avrebbe scritto: “Come stai, quando ci vediamo?”. Quando la donna gli avrebbe chiesto chi fosse, l’uomo avrebbe risposto: “Sono quello a cui ieri hai…”. In un altro messaggio, avrebbe aggiunto: “Mi avevi fatto una promessa…”. La donna avrebbe replicato: “Eri tu che avevi promesso di stracciare la denuncia”. 

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Gli screenshot della conversazione sarebbero stati consegnati agli inquirenti e acquisiti agli atti dell’indagine.

Il pubblico ministero Roberto Piccione ha coordinato le indagini, culminate nell’ordinanza di arresti domiciliari firmata dalla giudice per le indagini preliminari Benedetta Vitolo. Parallelamente, la Questura di Venezia ha avviato un procedimento disciplinare interno per la sospensione del vice ispettore.

Amatransrage: “Una violenza molto grave”

A denunciare pubblicamente l’accaduto è stato il collettivo veneziano Amatransrage, attivo come spazio di auto mutuo aiuto per persone trans. 

In una mail inviata a Gay.it, il collettivo scrive: “Un vice ispettore della polizia di Venezia ha violentato una donna trans razzializzata nei bagni della questura di Venezia”.

E aggiunge: “La violenza è avvenuta dopo che la donna trans e la sua compagna hanno rifiutato l’offerta del poliziotto, ovvero far sparire la denuncia per taccheggio per cui erano state fermate, in cambio di atti sessuali”.

Secondo il collettivo, il poliziotto “si è anche procurato in modo illecito il numero della donna per provare a ottenere ulteriori contatti sessuali con lei”.

Una ricostruzione che coincide con quanto emerso finora dagli atti dell’inchiesta e dalle informazioni pubblicate dalla stampa nazionale.

Il presidio del 25 maggio a Mestre

Per chiedere giustizia e manifestare solidarietà alle due donne coinvolte, Amatransrage ha convocato un presidio pubblico per lunedì 25 maggio 2026 alle ore 18.00 davanti al Municipio di Mestre, in via Palazzo 1. 

Nel post diffuso sui social, il collettivo scrive: “Lunedì 25 Maggio alle 18 ci troveremo davanti al municipio di Mestre in via Palazzo 1, per portare la nostra solidarietà alle due donne vittimizzate da un ufficiale di polizia in questura a Marghera”

Un invito rivolto alle associazioni, ai collettivi, alle realtà transfemministe e a tutta la cittadinanza per rompere il silenzio attorno a una vicenda che ha profondamente scosso la comunità trans veneziana. Il messaggio scelto per accompagnare la mobilitazione sintetizza con chiarezza il senso dell’iniziativa.

 

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