Pride Match tra Iran ed Egitto. Cronistoria di un’attesa partita tra orgoglio e minacce

Il 27 giugno prossimo, alle 5 di notte ore italiana, Egitto e Iran si sfideranno in uno stadio probabilmente tappezzato di bandiere rainbow, tra minacce di stop alla partita e una FIFA ad oggi ancora silente.

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Il mondiale della vergogna di Gianni Infantino e Donald Trump è ufficialmente iniziato ieri sera, tra mille polemiche e un Paese organizzatore, gli USA, che sta bombardando un Paese ospite, l’Iran, non a caso spedito in Messico e costretto a rientrarci nel giorno stesso in cui giocherà le sue partite della fase a gironi. Tra queste spicca quella contro l’Egitto, ribattezzata Pride Match perché si giocherà a Seattle nel weekend del Pride cittadino, il 27 giugno prossimo alle 5 di notte, ore italiana.

Pride Match? Il sorteggio pesca Iran ed Egitto

È stato il destino a volere che fossero proprio Iran ed Egitto, Paesi che criminalizzano l’omosessualità, a giocare il famigerato Pride Match, annunciato oltre un anno fa dagli organizzatori. Il sorteggio di dicembre 2025 ha poi visto proprio Iran ed Egitto essere associate alla partita dell’Orgoglio, suscitando ancor più clamore e non pochi dissidi. Se l’attività omosessuale tra uomini e donne è illegale in Iran e punibile con la morte, in Egitto le persone LGBTQIA+ possono essere condannate per “dissolutezza”, “indecenza” e “atti scandalosi”, fino ad arrivare a 17 anni di carcere. Ma il Comitato consultivo del Seattle Pride Match, istituito dagli organizzatori per supportare l’evento, ha da subito dichiarato che la partita si sarebbe svolta regolarmente. Pochi giorni dopo Egitto ed Iran hanno subito alzato la voce.

Iran ed Egitto  da subito contro il Pride Match

La Federcalcio iraniana è intervenuta in diretta tv per condannare la designazione della partita. Il presidente della Federcalcio iraniana, Mehdi Taj, citato dall’agenzia di stampa locale ISNA, ha affermato che Teheran e Il Cairo avrebbero sollevato “obiezioni alla questione“, definendo il tutto una “mossa irrazionale a sostegno di un certo gruppo di persone“, riportò Al Jazeera. Secondo la BBC, invece, la Federcalcio egiziana inviò una lettera alla FIFA in cui rifiutava “categoricamente di svolgere qualsiasi attività legata al sostegno (dell’omosessualità) durante la partita tra la nazionale egiziana e l’Iran“. “Per mantenere lo spirito di unità e pace, è necessario evitare di includere attività che potrebbero provocare sensibilità culturali e religiose tra i tifosi presenti provenienti da entrambi i Paesi, Egitto e Iran, soprattutto perché tali attività sono culturalmente e religiosamente incompatibili con i due Paesi”.

Il 30 dicembre 2025 Mehdi Taj, numero uno della federcalcio iraniana, è tornato a tuonare, ricordando come il Pride Martch cadrà all’interno del Muharram, primo mese del calendario lunare islamico, considerato sacro. “Non abbiamo alcun interesse che la nostra partita contro l’Egitto si giochi sotto i colori dell’arcobaleno. Siamo determinati a impedirlo e lo faremo. Certe iniziative sono in diretta contraddizione con i valori culturali, religiosi e sociali delle comunità arabe e islamiche”.

Le richieste e minacce iraniane

Pochi mesi dopo, nel maggio 2026, sempre l’Iran ha posto 10 condizioni alla FIFA per presenziare all’evento calcistico. Tra le richieste avanzate dalla Federazione calcistica della Repubblica islamica dell’Iran (FFIRI) vi era quella che durante le partite fossero esposte solo le bandiere nazionali ufficialmente riconosciute. Se applicata, questa richiesta impedirebbe la visibilità delle bandiere Progress Pride durante i mondiali, colpendo anche Pride Match del 26 giugno.

