Da giorni nella bufera, perché incredibilmente ospitata dal Padova Pride Village ed incoronata madrina del Siracusa Pride, con tanto di spaccatura all’interno del Comitato, Heather Parisi ha replicato a chi dal 2022 l’accusa di transfobia, quando intervenne sul dibattito in corso relativo alle atlete trans con inaccettabili parole.

All’epoca Parisi prima condivise tweet transfobici nei confronti di Rachel Levine, eletta sottosegretaria alla sanità da Joe Biden, e Lia Thomas, prima nuotatrice trans* di sempre a vincere la NCAA, per poi replicare all’articolo di Gay.it che denunciava il tutto con una lettera che trasudava transfobia.

Nella sua lunga risposta, pubblicata il 22 marzo 2022, la showgirl continuò a definire Lia Thomas “un trangender” che ha “partecipato a una gara femminile di nuoto“, precisando che se “hai un pene e partecipi a una gara di nuoto femminile, non diventi automaticamente donna perchè lo hai deciso tu“. Parisi aggiunse che i suoi like e i suoi retweet “sono affermazioni esplicite delle mie idee e dei miei pensieri“, ribadendo di fatto il concetto ampiamente espresso negli anni da J.K. Rowling.

Mi sono sempre dichiarata, e lo riaffermo senza esitazione, contraria al fatto che i transgender possano partecipare ad eventi sportivi per ragioni di ovvia equità e sono egualmente contraria alla campagna di ipersensibilizzazione che viene attuata nelle scuole americane senza il coinvolgimento dei genitori, per spingere i bambini a cambiare sesso. Ma questo non fa di me una donna transfobica“, scrisse all’epoca Parisi, 4 anni dopo nella bufera a causa di due discutibili inviti ad eventi Pride tra Padova e Siracusa, con tanto di fascia di “madrina” all’interno di una manifestazione che è nata per difendere i diritti dell’intera comunità LGBTQIA+, senza teoricamente dare alcun tipo di spazio a chi offende con sconcertanti parole una parte di quella stessa comunità.

Bufera Siracusa Pride, la lettera di Heather Parisi

Dopo giorni di silenzio Heather Parisi ha affidato a Facebook il suo pensiero, lungo 2521 caratteri, ovvero 551 parole. In cui si fatica a scorgere un reale, concreto mea culpa, bensì un fantomatico fraintendimento derivante da parole molto poco fraintendibili.

Per me, essere al Siracusa Pride non è un gesto, non è una foto, non è una sigla su un manifesto”, scrive la filo-trumpiana showgirl. “È il proseguimento di un cammino che ho iniziato 53 anni fa, quando, a 13 anni, arrivata da sola a San Francisco, la comunità LGBTQ+ mi ha preso per mano e mi ha insegnato che la diversità non si nasconde, ma si abbraccia. E quando parlo di comunità, dico tutta la comunità senza distinzioni. Gay, lesbiche, trans. Per me è sempre stato così. E non lo dico oggi perché va di moda. Lo dico perché ho le cicatrici per dimostrarlo”.

Heather Parisi, pioggia di “mi piace” e retweet alla transfobia social

Parisi ha ricordato come nel 1981, all’età di 21 anni, cantava “Chi è Vanessa la vamp? È una farfalla che fu solo un bruco di cortile. Era tanto tempo fa. Prese i risparmi e scappò a Casablanca e provò un bel corpo da indossare. Una vera novità“.

Quel brano era Vanessa (La farfalla vamp). “Secondo voi, a chi parlava una ragazza di 21 anni, in un’Italia che nemmeno sapeva pronunciare la parola “trans”?”, si è chiesta Parisi, pienamente consapevole che in questi giorni “si è parlato molto di me. E so che alcune mie parole, isolate dal contesto di una vita intera, hanno fatto discutere“, ha aggiunto.

Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!

Se qualcuno ha percepito distanza o incomprensione, mi dispiace. Perché non è mai stato il mio intento allontanare nessuno. E voglio chiarire un punto, perché la sincerità è l’unica strada che conosco. La mia affermazione, per quanto forte, si limitava all’aspetto fisiologico. L’anima di una persona non ha nulla a che vedere con la sua biologia”. “Ma se c’è una cosa che ho imparato in 53 anni di cammino con questa comunità, è che il rispetto della diversità non si costruisce con le etichette. Si costruisce con gli sguardi, con i gesti, con la presenza. Ed io l’ho fatto per una vita intera con le mie opinioni, con i miei limiti, con la mia umanità“.

Peccato che quell’anima, che precisa Parisi non ha nulla a che vedere con la ‘biologia’ , sia stata profondamente offesa da parole profondamente offensive. Perché parlare volutamente al maschile nei confronti delle donne trans è offensivo, perché parlare di persone “con un pene” al cospetto di un’atleta trans è offensivo. Non c’è amore, non c’è rispetto, non c’è inclusione. Ci sono solo etichette. E a risentirne è proprio l’anima di quella persona, tremendamente offesa.

Cara Heather Parisi, le spiego perché la sua è proprio transfobia

“La diversità non è un valore che si allunga o si accorcia a piacimento”, scrive oggi Parisi. “Non è un vestito che si indossa per una sera e si toglie il giorno dopo. La diversità è un impegno. È un patto che si costruisce insieme anche quando non siamo d’accordo su tutto. E la diversità vera, passa attraverso il dialogo. Attraverso la tolleranza. Attraverso il confronto, anche quando è scomodo. Anche quando è difficile. Mai attraverso l’odio“, precisa Heather, evidentemente ancora oggi non del tutto consapevole di aver utilizzato parole di odio, che non conoscono il concetto di “tolleranza” e non possono andare incontro a nessun “confronto”, per quanto violente.

Io vengo a Siracusa per festeggiare tutta la comunità LGBTQ+. Ogni persona. Ogni storia. Ogni identità“, ha concluso Heather Parisi. “Senza eccezioni, senza esclusioni, senza distinguo. Sarò lì per abbracciare chiunque vorrà essere abbracciato. Per ballare con chi ha voglia di ballare. Per stringere la mano a chi ha camminato più a lungo di me. Senza distinzioni. Senza paura. Con amore”.

Heather Parisi madrina del Pride a Siracusa: nel 2022 attaccò le atlete trans, due associazioni si dissociano

© Riproduzione riservata.