Quando una polemica esplode sui social, trovare un colpevole diventa spesso più importante che capire come stanno davvero le cose. È quello che sta accadendo a Zerocalcare, finito al centro di un’ondata di critiche legate alle presunte condizioni lavorative di alcuni collaboratori coinvolti nella realizzazione di Due spicci, la sua nuova serie animata distribuita da Netflix.
Negli ultimi giorni il fumettista romano è stato trascinato dentro una discussione che riguarda presunti compensi insufficienti, carichi di lavoro esagerati e collaborazioni professionali nel settore dell’animazione. Una vicenda che merita attenzione e approfondimento, ma che rischia di trasformarsi nell’ennesimo processo mediatico contro la persona sbagliata.

Zerocalcare nel mirino per “Due spicci”, ma le accuse stanno colpendo il bersaglio sbagliato
Per chiarire la sua posizione, Zerocalcare ha pubblicato un video animato in cui ha spiegato in modo diretto quale sia il suo ruolo all’interno della produzione. L’autore ha ricordato di essere il creatore della serie, la persona che scrive le storie, disegna i personaggi e presta la voce ai protagonisti, ma non chi si occupa delle assunzioni, della gestione dei contratti o delle retribuzioni dei collaboratori.
Un passaggio che dovrebbe apparire piuttosto evidente, ma che nella tempesta social degli ultimi giorni sembra essere stato ignorato da molti.
Il fumettista ha inoltre sottolineato di non aver ricevuto segnalazioni dirette da parte di persone coinvolte nel progetto e di aver scoperto le contestazioni soltanto quando queste sono diventate pubbliche.
Il punto che molti stanno ignorando
La questione centrale non è stabilire se nel settore dell’animazione esistano problemi legati alle retribuzioni o alle condizioni di lavoro. È un tema serio che riguarda numerosi comparti creativi e culturali e che merita di essere affrontato senza minimizzazioni.
Il problema, in questo caso, è chiaramente un altro.
Ad oggi, le accuse emerse pubblicamente riguardano presunte pratiche attribuite alla produzione e all’organizzazione del lavoro. Eppure gran parte dell’indignazione online si è concentrata quasi esclusivamente sul nome più famoso associato al progetto, cioè Zerocalcare.
È una dinamica ormai nota. Quando un personaggio pubblico è molto esposto, diventa automaticamente il volto di qualsiasi controversia collegata a un’opera, anche quando non ha competenze decisionali sugli aspetti contestati.
Confondere il ruolo dell’autore con quello di chi gestisce contratti, assunzioni e rapporti professionali significa però semplificare una questione complessa fino a renderla irriconoscibile.
“Potevo essere un alleato”
Tra i passaggi più significativi del video c’è probabilmente quello in cui Zerocalcare si dice amareggiato per non essere stato contattato direttamente. Secondo l’autore, chi riteneva di aver subito un trattamento scorretto non ha cercato un confronto con lui prima che la vicenda diventasse pubblica.
Una riflessione, la sua, che merita attenzione.
Se davvero esistono criticità da affrontare, coinvolgere una figura pubblica che da anni sostiene battaglie sociali e diritti dei lavoratori avrebbe probabilmente potuto favorire un confronto più costruttivo. Al contrario, il dibattito si è trasformato rapidamente in una campagna di accuse pubbliche che ha finito per mettere sul banco degli imputati chi, almeno stando alle informazioni disponibili, non aveva alcun controllo diretto sulle questioni contestate.
Da dove nasce la polemica
Tutto è partito da alcune testimonianze anonime attribuite a presunti collaboratori della serie.
Secondo queste segnalazioni, alcuni lavoratori avrebbero ricevuto compensi ritenuti troppo bassi, affrontato carichi di lavoro superiori a quelli concordati e operato in condizioni considerate poco tutelanti.
Le accuse riguardano la società di produzione Movimenti Production, che ha respinto le contestazioni.
Le testimonianze erano state pubblicate sui social dell’Unione Italiana Animatori e successivamente rimosse. La vicenda ha poi assunto una dimensione politica dopo l’intervento del senatore Maurizio Gasparri, che ha annunciato la volontà di presentare un’interrogazione al Ministero del Lavoro per verificare eventuali irregolarità.
Criticare il sistema è legittimo, cercare un capro espiatorio no
Se dalle verifiche dovessero emergere problemi reali, sarà giusto affrontarli e individuare eventuali responsabilità.
Ma c’è una differenza sostanziale tra chiedere trasparenza e trasformare una persona nel simbolo di una vicenda che potrebbe non dipendere da lei.
Zerocalcare non ha negato l’esistenza di possibili criticità nel settore, non ha minimizzato le preoccupazioni dei lavoratori e non ha scelto di ignorare la questione. Al contrario, si è detto disponibile a parlarne pubblicamente e a contribuire a una discussione più ampia sulle condizioni di chi lavora nell’animazione.
Per questo motivo la valanga di accuse che lo ha investito appare, almeno per ora, sproporzionata rispetto ai fatti noti.
Difendere i diritti dei lavoratori è sacrosanto. Attribuire responsabilità senza distinguere tra chi crea un’opera e chi gestisce i rapporti contrattuali rischia invece di trasformare una battaglia legittima nell’ennesimo processo mediatico costruito attorno al nome più famoso disponibile.