A questa richiesta la FIFA non ha mai replicato, lasciandola di fatto precipitare in una sorta di limbo, fino all’ultima minaccia iraniana, arrivata alla vigilia del Mondiale. Ahmad Donyamali, Ministro dello Sport e della Gioventù della Repubblica Islamica, ha infatto parlato di “possibili incidenti sugli spalti degli stadi“, nel caso in cui dovessero essere bandiere non ufficiali o intonati scandire slogan di protesta durante le partite.

Se negli stadi in cui giochiamo dovessimo vedere una bandiera o un simbolo diverso da quello della Repubblica Islamica dell’Iran o se venissero intonati slogan che violano le norme, il dirigente della squadra avrà certamente il dovere di interrompere la partita”. “È responsabilità degli organizzatori porre rimedio alla situazione”. “Ci è stato assicurato che non si verificheranno incidenti nello stadio durante la partita contro l’Egitto”.

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Il silenzio della FIFA e la fermezza del Seattle Pride Match

Dalla FIFA di Infantino, per ora, tutto tace. Secondo il Guardian, la FIFA avrebbe respinto la richiesta delle federazioni egiziane e iraniane, ritenendo che il formato della partita dovesse rispettare i principi di inclusività e rispetto e non potesse essere modificato per soddisfare le richieste dei singoli Paesi. Pertanto, a meno che qualcosa non cambi nelle prossime due settimane, i tifosi potranno portare bandiere arcobaleno sugli spalti, mentre difficilmente vedremo i due capitani indossare fasce rainbow al braccio. Eric Wall, membro del comitato consultivo del “Seattle Pride Match”, ha ricordato come “in Qatar ci dissero che avremmo dovuto rispettare la cultura locale“. Ai mondiali del 2022, come dimenticarlo, gli arcobaleni di qualsiasi tipo vennero vietati da tutti gli stadi, con la FIFA minacciò di ammonire i giocatori con la fascia “OneLove” a sostegno dei diritti LGBT al braccio.

Wall ha ricordato come gli eventi si svolgeranno in tutta la città, e non solo durante la partita. “Non abbiamo nulla a che fare con ciò che accade all’interno dello stadio, ma avere bandiere Progress Pride dentro lo stadio è tipico di Seattle“. I preparativi sono iniziati addirittura a fine 2024. “Non c’è mai stata alcuna intenzione strategica di danneggiare qualcuno o di provocare la FIFA in qualsiasi modo“, ha assicurato Wall. È stato solo il destino a volere che fossero proprio Iran ed Egitto a venire associati al Pride Match. In città saranno inoltre affissi numerosi manifesti, striscioni e verrà organizzato un percorso storico dedicato alla comunità LGBT, con mostre d’arte, murales, celebrazioni intorno allo stadio e in tutta la città.

Iran ed Egitto, chi vince?

La partita tra Iran ed Egitto sarà l’ultima del girone per entrambe le squadre, quindi molto probabilmente decisiva per l’eventuale passaggio del turno. L’Iran debutterà il 16 giugno contro la Nuova Zelanda, per poi sfidare il Belgio 5 giorni dopo. L’Egitto debutterò contro il Belgio il 15 giugno, per poi incontrare la Nuova Zelanda il 22 giugno. Tralasciando il Belgio, sulla carta nettamente più forte, le altre 3 squadre del gruppo G possono ambire al superamento del turno, con gli egiziani favoriti come secondi eventuali.

L’Egitto ha vinto ben 7 Coppa d’Africa, record assoluto, mentre ai mondiali di calcio non è mai andato oltre gli ottavi di finale, conquistati nel 1934. Tra le sue stelle spiccano Momo Salah, che ha appena salutato il Liverpool dopo 9 stagioni, e Omar Marmoush, 27enne attaccante del Manchester City.

L’Iran ha invece vinto 3 Coppe d’Asia e non ha mai superato il 1° turno ai mondiali di calcio. Quella del 2026 è la 4a partecipazione consecutiva, con l’ex Inter Mehdi Taremi a guidare l’attacco. Bookmakers alla mano, il passaggio del turno da parte dell’Egitto è quotato a 5, mentre quello dell’Iran sale a 9.

Il 27 giugno, Pride Match, sapremo chi sarà riuscito nell’impresa.

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