Abruzzo Pride 2026 a Giulianova, sabato 27 giugno: “Ci prendiamo le strade”

Dalle terapie per le persone trans alla Flotilla Queer: Manuela Di Nardo racconta a Gay.it rivendicazioni e significato politico del corteo abruzzese.

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Abruzzo Pride 2026, sabato 27 giugno a Giulianova - Foto Instagram ufficiale Abruzzo Pride
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L’Abruzzo Pride si terrà sabato 27 giugno 2026 a Giulianova. Ad annunciarlo è il manifesto ufficiale della manifestazione, che sceglie come filo conduttore un’immagine politica di forte impatto: il mare. “Noi veniamo dal mare”, recita il testo di lancio sui social, che accompagna il ritorno del Pride in Abruzzo con un immaginario fatto di fluidità, resistenza e presenza collettiva. 

Dopo l’edizione 2025 ad Avezzano, il Pride regionale raggiunge un’altra città lontana dai principali capoluoghi abruzzesi, proseguendo un percorso che punta a portare la visibilità LGBTQIA+ anche nei territori più piccoli e meno attraversati dal dibattito pubblico sui diritti.

A spiegare il significato politico della scelta di Giulianova, le rivendicazioni che accompagneranno il corteo e il valore del manifesto 2026 è Manuela Di Nardo del Coordinamento Abruzzo Pride ETS, intervistata da Gay.it nell’ambito della rubrica Pride to Italy dedicata ai Pride italiani.

Qui tutte le altre date dei Pride 2026 in Italia

abruzzo pride 2025, sabato 21 giugno ad Avezzano

Abruzzo Pride 2026 a Giulianova

L’appuntamento è fissato per sabato 27 giugno 2026 a Giulianova, in provincia di Teramo. Il corteo porterà sulla costa teramana persone LGBTQIA+, realtà associative e persone alleate, proseguendo il percorso itinerante avviato dal Coordinamento Abruzzo Pride ETS.

“Il Pride non lo facciamo soltanto per chi sta bene e contento, per chi vuole dimostrare il suo orgoglio”, spiega Manuela Di Nardo. “Lo facciamo anche e soprattutto, essendo un Pride fortemente radicato nel territorio, per quelle persone che non possono”.

 

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Il manifesto politico dell’Abruzzo Pride

Il manifesto dell’Abruzzo Pride 2026 parte da un’immagine precisa: “Noi veniamo dal mare”. Una dichiarazione che richiama sirene e creature marine, corpi e soggettività che rifiutano definizioni imposte: “Siamo sirene, siamo creature del mare, siamo ciò che scegliamo di essere. Fluide come l’acqua, testarde come le onde”.

“Il mare non chiede permesso: avanza, resiste, trasforma. Come noi”, si legge ancora nel testo. Una frase che racchiude la funzione politica attribuita al Pride: non una concessione delle istituzioni, ma una pratica collettiva di presenza nello spazio pubblico.

Nella costruzione politica dell’edizione 2026, il mare dialoga anche con l’immagine della Flotilla Queer, scelta dal Coordinamento per collegare la mobilitazione LGBTQIA+ a una prospettiva intersezionale, capace di leggere insieme oppressioni, guerre, violenze e disuguaglianze.

 

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La scelta di Giulianova

La scelta di portare l’Abruzzo Pride 2026 a Giulianova nasce da un percorso politico che, negli ultimi anni, ha spinto il Coordinamento a superare la logica dei soli grandi centri urbani e dei capoluoghi. Dopo aver attraversato le principali città abruzzesi, la manifestazione ha infatti iniziato a rivolgersi anche ai territori più periferici della regione, dove la marginalizzazione geografica può sommarsi a quella vissuta dalle persone LGBTQIA+.

“Ce lo chiedono spesso, in realtà: perché non facciamo il Pride nei centri di potere, quindi nel capoluogo di regione o nei vari capoluoghi di provincia?”, racconta Manuela Di Nardo del Coordinamento Abruzzo Pride ETS. La risposta, spiega, è legata a una costruzione politica portata avanti durante tutto l’anno attraverso assemblee aperte anche a singole persone, al di là dell’appartenenza associativa: “Vogliamo che sia il frutto veramente di un percorso condiviso con tutte”.

