Ciao caro Leo,
La settimana scorsa ho avuto un rapporto occasionale protetto (con preservativo), lui mi ha penetrato, è stata la prima volta per me arrivare fino in fondo alla penetrazione perchè solitamente mi fa male. Mi è piaciuto molto, ma è da una settimana che mi fa male il di dietro praticamente non l’ano in se stesso ma esternamente intorno a sé.
La parte interessata è arrossata. Riesco difficilmente a stare seduto a lungo sulla sedia ed anche in piedi a volte mi dà fastidio… sugli slip ho notato sulla parte posteriore della macchie giallo chiaro, cos’è?
Ho molta vergogna a farmi vedere dal mio medico curante e lui non sa che io sono gay, devo preoccuparmi? Devo farmi vedere comunque o passerà?
Ciao, grazie,
Alberto.
Caro Alberto,
lo scopo di questa rubrica non può certo essere quello di fare diagnosi via internet (cosa che è impossibile da fare e comunque scorretta oltre che potenzialmente pericolosa). Io penso sia opportuno che tu ti faccia visitare per due motivi:
1) il dolore dura da troppo tempo ed è troppo intenso quindi bisogna capire cosa è successo esattamente (in particolare bisogna capire se c’è stato un rapporto particolarmente traumatico)
2) ancora più importante è capire esattamente il significato delle secrezioni giallastre che hai notato (è pus? c’è una ragade anale? è necessario fare un tampone rettale?).
Dici che il tuo Medico non sa che sei gay e comunque ti vergogni di lui (ma allora perché lo hai scelto come Medico curante?) ed allora il consiglio è quello di rivolgersi ad un Centro per le Malattie Sessualmente Trasmesse (presente in Ospedale dovunque ci sia un Reparto di Dermatologia) dove generalmente non c’è bisogno di richiesta del Curante oppure fare una visita da un Proctologo (ma in questo caso se non hai la richiesta del Curante dovrai farla privatamente).
Colgo l’occasione di questa tua domanda per ribadire quanto è importante che nella scelta del Curante, specialmente per i gay, oltre a considerazioni di tipo pratico (l’Ambulatorio è vicino casa, gli orari sono comodi, non fa troppe storie se deve farmi un certificato di malattia…) si consideri se il Medico curante (che non a caso si chiama “di fiducia”!) ha o non ha problemi con l’omosessualità dei suoi pazienti. Questo, come si vede nel tuo caso, è un aspetto decisivo perché non si può avere un rapporto di fiducia con uno che ignora un elemento essenziale della tua vita.
Oltretutto la mancata conoscenza di questo aspetto rischia di far sbagliare la diagnosi al Medico e di tradursi in un danno per il paziente. Ti riporto, per farti capire meglio, un’esperienza che mi è capitata di recente: un paziente gay, che non aveva detto alla sua Dottoressa di essere gay, è stato curato con antibiotici per un banale mal di gola, dato però che su una tonsilla rimaneva un’ulcera che non passava la sua Dottoressa me lo ha inviato in Ospedale. Sono bastate due semplici domande per fare la diagnosi corretta: lei è gay? lei ha avuto recentemente rapporti orali? Prima ancora di avere le risposte delle analisi (che peraltro sono venute solo parzialmente positive per il precedente uso di antibiotici non adatti) la diagnosi era chiara: Sifilide! Il paziente dava la colpa del ritardo di diagnosi e di cura alla sua Dottoressa (“perché non ha pensato alla Sifilide?”) invece di pensare che giustamente la sua Dottoressa ha fatto la diagnosi più probabile (Tonsillite batterica), perché avrebbe dovuto pensare alla Sifilide se lui non gli racconta che ha rapporti orali?
Allora è quando uno sta bene che deve perdere un po’ di tempo per scegliere un Medico che sia non solo bravo professionalmente ma anche di cui posso fidarmi davvero che, nel caso dei gay, significa “posso dirgli tutto di me” senza sentirmi giudicato o rifiutato.
Ciao!
Dr. Francesco Allegrini
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di Francesco Allegrini
