Un’università del Bangladesh ha espulso quattro studenti e consegnato altri due alla polizia in seguito ad accuse di omosessualità, come denunciato da JusticeMakers Bangladesh in France (JMBF).
JMBF ha affermato che gli episodi si sarebbero verificati il 16 e il 19 maggio presso l’Università di Scienze e Tecnologia Hajee Mohammad Danesh (HSTU), a Dinajpur. La JMBF ha dichiarato che il 19 maggio l’amministrazione universitaria ha fermato due studenti provenienti dalla vicina zona di Mahabalipur e li ha consegnati alla polizia locale con l’accusa di omosessualità. Il 16 maggio l’amministrazione universitaria ha invece temporaneamente espulso quattro studenti dalla Facoltà con l’accusa di omosessualità. Secondo JMBF, un ordine ufficiale firmato dal Rettore, Professor Dr. Md. Abu Hasan, ha definito il comportamento degli studenti come “lesivo” nei confronti dell’immagine dell’università, rientrando così nella categoria di “attività immorali” ai sensi dell’articolo 15 del Regolamento Disciplinare Studentesco.
La presa di posizione di JusticeMakers Bangladesh in France
“JMBF crede fermamente che un’università non debba mai diventare un centro di controllo morale, persecuzione sociale o ingerenza statale e istituzionale nella vita privata degli individui. È profondamente allarmante che l’amministrazione dell’HSTU, anziché adempiere alle proprie responsabilità costituzionali ed etiche in quanto istituzione educativa, stia legittimando l’odio sociale, le dicerie, le pressioni dell’opinione pubblica e l’estremismo conservatore. Tale condotta è assolutamente inaccettabile in qualsiasi società libera, democratica e civile. La JMBF ritiene inoltre che detenere gli studenti basandosi esclusivamente su accuse, consegnarli alla polizia, mettere pubblicamente in discussione la loro identità e dignità personale ed espellerli prima del completamento di qualsiasi indagine, etichettandoli come coinvolti in “attività immorali”, sia direttamente contrario alla Costituzione, ai principi dei diritti umani e allo stato di diritto. L’articolo 27 della Costituzione del Bangladesh garantisce l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. L’articolo 31 assicura a ogni cittadino il diritto inalienabile alla protezione della legge, mentre l’articolo 32 garantisce la libertà personale e la sicurezza della vita. Eppure, l’amministrazione universitaria ha completamente ignorato queste garanzie costituzionali, scegliendo invece la strada della persecuzione sociale e istituzionale contro gli studenti. Nessuno studente dovrebbe essere costretto a vivere secondo le “preferenze morali” di qualcun altro. Il ruolo dello Stato o dell’amministrazione universitaria non è quello di controllare la vita privata dei cittadini, ma di garantirne la sicurezza, la dignità e i diritti.”
Il professor S. M. Emdadul Hasan, direttore del Dipartimento di Consulenza e Orientamento Studentesco, ha difeso la decisione presa, sostenendo che le espulsioni sarebbero nate come risposta alle richieste di altri studenti. L’espulsione definitiva, ha precisato, sarà imposta qualora le accuse fossero provate dalle indagini. Il responsabile della disciplina universitaria, il professor Nausher One, ha dichiarato: “Abbiamo adottato una politica di tolleranza zero nei confronti di questa degradazione sociale. Sono già stati presi provvedimenti immediati contro gli accusati non appena ricevute le denunce”.
La JMBF ha denunciato il tutto segnalando inoltre un precedente episodio, avvenuto il 19 gennaio, quando l’amministrazione universitaria fermò uno studente universitario e un candidato all’ammissione all’università in un’abitazione in affitto, consegnandoli alla polizia. Vere e proprie retate ai danni di studenti all’interno dell’università.
Il noto attivista francese per i diritti LGBTQ+ Robert Simon, ha dichiarato: “È estremamente preoccupante che l’amministrazione utilizzi termini vaghi e discriminatori come ‘la reputazione dell’università’ e ‘degrado sociale’ per attaccare la libertà personale. Quando un’istituzione educativa tenta di controllare la vita privata, le relazioni personali e l’identità sessuale, cessa di essere un luogo di istruzione e umanità e diventa invece uno strumento di oppressione. Tutto ciò deve cessare immediatamente”.
JMBF ha chiesto con forza:
- L’immediata cessazione di ogni forma di molestia, sorveglianza e azione repressiva nei confronti degli studenti sulla base di accuse di omosessualità;
- Il ritiro delle decisioni di espulsione temporanea e il ripristino di tutti i diritti accademici degli studenti accusati;
- Fornire l’assistenza sanitaria fisica e mentale necessaria, nonché un adeguato risarcimento finanziario, agli studenti detenuti e umiliati;
- Garantire un’indagine indipendente sulla condotta discriminatoria e lesiva dei diritti umani dell’amministrazione universitaria;
- Adottare politiche efficaci per garantire un ambiente sicuro, umano e non discriminatorio per tutti gli studenti del campus;
- Porre fine alle interferenze nella vita privata e nella privacy degli studenti e abolire completamente la cultura del “controllo morale”;
- Abrogare l’articolo 377 del Codice penale e promulgare e attuare immediatamente una legge a tutela delle minoranze sessuali per garantire la protezione delle persone LGBTQ+.
Il Bangladesh e i diritti LGBTQIA+

Il Bangladesh è firmatario di strumenti internazionali sui diritti umani. Secondo la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (UDHR), il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (ICCPR) e altri quadri normativi internazionali in materia di diritti umani, ogni persona ha diritto alla privacy, all’uguaglianza, alla dignità e alla libertà dalla discriminazione. Umiliare, molestare o punire individui sulla base dell’orientamento sessuale, dell’identità personale o di dicerie sociali costituisce una chiara violazione del diritto internazionale in materia di diritti umani.
Secondo la Sezione 377 del Codice Penale del Bangladesh, “chiunque abbia volontariamente un rapporto carnale contro l’ordine della natura con qualsiasi uomo, donna o animale, è punito con la reclusione a vita, o con la reclusione per un periodo che può estendersi fino a dieci anni unito a una multa“. Il Paese ospita la comunità Hijra, persone transgender che non si identificano né come uomini né come donne. Nel 2013 le Hijra sono state ufficialmente riconosciute come terzo genere. Nel 2021, Nazrul Islam Ritu ha fatto la storia, diventando lə primə sindacə dichiaratamente hijra del paese.
