Un nuovo spazio artistico LGBTQIA+ aperto in un’ex chiesa sconsacrata di Sydney rischia lo sfratto dopo le proteste di alcuni gruppi cristiani. A scatenare le contestazioni sono state le performance della serata inaugurale, tra drag queen vestite da suore e reinterpretazioni satiriche dei rituali religiosi, accusate di aver “insultato e deriso” la fede cristiana.
Il Divine Playhouse era nato per offrire ad artistə e performer uno spazio accessibile dedicato alla musica, al teatro e al cabaret. A una settimana dall’apertura, però, gli eventi sono stati cancellati, gli account Instagram rimossi e la proprietà dell’immobile ha contestato agli organizzatori lo svolgimento di un’“attività offensiva”.
Il locale queer Divine Playhouse aperto in un’ex chiesa sconsacrata
Il Divine Playhouse si trova al 420 di Kent Street, nel centro di Sydney, all’interno di un edificio religioso costruito circa 150 anni fa. La struttura non viene più utilizzata come chiesa dagli anni Trenta del Novecento e, nel corso del tempo, ha ospitato anche una scuola e uno spazio teatrale.
Il progetto, organizzato da Heaps Gay Events, è nato come locale temporaneo dedicato alla musica, al teatro, alla performance, al cabaret e alla vita notturna. L’iniziativa avrebbe dovuto durare un anno, mentre il Comune di Sydney sta valutando una richiesta di riconversione dell’immobile in appartamenti di lusso.
Inizialmente il locale era stato presentato con il nome Unholy Playhouse, traducibile come “Teatro sacrilego” o “Teatro profano”. Gli organizzatori avevano poi scelto di modificarlo in Divine Playhouse dopo le prime preoccupazioni manifestate da esponenti della comunità cristiana.
Il cambio di nome, tuttavia, non è bastato a fermare le contestazioni.
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Le proteste contro le performance LGBTQIA+
Durante la serata inaugurale dell’8 luglio, circa 70 persone appartenenti o vicine ad alcuni gruppi cristiani hanno manifestato all’esterno dell’edificio. Tra le organizzazioni coinvolte figurano il gruppo maschile cattolico Fit for the Kingdom e la confraternita cristiana Prodigal Sons.
Le critiche si sono concentrate soprattutto sull’uso ironico e provocatorio dell’immaginario religioso. Le immagini diffuse online mostravano, tra le altre cose, drag queen vestite da suore e performer impegnatə in rappresentazioni satiriche ispirate a simboli e rituali del cristianesimo.
Fit for the Kingdom ha parlato di una “blasfemia carica d’odio che deride ciò che consideriamo più sacro”, citando performer vestitə da suore e drag queen impegnate in una reinterpretazione della nascita di Cristo.
Un’altra immagine contestata mostrava una persona con un costume da maiale mentre offriva patatine di McDonald’s come se si trattasse della comunione. Secondo i gruppi cristiani, la scelta di collocare questo genere di spettacoli all’interno di un’ex chiesa non sarebbe casuale, ma rappresenterebbe una provocazione deliberata.
“Non mancano certamente gli spazi a Sydney nei quali la comunità LGBTQ possa esprimere liberamente la propria creatività artistica”, ha dichiarato un portavoce dei Prodigal Sons, sostenendo che “la scelta di un’ex chiesa è stata una decisione deliberata e consapevole”.
La contestazione per “attività offensiva”
Il giorno successivo alla manifestazione, la proprietà dell’edificio ha inviato a Heaps Gay Events una contestazione per presunta violazione del contratto di locazione.
Nel documento, visionato da The Guardian, si sostiene che le attività del Divine Playhouse abbiano “insultato e deriso le convinzioni religiose sinceramente professate da milioni di cristiani australiani”. Alla società organizzatrice è stato quindi ordinato di interrompere quella che viene definita un’“attività offensiva”.
La contestazione afferma inoltre che gli spettacoli avrebbero provocato “risentimento e disturbo ai proprietari degli immobili confinanti e al pubblico”.
La proprietà ha motivato la richiesta di sospensione anche attraverso ragioni di sicurezza: “In circostanze nelle quali future proteste pubbliche sono quasi certe e potrebbero mettere in pericolo le persone, il nostro cliente ritiene ragionevole il termine entro il quale l’attività offensiva deve cessare”.
