29enne attaccante del Betis Siviglia, Aitor Ruibal ha dato un calcio all’omofobia come recentemente fatto dal collega azzurro Federico Bernardeschi.

Autore di un goal in 7 partite in questa stagione della Liga, Ruibal è celebre in Spagna anche per i propri look, da più parti considerati ‘eccentrici’. Esattamente come Bernardeschi, vittima di omofobia in diretta tv lo scorso weekend durante la partita Fiorentina – Bologna, anche l’attaccante del Betis è stato travolto dagli insulti, perché spesso immortalato con lo smalto colorato sulle unghie, i capelli con le tinte più disparate e borsette da sera felicemente portate e ostentate anche sui propri canali social.

Aitor Ruibal e l’insostenibile mascolità tossica del Calcio

Intervistato da “Jugones”, Aitor ha affrontato il tema della mascolinità nel calcio.

Ci sono molte persone che hanno paura di essere se stesse, ma non lo sono perché sono calciatori”. “Il calcio è così mascolinizzato che indossare qualcosa di diverso è davvero sorprendente“.

Bandiera del Betis Siviglia, con cui ha vinto una Coppa di Spagna nel 2021/2022 arrivando a giocare quasi 200 partite dal 2016 ad oggi, Aitor ha sottolineato come la prima a volere la sua totale e libera espressione sia proprio sua moglie, che l’ha reso recentemente padre.

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È stata la prima a pittarmi le unghie. Le dipingevo tutti i giorni”. “Non sono gay, ma se anche lo fossi non importerebbe: che problema ci sarebbe? In fin dei conti, si tratta di sentirsi a proprio agio con se stessi“, ha precisato Ruibal, rilanciando il concetto espresso proprio da Bernardeschi.

Nel 2023 Aitor Ruibal García e l’allora compagno di squadra Borja Iglesias vennero pesantemente insultati sui social, solo e soltanto perché portavano lo smalto e si presentarono ad un matrimonio con una borsetta da sera.

Passati due anni la situazione parrebbe non essere migliorata, con l’odio che coinvolge sempre più calciatori e campionati, spaziando tra Italia, Germania, Inghilterra, Francia e Spagna. Nel frattempo “molti calciatori gay” sono costretti a nascondersi perché impauriti dalle possibili conseguenze, come recentemente confessato da Jakub Jankto, ritiratosi ad appena 29 anni dopo due stagioni al Cagliari.

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