Le scappatelle non parlano solo la lingua dell’eterosessualità. Anche dentro la comunità LGBTQIA+ esistono desideri non detti, spazi affettivi o sessuali paralleli e relazioni vissute con discrezione, spesso intrecciate a privacy, visibilità, contesti familiari e possibilità di vivere apertamente la propria identità.
Accanto alla classifica delle città italiane più “bollenti” dell’estate 2026, Ashley Madison ha condiviso con Gay.it anche alcuni dati sulle persone iscritte alla piattaforma che cercano relazioni con utenti dello stesso sesso. In Italia, questa dinamica sembra riguardare soprattutto le donne, con una percentuale molto più alta rispetto agli uomini.
I dati: in Italia il 10,2% delle donne cerca donne
Secondo i dati 2026 aggiornati all’ultima rilevazione fornita da Ashley Madison, in Italia lo 0,8% degli utenti uomini cerca relazioni con altri uomini. Una percentuale in linea con la Spagna, anch’essa allo 0,8%, ma inferiore alla media globale dell’1,1%.
Tra le donne, invece, lo scenario cambia nettamente. In Italia, il 10,2% delle utenti donne cerca relazioni con altre donne: una percentuale superiore alla media globale, pari al 6,3%, e più alta anche rispetto a Stati Uniti, 4,8%, Regno Unito, 7,5%, Francia, 8,8%, e Spagna, 5,9%. Tra i Paesi analizzati, solo la Germania registra un valore più alto, con l’11,2%.
Il divario di genere, almeno dentro la piattaforma, è quindi evidente. Se la quota degli uomini che cercano uomini resta intorno all’1%, quella delle donne che cercano donne supera in Italia il 10%, confermando una tendenza particolarmente marcata nel nostro Paese.

Christoph Kraemer a Gay.it: “Molte iscritte usano la piattaforma per esplorare la propria sessualità”
A commentare i dati è Christoph Kraemer, Managing Director di Ashley Madison per l’Europa e membro della comunità LGBTQIA+: “Ashley Madison è sempre stata una piattaforma di incontri aperta e tollerante, che accoglie la comunità LGBTQ+ e offre la possibilità di cercare connessioni con persone dello stesso sesso”, spiega a Gay.it.
Secondo Kraemer, il tema della privacy resta centrale: “Offrendo ai nostri membri la possibilità di controllare in ogni momento il livello di privacy e le informazioni che desiderano condividere con un potenziale partner, creiamo un ambiente basato sulla discrezione etica in cui le persone si sentono a proprio agio nel vivere i propri desideri e bisogni”.
Una caratteristica che, aggiunge Kraemer, può essere particolarmente importante “per coloro che si sentono più fluidi nella loro sessualità”.
Guardando ai numeri, Kraemer osserva come la percentuale di uomini che cercano uomini sia “relativamente bassa”, intorno all’1% sia in Italia sia in altri mercati come Stati Uniti, Germania, Regno Unito, Francia e Spagna. Una dinamica che, secondo lui, potrebbe essere legata alla presenza di molte app specializzate per uomini gay.
Diverso il caso delle donne: “La percentuale di donne che cercano donne è molto più alta, soprattutto in Italia, che negli ultimi due anni ha avuto una delle percentuali più alte nel confronto tra Paesi. Chiaramente, un numero significativo delle nostre iscritte si affida alla nostra piattaforma per esplorare la propria sessualità”.
Relazioni discrete e persone LGBTQIA+: il commento della dottoressa Marta Giuliani
Nelle esperienze LGBTQIA+, il concetto di “relazione discreta” può assumere un significato più complesso rispetto alle relazioni eterosessuali. A spiegarlo a Gay.it è la dottoressa Marta Giuliani, psicologa, psicoterapeuta, sessuologa clinica, socia fondatrice della Società Italiana di Sessuologia e Psicologia, intervenuta sul tema come endorser di Ashley Madison.
