Addio a David Lynch, genio visionario autore di cult queer come Twin Peaks, Velluto Blu e Mulholland Drive

Un uomo che ha cresciuto una generazione di cinefili, formandoli, sfamandoli, educandoli alla settima arte. Il mondo piange la morte di un gigante, David Lynch.

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David Lynch
David Lynch
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Il mondo del Cinema è in lutto perché all’età di 78 anni si è spento David Lynch, leggenda di Hollywood, gigante tra i giganti, visionario tra i visionari, regista che ha saputo plasmare l’arte cinematografica a propria immagine e somiglianza e stravolgere il piccolo schermo con quel capolavoro catodico che era ed è ancora oggi Twin Peaks. Ma Lynch è stato anche autore di classici queer, come Blue Velvet e Mulholland Drive.

La morte di Lynch è stata annunciata sulla pagina Facebook ufficiale del regista: “È con profondo rammarico che noi, la sua famiglia, annunciamo la scomparsa dell’uomo e dell’artista, David Lynch. Gradiremmo un po’ di privacy in questo momento. C’è un grande buco nel mondo ora che non è più con noi. Ma, come diceva lui, ‘Tieni d’occhio la ciambella e non il buco'”.

Lynch aveva rivelato nel numero di settembre del 2024 a Sight and Sound che gli era stato diagnosticato un enfisema dopo aver fumato per gran parte della sua vita. “Quindi, sono costretto a casa, che mi piaccia o no”, disse all’epoca. “Non posso uscire. E posso camminare solo per un breve tratto prima di rimanere senza ossigeno”. “Fumare era qualcosa che amavo assolutamente. Faceva parte della mia vita artistica: il tabacco e il suo odore, accendere cose e fumare e tornare indietro e sedersi e fumare e guardare il mio lavoro, o pensare alle cose; niente di simile in questo mondo è così bello. Nel frattempo, mi sta uccidendo, quindi ho dovuto smettere”.

David Lynch e la comunità LGBTQIA+

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Mulholland Drive

Nel corso della sua carriera Lynch è stato nominato per 4 volte agli Oscar, strappando la sua ultima candidatura come miglior regista per Mulholland Drive, capolavoro del 2001 che è stato inserito nella lista dei 25 migliori film queer del secolo da Out per i suoi temi LGBTQ+, tra i quali si ricordano “alcune delle più bollenti tensioni sessuali femminili queer nella storia del cinema” tra i personaggi Betty/Diane (Naomi Watts) e Camilla/Rita (Laura Harring).  Misterioso e labirintico, tra identità sfuggenti, realtà distorta e oscuri intrighi, in Mulholland Drive la linea tra sogno e realtà si confondeva in un intreccio tanto affascinante quanto inquietante, andando ad esplorare i confini della mente umana e le sue illusioni, offrendo uno sguardo disturbante sull’oscurità sottostante al mondo delle apparenze.

Ma come dimenticare l’omoerotico Velluto Blu (1986) con un’abbagliante Isabella Rossellini e l’adattamento flop live-action del 1984 di Dune, che Denis Villeneuve ha poi rigirato dividendolo in due parti. Lynch ha infine segnato la tv anni ’90 come co-creatore di Twin Peaks e per il suo coinvolgimento diretto nel reboot del 2017 Twin Peaks: The Return, realizzato per Showtime. Entrambe le stagioni presentavano un personaggio trans, Denise Bryson, agente della DEA interpretato dall’attore David Duchovny. Un personaggio con tutti i suoi limiti, perché ipotizzare una donna trans in una serie tv di inizio anni ’90 era qualcosa di impensabile, ma non per questo meno storico.

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Uno dei momenti più memorabili della rappresentazione LGBTQ+ nell’opera di Lynch è avvenuto in The Return, prequel di Twin Peaks uscito nel 2017, quando l’agente transgender Denise Bryson (David Duchovny) torna sul set dopo aver fatto carriera. In una scena cruciale, il personaggio interpretato proprio da Lynch Gordon Cole ricorda di aver supportato la transizione di Denise e di averla difesa dalle prese in giro all’interno dell’agenzia, dicendo: “Ho detto a tutti i tuoi colleghi, quei comici clown, di aggiustare i loro cuori o morire“.

@kylemaclachlanlove_ . . FIX YOUR HEARTS OR DIE! Happy Transgender Day of Visibility! 🏳️‍⚧️ . . . . . . . . #twinpeaks #davidlynch #gordoncole #denise #trans #transgender #pride #transgenderdayofvisibility #transgenderday #lbqt🌈 #lbqtcommunity #mtf #tvshow #transgendercharacter #television #culttiv #90stv #davidduchovny #thexfiles #hankmoody #californication . . . . #kylemaclachlan #dalecooper #sexandthecity #desperatehousewives ♬ original sound – Jen

Dopo l’uscita di quell’episodio la frase “aggiusta il tuo cuore o muori” divenne uno slogan trans immediatamente riconoscibile, un’affermazione inequivocabile sull’accettazione sincera dell’alterità e sulla difesa degli emarginati. D’altronde per un’intera carriera Lynch ha plasmato storie di provincia e di outsider, disadattati, emarginati. Era impossibile non accoglierlo nella nostra comunità, a braccia spalancate.

Regista, sceneggiatore, attore, musicista, produttore, scrittore, scultore e pittore, con decine di acclamate mostre, David Lynch ha tramutato i sogni in incubi, e viceversa, maestro dell’inconscio, creatore di illusioni, investigatore della psiche, espressionista postmoderno, surrealista, anarchico, demenziale e sperimentale, ideatore di memorabili personaggi femminili, femme fatale in grado di bucare lo schermo, ha cresciuto una generazione di cinefili, formandoli, sfamandoli, educandoli alla settima arte. Accompagnato dalle indimenticabili musiche di Angelo Badalamenti, Lynch ha creato universi a noi paralleli spaziando tra i generi, realizzando solo 10 film in 40 anni. E un’epocale serie tv. Da Eraserhead – La mente che cancella, suo folgorante esordio nel 1977, a Inland Empire – L’impero della mente, sua ultima lucida follia del 2006. Nel mezzo cult assoluti come The Elephant Man, la Palma d’Oro al Festival di Cannes Cuore Selvaggio con la musa Laura Dern, il prequel di Twin Peaks Fuoco cammina con me, Strade Perdute e Una Storia Vera. Oscar onorario nel 2020, Lynch ha vinto anche un Prix de la mise en scène per Mullholand Drive a Cannes ed è stato insignito di un Leone d’oro alla carriera a Venezia nel 2006. In The Fabelmans di Steven Spielberg la sua ultima, iconica apparizione in qualità di attore nei panni di John Ford.

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