Secondo il Coordinamento, la conformazione stessa dell’Abruzzo rende necessario un Pride capace di spostarsi e di raggiungere zone diverse della regione. Le montagne, i collegamenti non sempre agevoli e la distanza tra aree interne e città costiere contribuiscono a creare esperienze molto differenti anche all’interno dello stesso territorio.

“Il nostro territorio già di per sé non è un territorio facile”, osserva Di Nardo, sottolineando come “culturalmente tra le zone dell’entroterra e le zone marine c’è un sacco di differenza”. In un contesto così frammentato, raggiungere i capoluoghi come L’Aquila, Pescara o Chieti non è sempre semplice per chi vive nei paesi più piccoli o meno collegati.

La scelta di organizzare il Pride fuori dai principali centri abruzzesi risponde dunque al bisogno di parlare anche a chi rischia di sentirsi esclusə due volte: dalla distanza geografica e dall’assenza di spazi in cui riconoscersi. “La marginalizzazione, soprattutto quando vivi in un posto che è lontano dai centri cittadini più popolosi, è veramente ancora più complicata”, spiega Di Nardo, perché significa avere “meno accesso alla cultura” e “meno accesso a eventi” capaci di generare consapevolezza e cambiamento.

Flotilla Queer: il mare, la Palestina e gli spazi pubblici

Il mare scelto come simbolo dell’Abruzzo Pride 2026 non richiama soltanto Giulianova, ma anche una comunità che rivendica il diritto di attraversare le lotte contro oppressioni e violenze. È in questa prospettiva che nasce la Flotilla Queer, immagine legata anche al sostegno alla popolazione palestinese.

“C’è un po’ questa critica ai movimenti LGBT che appoggiano la causa palestinese, che io faccio veramente fatica a concepire”, afferma Manuela Di Nardo. Per il Coordinamento, il Pride non può essere separato dalle altre forme di oppressione: “Quando attraversi tutte le questioni in maniera intersezionale, ti rendi conto che non puoi dire che la questione palestinese non c’entra niente con il Pride”.

Secondo Di Nardo, la manifestazione deve mantenere uno sguardo aperto verso chi subisce violenze e negazione dei diritti. “Dove ci sono gli oppressi, finché ci saranno degli oppressi, il Pride ne dovrà parlare”, sottolinea, perché il Pride rappresenta anche “l’atto estremamente rivoluzionario della visibilità” e dell’occupazione degli spazi pubblici.

Un tema emerso anche in occasione dell’apertura dell’edizione 2026, organizzata in un palazzo comunale. Il Coordinamento, spiega Di Nardo, aveva richiesto l’utilizzo dello spazio senza chiedere il patrocinio, successivamente deliberato dal Comune. Una scelta che ha suscitato critiche, ma che per l’attivista conferma il diritto delle persone LGBTQIA+ a essere presenti anche nei luoghi istituzionali.

Di Nardo riconosce la diffidenza verso una politica che, negli anni, ha talvolta utilizzato i Pride come occasione di immagine. La risposta, però, non può essere la rinuncia allo spazio pubblico: “Dobbiamo avere l’uno e l’altro: avere la possibilità di utilizzare gli spazi pubblici, che sono destinati a tutte le comunità cittadine, e creare spazi sicuri per tutte le persone”.

La Flotilla Queer riassume così il carattere intersezionale del Pride abruzzese: una comunità che lega le proprie rivendicazioni alla solidarietà verso chi subisce oppressione e che, il 27 giugno, attraverserà Giulianova con il proprio corteo. “È bello finalmente dire che ci prendiamo le strade”, conclude Di Nardo. “La Flotilla Queer sarà il nostro bel carro con la musica, i corpi dietro delle persone che partecipano e il mare sarà a Giulianova”.

Le istanze che attraversano il Pride

“Siamo cura, siamo rabbia, siamo desiderio, siamo orgoglio”, recita il manifesto dell’Abruzzo Pride 2026. Una formula che accompagna una manifestazione chiamata a portare in piazza anche le difficoltà concrete vissute dalle persone LGBTQIA+ nel territorio regionale.