Secondo Giuliani, la discrezione non riguarda soltanto una relazione vissuta lontano dagli occhi degli altri, ma può toccare direttamente l’identità della persona. “Essere discreti può significare proteggere un orientamento che non si è ancora pronti a rendere visibile, navigare un contesto familiare o culturale ostile, o semplicemente sopravvivere in ambienti dove l’omosessualità è ancora socialmente costosa”.
Per questo, una relazione discreta per una persona LGBTQIA+ “non è necessariamente una scelta romantica o sessuale vissuta di nascosto”, ma spesso “il riflesso di una negoziazione continua tra il sé autentico e il mondo esterno”.
Segretezza scelta e invisibilità subita
Uno dei punti più delicati riguarda la differenza tra segretezza scelta e invisibilità subita. La prima, chiarisce Giuliani, può essere una forma di agency: decidere quando, come e con chi condividere una parte di sé, in base al contesto e ai rischi. La seconda nasce invece da un ambiente percepito come non sicuro, che impone il silenzio come condizione di sopravvivenza.
La differenza, spiega, non sta tanto nell’atto esteriore, che può sembrare identico, ma nella sua origine: “C’è differenza enorme tra scegliere di non dire e non potersi permettere di dire”.
Quando l’invisibilità si prolunga nel tempo, il rischio è che “il confine tra protezione e repressione si assottigli fino a scomparire”. È lì che, secondo Giuliani, “la segretezza smette di essere uno strumento e diventa una gabbia”.
Il peso psicologico del vivere nascosti
Il tema diventa ancora più complesso quando riguarda persone LGBTQIA+ che vivono una parte fondamentale della propria identità soltanto in forma nascosta, magari dentro relazioni eterosessuali ufficiali, famiglie, matrimoni o contesti sociali in cui non sentono di potersi esporre.
Secondo Giuliani, il nodo non è il giudizio morale sulla scelta, ma “il peso psicologico che la segretezza impone”. Chi vive per anni una parte di sé in modo nascosto può sviluppare “un livello cronico di stress emotivo”, legato anche al minority stress, che può tradursi in ansia, senso di frammentazione del sé e difficoltà di costruire un’intimità autentica.
“Non è la relazione extraconiugale in sé a creare squilibrio”, sottolinea la dottoressa, “è la distanza tra chi si è e chi si mostra di essere”.
Per il partner ignaro, il danno assume una forma diversa ma altrettanto reale, perché la relazione si fonda su una profonda asimmetria informativa. In questo senso, entrambe le persone vengono private della possibilità di fare scelte pienamente consapevoli sulla propria vita affettiva e sessuale.
Coppie gay, coppie lesbiche e significato della “scappatella”
Senza trasformare queste differenze in regole universali, Giuliani invita però a guardare al peso dei modelli di genere anche dentro le relazioni same-sex.
Nelle coppie gay maschili, spiega, può esserci più spesso “una maggiore fluidità rispetto alla negoziazione dei confini sessuali”. In alcuni casi, la scappatella viene vissuta come un’esperienza più slegata dall’investimento emotivo nella relazione principale, e può persino essere concordata.
Nelle coppie lesbiche, invece, emerge più frequentemente una maggiore centralità del legame emotivo ed esclusivo. Per questo, un’esperienza parallela può essere percepita come più minacciosa per la relazione, anche quando la componente sessuale non è l’unico elemento in gioco.
“Ogni coppia è un sistema a sé”, precisa Giuliani. Riconoscere queste differenze significa però prendere sul serio il modo in cui la socializzazione di genere continua a influenzare desideri, aspettative e confini.
Piccoli centri, lavoro e famiglia: dove la discrezione diventa necessità
Anche il contesto territoriale pesa. Nei piccoli centri, dove le reti sociali sono più dense e il controllo informale più forte, la visibilità può avere un costo più alto. Per alcune persone LGBTQIA+, una relazione parallela o non ufficiale può diventare “l’unico spazio disponibile per vivere una parte autentica di sé”, non per scelta ideale, ma per necessità.
