Marcello Veneziani firma su Panorama un editoriale dal titolo “La campagna anti-maschio influenza le ragazzine?”, pubblicato il 14 luglio 2026 nella sezione Opinioni.
Il pezzo parte da un’osservazione reale, l’aumento dei coming out lesbici tra le giovani donne, per arrivare a una conclusione che non trova alcun riscontro scientifico: l’orientamento sessuale sarebbe un effetto collaterale della propaganda femminista.
Veneziani su Panorama: le ragazze diventano lesbiche per colpa del femminismo: la tesi non regge
Riportiamo il passaggio più netto, quello in cui Veneziani si chiede: “quanto incide questa martellante campagna nelle scelte e nei comportamenti derivati?”. Da qui parte una catena di affermazioni che merita di essere analizzata punto per punto.

Veneziani costruisce l’intero editoriale su un’equivalenza scorretta: se una ragazza cresce in un ambiente culturale critico verso il patriarcato, allora la sua attrazione per altre donne sarebbe indotta da quell’ambiente.
Questa idea confonde due piani diversi. Un conto è il contesto in cui una persona matura la consapevolezza di sé, un altro conto è l’origine dell’orientamento sessuale.
La comunità scientifica internazionale, dall’American Psychological Association alle principali società di psichiatria, esclude da decenni che l’omosessualità sia un prodotto culturale o educativo.
I vecchi modelli psicanalitici o sociologici che vedevano l’omosessualità come il risultato di dinamiche familiari (es. madre iperprotettiva o padre assente) o di condizionamenti educativi, sono stati ampiamente smentiti.
L’orientamento sessuale emerge precocemente nello sviluppo senza che l’ambiente pedagogico possa determinarlo o modificarlo.
Nessuna “campagna mediatica” rende una persona lesbica, gay o bisessuale: può, semmai, aiutarla a riconoscersi e a raccontarsi prima, in un clima meno ostile di quello che generazioni precedenti hanno dovuto attraversare in silenzio.
Veneziani scambia, quindi, la visibilità per causalità. Se oggi più ragazze fanno coming out prima e con più libertà, la spiegazione più semplice è che esistono meno ostacoli sociali a dirlo, non che ne esistano di più a diventarlo.
Il paragone con il patriarcato
L’editoriale accusa chi denuncia la violenza patriarcale di applicare un doppio standard: si permetterebbe di collegare la cultura tradizionale al maschilismo e alla violenza di genere, ma si vieterebbe di ipotizzare un’influenza culturale analoga sull’orientamento sessuale.
Il parallelo è fallace. Il legame tra modelli patriarcali e violenza di genere si fonda su statistiche concrete, dati giudiziari e studi sociologici che descrivono comportamenti appresi, come l’uso della forza o del controllo.
L’orientamento sessuale non è un comportamento che si impara osservando un modello, è una caratteristica della persona che si manifesta indipendentemente dal contesto in cui si cresce, come dimostra il fatto che persone lesbiche, gay e bisessuali sono sempre esistite anche nei contesti più ostili e tradizionalisti della storia.
Il linguaggio usato non è neutro
Il pezzo utilizza espressioni come “indottrinate”, “pulsioni lesbiche” e “apartheid dei sessi” per descrivere ragazze che vivono relazioni con altre donne. Sono formule che trasformano un’esperienza affettiva reale in una patologia sociale da spiegare e da correggere.
La scelta lessicale non è casuale: presentare l’omosessualità femminile come un sintomo di indottrinamento serve a delegittimarla, senza bisogno di attaccarla direttamente.
Una domanda retorica che nasconde una tesi già scritta
Veneziani si presenta come qualcuno che si limita a “porre domande”, ma le domande dell’editoriale non sono aperte: contengono già la risposta che l’autore vuole suggerire.
Chiedersi quanto “pesi” la cultura progressista sulla sessualità delle adolescenti, mentre si esclude a priori che possa pesare qualsiasi altro fattore, non è un esercizio di dubbio, è un modo per veicolare una tesi ideologica sotto la forma apparentemente prudente dell’interrogativo.
Quello che l’editoriale non dice
Nessun passaggio del pezzo cita una fonte scientifica, uno studio o un dato a sostegno della tesi centrale.
Le uniche prove portate sono aneddotiche: “ragazze, figlie di amici”, ascoltate in conversazioni private. Un’opinione ha diritto di cittadinanza su qualsiasi testata, ma quando si formulano affermazioni sull’origine dell’orientamento sessuale di intere generazioni di ragazze, servirebbe più di un aneddoto per sostenerle.
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