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Tra le questioni indicate da Manuela Di Nardo c’è l’accesso alle terapie ormonali per le persone trans. Secondo quanto riferito dall’attivista, in Abruzzo mancherebbero procedure uniformi per la distribuzione dei farmaci, con richieste differenti a seconda della struttura a cui ci si rivolge. “Purtroppo è all’interpretazione del primario della farmacia comunale”, denuncia. “A volte chiedono cose tipo le ricette del medico di base, a volte chiedono la ricetta dell’endocrinologo: c’è un far west allucinante”.

A questa difficoltà si aggiungerebbe, secondo il Coordinamento, la rimozione dall’elenco disponibile di un farmaco in gel, importante per alcune persone che, per ragioni di salute, non possono assumere con facilità terapie per via orale. Una situazione che, sottolinea Di Nardo, incide sul diritto alla salute e sulla dignità dei percorsi di affermazione di genere.

Il Coordinamento, formato da cinque realtà attive durante tutto l’anno attraverso sportelli di ascolto e gruppi di supporto, segnala inoltre un aumento delle richieste di aiuto legate a violenze e discriminazioni, anche da parte di persone molto giovani. “Sono aumentati tantissimo i casi di violenze, purtroppo”, racconta Di Nardo. “Abbiamo sempre più richieste di aiuto da ragazzi anche molto giovani che vengono cacciati di casa, che vengono picchiati per strada, che vengono offesi sopra i mezzi pubblici”.

Nel documento politico dell’edizione 2026 troverà spazio anche il tema della cultura dello stupro e della colpevolizzazione delle vittime. Di Nardo richiama una vicenda avvenuta nel Teramano che, secondo quanto riferito dal Coordinamento, riguarderebbe una giovane donna esposta a stigmatizzazione sociale dopo aver denunciato una violenza sessuale: “Vogliamo che questa storia diventi veramente di tutte: lo devono sapere dovunque, anche nei palazzi di potere”.

Un Pride senza sponsor

Abruzzo Pride 2026, sabato 27 giugno a Giulianova - Foto Instagram ufficiale Abruzzo Pride
Abruzzo Pride – Foto Instagram ufficiale Abruzzo Pride

L’Abruzzo Pride 2026 arriverà in piazza con un documento politico che, anticipa Manuela Di Nardo, affronterà numerose questioni, dalla libertà dei corpi alle nuove forme di oppressione. Tra gli elementi distintivi dell’edizione c’è la scelta di non accettare sponsorizzazioni aziendali, rivendicando l’autonomia politica della manifestazione.

“Parliamo molto di anticapitalismo”, spiega Di Nardo, “quindi spieghiamo il perché facciamo un Pride senza sponsor e senza grandi nomi, senza madrine, senza sostenitori e sostenitrici ufficiali”.

Il documento affronterà anche corpi non conformi, corpi grassi e persone trans, aborto e diritti riproduttivi, diritti sessuali delle persone con disabilità, scuola e genitorialità. Tra i temi annunciati ci sono inoltre le non monogamie etiche e una proposta alternativa al matrimonio, definita dal Coordinamento “unione universale”.

La riflessione si allargherà ad ambiente e antispecismo, alla guerra in Israele, Palestina e Libano, alla cultura dello stupro, ai movimenti reazionari, allo sport da una prospettiva queer e, per la prima volta, alle tecnologie e all’intelligenza artificiale.

Giulianova e i piccoli territori: “Forse c’è speranza”

La scelta di portare l’Abruzzo Pride a Giulianova ha già suscitato reazioni diverse. Accanto agli attacchi ricevuti online, il Coordinamento racconta di aver raccolto messaggi di sostegno da parte di persone nate in città e poi trasferitesi altrove, anche all’estero, perché non vedevano nel proprio territorio uno spazio possibile per il futuro.

“La cosa bella è che ci hanno scritto molte persone originarie di Giulianova, anche dall’estero, che si sono trasferite perché non vedevano un futuro a Giulianova”, racconta Di Nardo. “Ci hanno scritto anche cose molto commoventi”.

