Ha incassato quasi 3 milioni di dollari in 3 giorni al box office USA Leviticus, horror scritto e diretto dall’esordiente australiano Adrian Chiarella acclamato al Sundance e dalla critica.
Leviticus, film che prende il suo titolo dal capitolo dell’Antico Testamento spesso citato per giustificare leggi smaccatamente anti-LGBTQIA+, ha come protagonisti due adolescenti che devono sfuggire a una violenta entità che assume le sembianze della persona che più desiderano. Il film è ambientato in una sperduta cittadina australiana che ospita i mali del fanatismo religioso e le sue conseguenze per i giovani queer, creando un’atmosfera agghiacciante e quasi claustrofobica. Naim, trasferitosi insieme a sua madre, si adatta lentamente alla sua nuova vita, stringendo amicizia con il compagno di classe Ryan, innamorandosene. Joe Bird e Stacy Clausen incarnano teneramente i due adolescenti magneticamente attratti l’uno dall’altro, ma costretti ad affrontare violenza fisica e spirituale a ogni passo. Al centro di questa spietata narrazione c’è un’autentica riflessione su cosa significhi amare in modo queer nonostante i persistenti pericoli.
Adrian Chiarella racconta Leviticus

Intervistato da Out Magazine, Adrian Chiarella ha parlato della sua sconvolgente ricerca sulle cosiddette terapie di conversione, di come la sua educazione religiosa e l’omofobia vissuta a scuola abbiano influenzato la sceneggiatura e delle sue riflessioni sul fatto che Leviticus abbia dato origine a un franchise horror.
“Ho sentito parlare di esorcismi praticati in culture di tutto il mondo. E poi c’era un mio carissimo amico – i cui genitori erano taoisti – e ricordo che mi raccontò di essere andato da un sacerdote taoista che gli aveva tagliato via la maledizione con un semplice coltello, e la cosa mi sembrò terrificante. C’erano molte immagini che sembravano uscite da un film horror. Questo mi ha solo confermato che questo è il genere giusto per raccontare questa storia ed esplorare queste idee. Posso dire che i miei genitori non erano religiosi, ma mi hanno mandato in una scuola religiosa per soli ragazzi. La sensazione di essere bersaglio dell’omofobia, non solo da parte degli altri ragazzi, ma anche attraverso le cose dette in classe e nelle assemblee in chiesa, e con le citazioni bibliche – frasi particolari, come quelle a cui abbiamo fatto riferimento nel titolo del film – ti fa sentire come se ti arrivasse da entrambe le parti. È qualcosa che ho trovato molto, molto difficile da superare, e credo di averlo condiviso con molte altre persone queer con cui ho parlato durante lo sviluppo del film“.
Ma etichettare Leviticus come un “horror queer” sarebbe probabilmente riduttivo. “Alcune persone che hanno visto questo film, anche al di fuori della comunità LGBTQ+, mi hanno detto: “Mi ha colpito molto perché non parla solo di questo”. Parla di quella fase della vita che tutti attraversiamo durante l’adolescenza, quando si raggiunge la maggiore età e si impara ad avere fiducia in se stessi e nei propri sentimenti. Penso che sentire queste parole mi abbia fatto sentire molto meglio riguardo alla distribuzione del film. Non mi aspettavo che avesse una distribuzione così ampia e spero davvero che le persone, a prescindere dalla loro identità, riescano a trovare qualcosa di significativo in questo film. Siamo stati fortunati con Leviticus. È stato proiettato in festival come il Sundance e il South by Southwest, che, per molti, sembrano titoli altisonanti e fantasiosi per festival del settore, e lo sono. Ci sono molti addetti ai lavori, ma la gente dimentica che questi festival si tengono in stati come lo Utah e il Texas. Le persone che vengono a vedere questi film e questi festival, e vedono il nostro film, sono cresciute in quegli stati, e in particolar modo in quelle zone dove hanno dovuto affrontare molti traumi reali che i nostri personaggi vivono. Ascoltare le reazioni di quelle persone ai festival è stato il vero momento clou per me“.
Nel dubbio, Leviticus potrebbe aver dato il via ad un vero e proprio franchise, con potenziali sequel in arrivo. “Non lo so. Non posso dirlo con certezza. Ma credo che ci sia molto da esplorare“, ha confermato Chiarella. “Penso che ci siano molte storie ed esperienze queer interessanti. Non si tratta solo di questi due ragazzi adolescenti. L’idea di cosa potrebbe fare questa maledizione, credo sia ricca di spunti per esperienze diverse all’interno della comunità LGBTQIA+. Una delle cose fantastiche di questo film è che, ancor prima della sua uscita, stiamo già vedendo i fan reagire attraverso la loro creatività: i loro montaggi, le loro fan fiction e le loro fan art. Quindi sì, penso che sia proprio questo l’aspetto che mi entusiasma di più“.
Ad oggi Leviticus non ha ancora trovato una distribuzione italiana.