Il locale è stato invitato a interrompere le proprie attività entro sabato, con la possibilità che il contratto venga successivamente risolto. Di fronte alla crescente pressione, gli organizzatori hanno cancellato gli eventi previsti nel fine settimana.
Il finanziamento pubblico da 100mila dollari
La vicenda ha assunto anche una dimensione politica per il finanziamento pubblico ricevuto dal progetto. Il Divine Playhouse ha ottenuto 100mila dollari australiani da Create NSW, l’agenzia del governo del Nuovo Galles del Sud che sostiene il settore artistico e culturale.
Il contributo sarebbe stato assegnato per sostenere un programma artistico multidisciplinare della durata di quattro mesi, dedicato in particolare ad artistə emergenti e alla riattivazione creativa dell’edificio.
I gruppi contrari al locale hanno chiesto che il finanziamento venga revocato e restituito. Una petizione che invita il governo a scusarsi con la comunità cristiana ha raccolto migliaia di firme.
Il premier del Nuovo Galles del Sud, Chris Minns, ha dichiarato che gli uffici governativi stanno verificando se le iniziative effettivamente organizzate dal Divine Playhouse corrispondano a quelle descritte nella domanda presentata per ottenere il finanziamento.
La questione sollevata dai contestatori è se il denaro pubblico possa essere utilizzato per sostenere opere considerate offensive da una parte della popolazione. Un principio che, se applicato rigidamente, rischierebbe però di limitare qualsiasi forma artistica capace di mettere in discussione convinzioni religiose, politiche o sociali.
James Thorpe: “La libertà non può significare pretendere il silenzio”
A intervenire in difesa del Divine Playhouse è stato James Thorpe, fondatore dell’Odd Culture Group e vicepresidente della Night Time Industries Association, organizzazione che rappresenta le attività legate alla vita notturna.
Thorpe ha definito quanto sta accadendo “profondamente preoccupante”, sottolineando le possibili conseguenze non soltanto per il locale, ma per tutto il settore culturale della città.
“La libertà non può significare la libertà di dire ciò in cui si crede e, contemporaneamente, pretendere il silenzio da chiunque non sia d’accordo”, ha scritto.
Thorpe ha ricordato come le persone queer abbiano dovuto lottare a lungo per costruire luoghi nei quali potersi incontrare ed esprimere liberamente: “Per generazioni, le persone queer hanno lottato per avere spazi nei quali riunirsi, esibirsi, fare rumore, essere irriverenti, gioiose e completamente sé stesse”.
Secondo Thorpe, il diritto dei gruppi cristiani di manifestare non può trasformarsi nel potere di impedire alle persone LGBTQIA+ di produrre opere provocatorie: “I cristiani hanno il diritto di predicare, protestare, stare davanti al Divine Playhouse e pregare. Gli artisti queer hanno il diritto di creare un’arte provocatoria, irriverente e, sì, offensiva”.
Le sue parole sono state condivise anche dalla vicesindaca di Sydney Jess Miller, che ha espresso il proprio sostegno al locale e alla necessità di difendere gli spazi artistici queer.
Gli account Instagram rimossi dopo le segnalazioni
Alle proteste fisiche si è affiancata una campagna online. Gli account Instagram del Divine Playhouse e di Heaps Gay sono stati rimossi in seguito alle numerose segnalazioni ricevute.
Diversə artistə che avrebbero dovuto esibirsi al Divine Playhouse avrebbero inoltre espresso paura nel prendere pubblicamente posizione, temendo di diventare il nuovo bersaglio delle campagne di segnalazione e dei commenti ostili.
Il caso riaccende inoltre l’attenzione sulle segnalazioni delle organizzazioni per i diritti digitali, che da tempo denunciano la rimozione o la limitazione indebita di contenuti e account LGBTQIA+ sulle piattaforme social.
Il destino del Divine Playhouse resta al momento incerto. Il locale rischia la chiusura a pochi giorni dall’apertura, mentre le autorità continuano a esaminare il finanziamento pubblico e la proprietà valuta la possibile risoluzione del contratto.
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