Per il Coordinamento, questi messaggi confermano l’importanza di portare il Pride anche fuori dai principali centri regionali, mostrando alle persone più giovani che una comunità LGBTQIA+ può esistere e farsi spazio anche nel luogo in cui sono cresciute. “Io penso a un domani a un ragazzo giovane di 15 o 16 anni che pensa che Giulianova non potrà mai essere una città vivibile per una persona omosessuale o trans e invece vede noi e magari dice: ‘Forse c’è speranza’”, spiega Di Nardo.

È anche per questo, conclude l’attivista, che l’Abruzzo Pride ha scelto di raggiungere città più piccole: “Anche se fosse una sola persona che ci dice: ‘Grazie per averlo fatto’, vuol dire che abbiamo fatto un ottimo lavoro”.

Dall’Abruzzo alla comunità nazionale: un Pride nei piccoli paesi

Il messaggio dell’Abruzzo Pride alla comunità LGBTQIA+ nazionale parte dal valore delle differenze territoriali. Pur condividendo rivendicazioni comuni, sottolinea Manuela Di Nardo, ogni Pride nasce da bisogni e percorsi legati al contesto in cui viene costruito.

Da qui il desiderio di immaginare, in futuro, un Pride nazionale organizzato in un piccolo comune, capace di raggiungere luoghi in cui la visibilità LGBTQIA+ può avere un impatto ancora più forte. Di Nardo cita il suo paese, Crecchio, circa 4.000 abitanti, e immagina l’impatto di una manifestazione nazionale capace di portare migliaia di persone in un centro così piccolo: “Sarebbe una cosa bellissima”.

Senza mettere in discussione il ruolo dei Pride nelle grandi città e il confronto con le istituzioni, Di Nardo evidenzia la forza politica di una manifestazione capace di attraversare anche i centri più piccoli. “Partire da un territorio piccolo fa un sacco di chiasso”, afferma, “e potrebbe essere l’innesco per il cambiamento che ci vuole nei piccoli territori”.

“Potrebbe servire a iniziare a parlare davvero con le persone che non hanno mai visto un ragazzo gay, una donna lesbica, una donna trans”, conclude. “Per me sarebbe una rivoluzione pazzesca”.

La precedente edizione 2025

Abruzzo Pride - Chieti, 24 Giugno 2023 - foto: IG

Nel 2025 l’Abruzzo Pride ha scelto Avezzano come sede della parata per la prima volta, portando il corteo nel cuore della Marsica e ribadendo la volontà del coordinamento di attraversare anche i territori meno centrali della regione. Il 21 giugno, le strade della città si sono riempite di corpi, voci, rabbia e orgoglio, in una giornata segnata da una forte carica politica e simbolica. 

“Cammineremo lì dove ci hanno detto di stare zitte, dove ci hanno umiliate, dove ci hanno fatto sentire sbagliate”, hanno scritto gli organizzatori, rivendicando il diritto a occupare lo spazio pubblico senza chiedere permesso. 

L’edizione 2025 si è presentata sotto il segno del manifesto “RivoltOrse”, che ha intrecciato la figura dell’orsa marsicana – simbolo di resistenza, solitudine e sopravvivenza – con l’idea di una rivolta queer radicata nel territorio. Un Pride che ha messo al centro la lotta contro l’invisibilità nei piccoli centri, la memoria delle discriminazioni subite e la costruzione di una comunità capace di trasformare la fragilità in forza collettiva.

L’Abruzzo Pride 2026: canali ufficiali per restare aggiornatə

“Siamo tutto, insieme”, conclude il manifesto dell’Abruzzo Pride 2026. Il 27 giugno, a Giulianova, il corteo attraverserà la città portando nello spazio pubblico le rivendicazioni del Coordinamento e della comunità LGBTQIA+ abruzzese. Per restare aggiornatə sul percorso della parata, sul programma e sulle iniziative legate alla manifestazione, è possibile seguire i canali ufficiali dell’Abruzzo Pride (FB – IG – Sito Web).

Qui trovi altre date di Pride 2026 in Italia

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