Da più di vent’anni il suo volto vestito da prete, accompagna le passeggiate tra il Colosseo, Piazza Navona e Fontana di Trevi. È il primo piano in bianco e nero che apre il celebre calendario dei preti di Roma, venduto nelle edicole e nei negozi di souvenir della Capitale. 

Per moltissime persone è diventato il simbolo stesso di quel prodotto, eppure c’è un dettaglio che in pochi conoscono davvero: quell’uomo non è mai stato un sacerdote.

Dietro l’immagine diventata iconica c’è infatti Giovanni Galizia, oggi quasi quarantenne, lontanissimo dal mondo ecclesiastico. Vive fuori Roma, lavora come assistente di volo e, intervistato da  Repubblica, ha raccontato tutta la storia dietro uno degli scatti più riconoscibili del turismo romano.

Giovanni Galizia, il finto prete del calendario
Giovanni Galizia, il finto prete del calendario

Il finto prete del calendario: una fotografia nata quasi per gioco

Galizia ha chiarito subito l’aspetto che più incuriosisce chi scopre la sua identità. Alla domanda sulla vocazione religiosa, la risposta è stata diretta: “Ripeto, mai avuta”.

La sua vita professionale non ha nulla a che vedere con il Vaticano o con la Chiesa. Oggi lavora nel settore dell’aviazione: 

“Faccio l’assistente di volo. Formo gli equipaggi per una compagnia spagnola. Coordino gli istruttori”.

Lo scatto risale al 2004 e nasce da un’idea del fotografo Pietro Pazzi, che voleva raccontare alcune città italiane attraverso immagini simboliche. Giovanni Galizia ha spiegato così il progetto: 

“Voleva descrivere le città attraverso un set di foto. E allora ecco Venezia con i gondolieri e Roma con i preti”.

L’incontro avvenne tramite amici comuni e tutto prese forma senza grandi aspettative:

“Tra un’uscita e un’altra, a un certo punto mi ha chiesto se mi andasse di partecipare. Era un gioco, aveva tutto il materiale pronto”.

La foto simbolo di Roma… scattata a Palermo

C’è poi un dettaglio che rende questa storia ancora più curiosa. La fotografia associata da anni all’immaginario romano non è stata nemmeno realizzata nella Capitale.

Galizia ha infatti raccontato che lo scatto venne fatto davanti alla chiesa del Gesù di Casa Professa, a Palermo:

“La foto mi ritrae davanti a una chiesa barocca della mia Palermo”.

Anche l’idea che tutti i protagonisti del calendario fossero veri religiosi, a quanto pare, non corrisponde alla realtà. Galizia ha ammesso che non era l’unico “prete” improvvisato presente nella raccolta: 

“Un altro di certo. Forse non era neanche italiano”.

“Non ci vedo nulla di sexy”

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Negli anni il calendario dei preti è stato spesso associato a immagini considerate sensuali o provocatorie. Un’etichetta che Giovanni Galizia non ha mai condiviso:

“C’è un aspetto che mi ha sempre stranito di questa storia. Io di sexy in quella foto non ci vedo nulla. Vedo un primo piano, non c’è nulla di sensuale. Nessun ammiccamento”.

Per lui quello scatto è semplicemente una bella immagine ben riuscita: 

“Una bella foto, di un volto pulito. Uno scatto esteticamente bello”.

Nonostante il successo del calendario e la sua diffusione internazionale, Galizia ha raccontato di non aver mai guadagnato nulla da quell’immagine: 

“Non ho mai chiesto un euro. Era uno scherzo”.

Oggi, tra l’altro, non ha nemmeno una copia del calendario in casa. E il motivo lo racconta con ironia: 

“Cos’è questo ego ipertrofico. E poi un po’ mi mette ansia pensarmi vicino ai gladiatori e al Papa”.

Quando quella foto gli ha creato problemi seri

Se da un lato l’immagine è diventata una curiosità pop che continua a circolare da oltre vent’anni, dall’altro ha avuto anche conseguenze pesanti.

Galizia ha spiegato di non essere quasi mai riconosciuto per strada, soprattutto perché non vive a Roma. Spesso sono gli amici a inviargli fotografie delle edicole della Capitale dove il calendario continua a essere venduto.

In un’occasione, però, quella foto venne usata in modo completamente diverso e associata a una notizia gravissima:

“Una volta è stata utilizzata da un giornale online legata al Vaticano per la storia di un prete che bestemmiava, si drogava e spacciava. Ho dovuto far causa per ottenere la rimozione”.

Anche sua madre, inizialmente, non aveva compreso fino in fondo la situazione:

“Sento ancora le risate di mia madre. Credo non avesse capito il danno”.

Oggi Giovanni Galizia guarda tutta questa vicenda con più distacco:

“Il tempo è democratico. Passa per tutti. Mi resta il ricordo di un bel gioco. Uno scatto. Pochi secondi”.

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