Secondo Giuliani, il contesto territoriale “non è uno sfondo neutro”, ma una variabile che modella concretamente le possibilità di espressione di sé. Il timore di perdere relazioni familiari, posizione lavorativa o appartenenza comunitaria può spingere molte persone a costruire strategie di adattamento più complesse e più costose sul piano emotivo.
Le grandi città, al contrario, offrono più spesso anonimato, reti di supporto e modelli relazionali alternativi visibili. Risorse che nei piccoli centri possono mancare o essere molto più difficili da raggiungere.
Dating app, spazi paralleli e patto di coppia
In questo scenario, le dating app hanno cambiato radicalmente la geografia delle relazioni discrete. Per la popolazione LGBTQIA+, il loro impatto va oltre la semplice possibilità di incontrare nuove persone.
Secondo Giuliani, le app abbassano la soglia di accesso agli incontri paralleli, riducono il rischio di esposizione e creano “uno spazio separato”, quasi mentale, in cui agire desideri che nella vita ordinaria restano inespressi. Per molte persone LGBTQIA+, soprattutto nei contesti in cui la visibilità pubblica dell’omosessualità è ancora limitata, possono diventare anche il primo luogo in cui conoscersi e riconoscersi.
Giuliani distingue poi tra una relazione aperta dichiarata e quella che definisce una “rinegoziazione silenziosa del patto affettivo”. Nel primo caso, i partner parlano apertamente dei propri desideri, stabiliscono confini e ridefiniscono il rapporto in modo consapevole. Nel secondo, invece, la coppia smette lentamente di applicare le regole originarie senza mai nominarlo davvero: si evitano domande scomode, si chiudono gli occhi, si abbassa la soglia di attenzione.
Questa zona grigia racconta la difficoltà di molte coppie a sostenere conversazioni ad alto impatto emotivo, ma anche il timore che nominare un desiderio equivalga a distruggere ciò che si ha.
Perché sempre più persone cercano spazi paralleli
Secondo Giuliani, il ricorso a spazi emotivi o sessuali paralleli senza voler interrompere la relazione principale non è un fenomeno episodico, ma qualcosa di più strutturale.
Oggi, osserva, sulla coppia vengono proiettate aspettative molto alte: il partner dovrebbe essere amante, complice, migliore amico, rifugio emotivo, co-genitore, specchio identitario e fonte di stimolo. Un carico enorme, che può generare zone di insoddisfazione. Gli spazi paralleli nascono spesso proprio lì, come risposta a bisogni che quella relazione non riesce più, o non riesce del tutto, a contenere.
In questo senso, i dati di Ashley Madison vengono letti dalla dottoressa come il segnale di una trasformazione più ampia: molte persone non cercano necessariamente la fine della relazione, ma qualcosa che sentono mancare al suo interno.
Quando la discrezione diventa auto-cancellazione
Il rischio, però, è che la discrezione smetta di essere una scelta e diventi una forma di auto-cancellazione emotiva. Questo accade quando una strategia nata per proteggersi si trasforma, nel tempo, nell’unico modo possibile di esistere.
Per le persone LGBTQIA+ che hanno vissuto anni di invisibilità subita, la dissociazione tra sé pubblico e sé privato può diventare così radicata da rendere difficile anche solo immaginare un’alternativa.
La buona notizia, sottolinea Giuliani, è che questo processo può essere reversibile. Ma richiede uno spazio in cui poter “riapprendere a dare voce a ciò che è stato a lungo taciuto”.
Il tema, quindi, non è assolvere o condannare le relazioni parallele, ma capire cosa raccontano quando si intrecciano con identità non dette, contesti ostili e desideri rimasti a lungo senza spazio. Nel caso delle persone LGBTQIA+, la discrezione può essere una scelta, una protezione o una necessità. Il problema nasce quando smette di essere una possibilità e resta l’unico modo per esistere.


