Mesi di odio transfobico fondato sul nulla, ovvero sulla fake news che avrebbe interpretato l’eroico Achille, per poi mettere a tacere tutto e tutti con una grande prova d’attore.

Elliot Page, tornato ad incrociare Christopher Nolan 16 anni dopo Inception, è invece Sinone nel magnifico Odissea del regista britannico, da ieri nei cinema d’Italia e tra i film più incredibili di questo nuovo millennio. Un’opera enorme, per com’è stata pensata, realizzata e reinterpretata dal regista premio Oscar, che dopo l’exploit di Oppenheimer si è giocato tutto con il suo film più ambizioso e complesso, il ritorno ad Itaca di un uomo profondamente segnato dalle proprie azioni, che misero fine a quella “legge di Zeus” secondo cui tutti gli esseri umani devono essere trattati con rispetto.

Dalla Grecia antica ai giorni nostri segnati dai deliri trumpiani e dalle deportazioni vannacciane, Nolan ha dato forma ad un miracolo cinematografico per spettacolarità, artigianalità cinematografica e profondità, con Elliot Page intenso Sinone in poche ma centrali scene.

Chi è Sinone?

Chi è Sinone, il personaggio splendidamente interpretato da Elliot Page nell'Odissea di Nolan? - Sinine - Gay.it

Sinone era figlio di Esimo, nipote di Autolico e cugino di Ulisse (interpretato da Matt Damon nel film), con il quale prese parte alla guerra di Troia e al viaggio di ritorno verso Itaca. La sua storia non è neanche menzionata negli scritti di Omero, ma viene descritto nell’Eneide di Virgilio come un agente traditore dei Greci, che ingannò i Troiani.

Nell’Eneide Sinone viene trovato fuori Troia, affermando di essere stato abbandonato dai Greci. Racconta a re Priamo che il gigantesco cavallo di legno lasciato fuori dalle mura della città è un dono dei Greci agli dei, per assicurare loro un viaggio di ritorno sicuro, e riesce a conquistare la loro fiducia.

Cassandra, sacerdotessa troiana, consiglia ai troiani di non portare il cavallo all’interno delle mura, sebbene fosse condannata a non essere mai creduta dal dio Apollo perché non ricambiava il suo amore. Anche Laocoonte sconsiglia loro di farlo, ma i troiani lo ignorarono e lui viene strangolato da due serpenti d’acqua, a detta loro punizione divina per aver attaccato il Cavallo. Perfetto manipolatore, Sinone sostiene che la statua di legno sia volutamente enorme, in modo che i troiani non possano trascinarla dentro le mura. Ma se riuscissero nell’impresa la protezione divina passerebbe dalla loro parte, a dispetto degli odiati greci. Il Cavallo viene così portato dentro le mura di Troia, con i soldati nascosti al suo interno. Nel cuore della notte è lo stesso Sinone a farli uscire, dando così inizio alla conquista della città.

Le differenze tra poema epico e film

Nolan prende Sinone, che è anche tra i protagonisti del XXX canto dell’Inferno di Dante Alighieri, condannato nell’ottavo cerchio nella decima bolgia dei falsari, e ne cambia la linea narrativa.

Se su carta Sinone muore nel viaggio di ritorno a Itaca, nello stretto di Scilla e Cariddi, al Cinema il personaggio di Elliot Page viene subito assassinato, in una delle primissime scene del film, trafitto in spiaggia dalle frecce troiane quando il gigantesco Cavallo viene portato dalla riva a Troia. Nella monumentale opera di Nolan Sinone non sa nulla del geniale inganno, dei greci all’interno del Cavallo, perché Ulisse lo tiene volutamente all’oscuro, in modo dall’essere credibile agli occhi troiani quando spiegherà loro l’omaggio alla dea Atena. Non è quindi Sinone a ‘liberare’ i greci una volta in città, bensì lo stesso Ulisse, dall’interno del Cavallo, con il giovane che di fatto non segue il re di Itaca nel viaggio di ritorno verso casa perché deceduto sulla spiaggia ancor prima della caduta di Troia.

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Ma a sorpresa Nolan concede a Sinone un ritorno su grande schermo, straordinario nella sua messa in scena e nell’interpretazione di un intenso Elliot Page. Un’invenzione cinematografica, quella del regista, che si è coraggiosamente preso delle  libertà d’autore per dare forma al suo adattamento omerico.

Nel Libro XI dell’Odissea Ulisse scende nell’Ade e incontra personaggi come Agamennone e Achille, seguendo i consigli della maga Circe, per interrogare l’indovino Tiresia sul suo futuro e sul viaggio di ritorno a Itaca. Di Sinone negli inferi non vi è traccia, nel poema epico di Omero, ma Nolan consente al fedele ma tradito ingannatore, ucciso senza neanche conoscere la verità sul Cavallo, di chiedere spiegazioni al cugino Ulisse. Lo spirito di Sinone lo mette in guardia su ciò che sta accadendo a Itaca, durante la sua lunghissima assenza, annunciandogli quel che troverà lungo il tragitto, tra Sirene, Scilla e Cariddi.

Ci sono poi altre piccole modifiche rispetto al testo originale, come ad esempio il fatto che Sinone provenga da Argo, nell’Eneide, mentre il film di Nolan ne sposta le origini a Itaca. Questa trovata permette al regista di dare vita ad un flashback con Antinoo, interpretato da Robert Pattinson, originario di Itaca. La scena approfondisce il personaggio di Antinoo e offre una comprensione più profonda di Sinone, poiché Nolan mette in scena un’interazione tra i due che è estremamente significativa ai fini della storia narrata all’interno della propria opera.

Intenso e perfetto Elliot Page

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Odissea, Elliot Page

Sebbene Sinone non fosse presente nel testo originale di Omero, Nolan è così riuscito a conferire al personaggio alcuni dettagli nuovi e unici, con Elliot Page autore di un’interpretazione toccante.

Immediatamente colpito a morte, l’attore va incontro al proprio riscatto interpretativo in Odissea quando riemerge dagli inferi, tutto ricoperto di fango, recitando di fatto solo con lo sguardo. Pochi ma travolgenti minuti in grado di sotterrare mesi di menzogne e insulti transfobici. Una risposta all’odio social, per Elliot, tra i protagonisti di un’opera che lascerà il suo indelebile segno all’interno della Storia del Cinema.

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